L'accordo nella maggioranza
Chi sono i candidati della destra alle Regionali in Veneto, Puglia e Campania: così Meloni “prenota” la Lombardia
News - di Carmine Di Niro
Quando mancano circa 50 giorni alla tornata elettorale per le Regionali in Campania, Veneto e Puglia, i partiti di destra hanno finalmente comunicato ufficiale i loro candidati.
Coalizione di governo che ha faticato non poco a trovare l’intesa sui nomi da scrivere sulle schede elettorali nelle tre Regioni che andranno al voto il 23 e 24 novembre, stranamente costrette ad inseguire nelle tempistiche il solitamente riottoso “campo largo”, che al netto di alcune controversie aveva già annunciato con buon anticipo i propri candidati presidenti.
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La scelta è stata quella del sottosegretario agli Esteri Edmondo Cirilli (Fratelli d’Italia) in Campania, il deputato Alberto Stefani (Lega) in Veneto e il civico Luigi Lobuono in Puglia.
Lo scontro su Cirielli in Campania
In Campania si è arrivati ad una intesa dopo un clamoroso scontro tra Fratelli d’Italia e Forza Italia, ed in particolare tra il partito della premier Giorgia Meloni e l’eurodeputato e segretario regionale degli azzurri Fulvio Martusciello. Tutto “colpa” della fuga in avanti di FdI che, con l’appoggio immediato di Lega e Noi Moderati, aveva ufficializzato la candidatura di Cirilli. Nome che aveva provocato la furibonda reazione di Martusciello: “Prima ancora di sederci al tavolo con Edmondo Cirielli, deve chiedere scusa per gli insulti rivolti a Silvio Berlusconi e riportati nel libro ‘Fratelli di chat’. Se non si scusa, non si comincia nemmeno la discussione”.
Lo strappo, durissimo, è rientrato solo nel pomeriggio di mercoledì a Roma a seguito di un vertice alla presenza dei due “contendenti”, Cirilli e Martusciello, e il responsabile nazionale dell’organizzazione di FdI, Giovanni Donzelli, assieme al suo omologo in Forza Italia Maurizio Gasparri.
La partita del Veneto
Non meno tensioni ha provocato la scelta di candidare Alberto Stefani in Veneto, regione governata da 15 anni dal leghista Luca Zaia, uno degli amministratori più apprezzati d’Italia, che ha però raggiunto il suo limite di mandati. Il governatore uscente e la Lega hanno in più modi tentato di abolire il limite dei due mandati consecutivi, senza successo.
Quindi sul Veneto la partita era stata “sospesa” da Meloni in attesa di capire l’esito del voto nelle Marche: in caso di sconfitta del meloniano Francesco Acquaroli, l’ipotesi era che FdI avrebbe potuto rivendicare la candidatura di un proprio esponente nella regione del nord-est. Alla fine invece l’ha spuntata proprio il Carroccio, che ha ottenuto la candidatura di Stefani, vicesegretario federale della Lega e deputato, largamene favorito alle urne.
La sfida di Lobuono in Puglia
Sarà una partita difficilissima quella di Luigi Lobuono in Puglia. Uno civico tra i tre candidati ufficializzati mercoledì, è un imprenditore ed ex presidente della Fiera del Levante, dovrà sfidare l’eurodeputato Dem ed ex sindaco di Bari Antonio Decaro, volato a Strasburgo forte di oltre 400mila preferenze.
La Lombardia “ceduta” a Meloni
Il voto non è in programma nelle prossime settimane, bensì nel lontano 2028, ma nel vertice di mercoledì si sono costruite le basi all’interno della coalizione di destra anche per la scelta del candidato in Lombardia.
Feudo del leghismo, nell’accordo siglato ieri si riconoscerebbe al primo partito della coalizione il diritto a rivendicare la candidatura alla presidenza della Regione attualmente governata dal leghista Attilio Fontana. Lo conferma lo stesso vicepremier e leader del Carroccio Matteo Salvini: “Il candidato presidente in Lombardia non è legato al Veneto. Sarà annunciato al momento opportuno, riconoscendo il diritto di individuare il candidato presidente, da scegliere con la coalizione, al partito con il più recente maggior peso elettorale in Lombardia precedente le elezioni”.
Intesa che non è piaciuta, per usare un eufemismo, all’ala lombarda della Lega. A partire dal capogruppo alla Camera Massimiliano Romeo, che lo scorso anno ha battuto al congresso regionale il candidato salviniano Luca Toccalini. Il motivo è ovvio: Romeo aveva ed ha legittime aspirazioni ad una sua candidatura nel 2028 per il post-Fontana.