Lo scontro interno
Appendino si dimette da vicepresidente dei 5 Stelle, rottura con Conte per la linea sul Pd: l’ex premier pronto a contromisure
Politica - di Carmine Di Niro
Giuseppe Conte aveva provato a negare e silenziare la polemica interna, ma alla fine la resa dei conti all’interno del Movimento 5 Stelle è arrivata. Nel corso del consiglio nazionale del Movimento, l’ex sindaca di Torino Chiara Appendino ha annunciato sabato le proprie dimissioni da vicepresidente del partito.
Il punto e le critiche della deputata 5 Stelle sono quelle che erano già emerse martedì scorso, nel corso di una “vivace” assemblea congiunta dei parlamentari in cui era stata analizzata la performance del partito alle recenti elezioni regionali, dalle Marche, alla Calabria, dove era candidato l’eurodeputato pentastellato Pasquale Tridico, fino alla più recente Toscana.
Appendino ha ribadito le critiche al corso intrapreso dal Movimento e, questa volta in via ufficiale e non solo “minacciandole”, ha rassegnato le proprie dimissioni da vicepresidente del partito.
Una scelta giustificata con una sorta di “lettera aperta” diffusa sui social, in cui l’ex sindaca di Torino sottolinea la necessità di dare “un segnale politico” e “aprire una discussione vera e invertire la rotta”. Appendino denuncia i “risultati deludenti delle regionali” e evidenzia quello che sarebbe il problema del Movimento: “Il problema è nella nostra identità, nella direzione politica, nel modo in cui stiamo parlando – o non parlando – al Paese. Abbiamo il dovere di guardarci dentro. Perché mentre la destra governa male, il carovita divora stipendi e pensioni, le imprese soffocano sotto il peso dei dazi e l’economia arretra, il Movimento 5 Stelle non riesce a intercettare chi si sente ai margini, a trasformare la rabbia in speranza e voglia di riscatto. E questo non è normale. La colpa non è mai degli elettori: è nostra, quando smettiamo di rappresentarli”.
La soluzione? Di fatto Appendino chiede maggiore autonomia dal Partito Democratico e dall’adesione al “campo progressista”. Per l’ex sindaca di Torino “siamo diventati troppo attenti agli equilibri interni, troppo preoccupati degli accordi di palazzo, troppo distanti dalle persone e dai nostri principi. E non è neanche una questione di alleanze in sé. È questione di come ci stiamo dentro. Perché non possiamo essere, allo stesso tempo, l’alternativa al sistema e il puntello del sistema. Se ci normalizziamo, smettiamo di essere ciò che siamo nati per essere”. Dunque l’obiettivo è tornare almeno in parte al “partito” delle origini: “Il Movimento 5 Stelle non è nato per adattarsi, è nato per rompere gli schemi, anche quando il mainstream prova a farci abbassare la testa. E una cosa è certa: senza radicalità non c’è cambiamento”.
L’uscita di Appendino non ha colto di sorpresa Conte. Come in una partita a scacchi, l’ex presidente del Consiglio ha già pronta la contromossa per disinnescare la crisi interna: da giovedì 23 a domenica 26 ottobre si terrà la votazione tra gli iscritti online per l’elezione del presidente, con Conte unico candidato. Una volta ottenuto lo scontato via libera, Conte potrà indicare i nuovi vicepresidenti, compresa la casella vuota lasciata dalla stessa Appendino.