La moratoria contro la maternità surrogata

All’Onu l’Italia guida la crociata per la gestazione per altri

L’alternativa, “all’italiana”, è un mondo in cui — in nome della natalità — si sceglie di impedire che i bambini nascano.

Politica - di Francesca Re

17 Ottobre 2025 alle 12:30

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Foto Cecilia Fabiano / LaPresse
Foto Cecilia Fabiano / LaPresse

Il 10 ottobre scorso, al Palazzo di Vetro, durante la presentazione del rapporto di Rim Alsalem, Special Rapporteur dell’ONU sulla violenza contro le donne, la ministra Eugenia Roccella ha annunciato che l’Italia si farà promotrice di una moratoria universale per vietare la maternità surrogata. La ministra della “natalità” si fa portavoce di un’azione per impedire la nascita di migliaia di bambini e bambine nel mondo.

Il rapporto presentato da Alsalem, intitolato “Violence against women and girls in the context of surrogacy” (Violenza contro le donne e le ragazze nel contesto della maternità surrogata”), descrive la gravidanza per altri come una forma di violenza e di mercificazione del corpo femminile. Al di là delle dichiarazioni politiche non previste in quel tipo di rapporti, si tratta di un documento che non è vincolante, è privo di valore normativo, prodotto nell’ambito dei cosiddetti “meccanismi speciali” del Consiglio per i Diritti Umani dell’ONU un sotto-organo dell’Assemblea generale. Questi rapporti speciali non rappresentano posizioni ufficiali delle Nazioni Unite né creano obblighi giuridici per gli Stati membri: hanno valore “politico” generale interpretativo e, comunque, non prescrittivo. Eppure, la ministra Roccella lo ha presentato più volte alla stampa come se fosse una condanna definitiva della pratica da parte dell’intera ONU, alimentando una narrazione generata da un approccio squisitamente ideologico più che giuridico. Ed è proprio qui che s’innesta la “contraddizione” italiana: esportare un modello fondato sulla proibizione assoluta che vieta regole e tutele affidando a ciò la protezione dei diritti umani.

Come abbiamo evidenziato con una nota predisposta per l’Associazione Luca Coscioni, il rapporto presenta gravi criticità: a) un eccesso di mandato, b) l’assenza di pluralismo, c) l’uso distorto delle fonti, d) coinvolgimenti con gruppi contrari ai diritti LGBTQIA+ e alla libertà riproduttiva. In altre parole, un testo con un impianto ideologico pregiudiziale che ignora le esperienze concrete di donne e famiglie nate dalla gravidanza per altri, nonché dei modelli di regolamentazione esistenti in diversi Paesi. In Irlanda, ad esempio, l’Assisted Human Reproduction Act (2024) disciplina la maternità surrogata in forma non commerciale, tutelando la libertà e la dignità di tutte le parti coinvolte. In Canada, la legge del 2004 ammette solo la surrogazione altruistica, vietando qualsiasi profitto. Questi modelli dimostrano che regolamentare è l’unico modo per proteggere, mentre vietare alimenta la clandestinità e, quindi, abusi.

La relatrice Alsalem, rispondendo a una domanda di un giornalista cinese ha ammesso di non disporre di dati o cifre sul fenomeno. E questa, forse, è l’unica (triste) verità del suo rapporto: senza regole non è possibile quantificare il fenomeno e, quindi, studiarlo qualitativamente per ipotizzare le necessarie tutele. L’Italia è l’esempio perfetto di questa “ignoranza” istituzionale frutto della proibizione. Promuovere un divieto universale sul modello italiano significa esportare un obbrobrio giuridico frutto dell’ ipocrisia: quella di un Paese che, invece di affrontare la complessità della libertà e salute riproduttiva, sceglie, anche qui, la scorciatoia delle punizioni.

Se davvero l’obiettivo è proteggere le donne dalla coercizione economica, bisogna partire dalle cause — la povertà, le disuguaglianze — e non colpire chi sceglie consapevolmente e liberamente. Vietare questa possibilità non proteggerà le donne né cancellerà la GPA: la renderà invisibile. Solo regolamentando la maternità surrogata in modo trasparente, solidale e rispettoso della libera autodeterminazione si potranno tutelare donne, bambini e famiglie, prevedendo sanzioni per ogni forma di sfruttamento e abuso. L’alternativa, “all’italiana”, è un mondo in cui — in nome della natalità — si sceglie di impedire che i bambini nascano.

*Avvocato, Associazione Luca Coscioni, coordinatrice campagna per la legalizzazione della Gravidanza solidale per altri

17 Ottobre 2025

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