La vittoria di Mamdani a NY
Mamdani vince e Schlein festeggia: “È la vittoria dei poveri contro i milionari, della speranza sulla paura”
La segretaria Pd esulta per “il trionfo della speranza contro la paura” e guarda al modello newyorchese, fatto di proposte radicali, per rilanciare la sinistra: bus gratis, asili nido, case popolari.
Politica - di David Romoli
Al Nazareno è festa grande. Dai bastioni del Pd piovono dichiarazioni come razzi e mortaretti nella notte di Piedigrotta. Elly sembra entusiasta e lo è davvero: “Splendida vittoria di Zohran Mamdani. Ha vinto una campagna collettiva di centomila volontari contro i milionari che finanziavano i suoi avversari e una pesante campagna denigratoria dello stesso Trump. La sinistra torna a vincere con programmi chiari. La politica della speranza vince su quella della paura”.
Per una volta non si tratta della proverbiale esterofilia della sinistra italiana, quella che ha spinto i leader a eleggere di volta in volta a profeti Blair, Zapatero, Holland, Obama. In tutti quei casi una sinistra provinciale guardava all’estero in cerca di una bussola, e quella offerta da Blair fece danni quasi incalcolabili. Stavolta il trionfo di Mamdani è per Schlein e la maggioranza del suo partito una conferma e tra le due cose c’è una differenza abissale. Mamdani ha vinto contro Trump ma anche, del tutto esplicitamente, contro l’establishment del Partito democratico. La tensione tra la segretaria, una parte del partito che guida e una ancora più vasta dell’area politica di centrosinistra è meno alla luce del sole di quella che lacera i cugini americani, non altrettanto esplicita ma per il resto molto simile.
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Presa di mira da molti, incluso il totem Romano Prodi, per la scelta di non guardare all’elettorato moderato per dotare il Pd di una identità compiutamente di sinistra, anche a costo di essere accusata di estremismo, Elly trova sponda e conforto dall’altra parte dell’oceano. L’indirizzo di Mamdani e dell’area che lo ha sostenuto è in sostanza molto simile a quello della leader italiana. Brinda anche la minoranza, sia pur con toni più contenuti. Pina Picierno celebra tutte e tre le vittorie democratiche, New York ma anche Virginia e New Jersey “segnali diversi ma chiari: una svolta è possibile, Trump non è imbattibile”. Anche Alfieri, dalla minoranza, esalta soprattutto la sconfitta di Trump: “Quando pensi di aver perso la speranza l’America ti sorprende ancora. Dopo mesi di rassegnazione una scintilla di speranza”. Sfumature diverse che si ricompongono nella comune soddisfazione per un segnale tanto potente da autorizzare a credere, o a sperare, in una vera svolta. Nel campo delle opposizioni l’unico a non levare il calice è il renziano Scalfarotto: “Mamdani mi sembra l’altra faccia di Trump”.
Ma se tutti si rallegrano nella partita che si sta giocando sotto traccia nel campo della sinistra a uscire avvantaggiata dalla resurrezione della sinistra americana è solo Elly. Nel partito ma anche nella ancor più sotterranea competizione con gli alleati a Cinque Stelle. Non a caso nel Movimento il silenzio è quasi d’obbligo e per tutta la giornata Conte non si lascia sfuggire commenti di sorta. Il vento di New York può gonfiare le vele del Pd, forse anche quelle di Avs che infatti tripudia: non quelle del M5s. Mamdani è troppo di sinistra, troppo “socialista”, per un Movimento che di sinistra, nonostante lo schieramento nel Campo largo, non è e non vuole essere. Solo Fico, che tra i 5S è forse quello più apertamente e schiettamente schierato a sinistra, si lascia andare: “Una splendida notizia”.
Il lutto dall’altra parte della barricata è speculare. FdI ammutolisce. La premier non concede una sillaba e mai silenzio fu più eloquente. Tajani la imita. Salvini invece no. Schiuma livore e non lo nasconde: “Nella città ferita l’11 settembre hanno scelto un primo cittadino socialista, pro-pal, pro gender. Ecco i nuovi idoli della sinistra”. Vannacci, come al solito, va anche oltre e sfodera islamofobia incontinente: “New York ha un sindaco musulmano. L’occidente celebra la propria resa culturale chiamandola progresso”. Dichiarazioni ed emozioni anche sincere a parte, non è affatto detto che quel che succede a New York e negli Usa in genere abbia un impatto significativo in Italia. Di solito non è così ma stavolta non lo si può escludere. La politica internazionale fa premio da mesi su quella nazionale ed era successo molto raramente, mai così a lungo. In un quadro simile l’America è oggi molto più vicina di quanto non fosse pochissimi anni fa. Il colpo affibbiato a Trump è stato fortissimo, pur se non ancora fatale, e la premier italiana ha fatto il possibile per affermarsi come il capo di governo più vicino a Trump d’Europa.
La vicinanza tra la linea della segretaria del Pd e quella del nuovo sindaco della Mela, infine, è vistosa. Non è nemmeno escluso che, alla vigilia di una campagna elettorale ormai vicina, i leader della sinistra italiana, a partire dalla segretaria del Pd, sappiano raccogliere l’indicazione che arriva da New York. Mamdani, come segnala la stessa Elly, ha vinto grazie a poche proposte molto chiare e molto sentite da cittadini elettori: sugli affitti, sul prezzo dei trasporti, sugli asili gratis. Potrebbe essere la formula vincente anche da questa parte dell’oceano.