Cento piazze in rivolta
Lo sciopero generale per Flotilla e Gaza travolge l’Italia, Salvini non precetta ma cerca vendetta
Cgil: siamo 2 milioni. Salvini non può precettare e cerca vendette. Ma una mobilitazione così non la fermi. Schlein: giù le mani dal diritto di sciopero
Politica - di David Romoli
E’ uno sciopero generale. Lo è di fatto, non solo di nome. Significa posti di lavoro desertificati, con adesione intorno all’80% nelle fabbriche secondo la Fiom, e piazze strapiene. La Cgil dice 2 milioni di manifestanti e se la cifra non va presa alla lettera rende però l’idea della fiumana di persone che ha occupato tutte le città della penisola e lo ha fatto in modo davvero pacifico. Il ministro Piantedosi, sia chiaro, ci mette quotidianamente del suo. Qualche volta fa il ruggente a uso delle telecamere ma nei fatti sa come si gestisce una piazza abbassando invece che pompando la tensione. Ieri però della diplomazia del Viminale c’è stato pochissimo bisogno. Quasi ovunque le manifestazioni si sono svolte senza neppure un attimo di tensione. Per la pace e in pace.
Sciopero generale, come non se ne vedevano da chi si ricorda più quanto, vuole dire che persino i detenuti di Bologna aderiscono, rinunciando non solo a un giorno di stipendio ma anche alle ore di libertà che il lavoro esterno comporta. Vuol dire vedere i passanti e gli automobilisti che applaudono invece di inveire nonostante i fastidi. E di fastidi ce ne sono molti perché la cifra di quella che i giornali arabi chiamano l’ “Intifada italiana” è la scelta di bloccare tutto. L’autostrada a Roma e Bologna, la tangenziale a Milano, Trento, Torino e qui qualche attimo a rischio c’è ma passa presto, le stazioni ferroviarie un po’ ovunque, da Genova a Cagliari a Firenze, l’aeroporto a Pisa, i porti, da Napoli ad Ancona a Livorno. I centri cittadini paralizzati dai cortei oceanici ovunque, in 100 città almeno.
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Lo sciopero generale è una manifestazione di protesta, certo, ma è anche e soprattutto una prova di forza. Qui il fatto stesso che lo sciopero ci sia e che il governo abbia dovuto rinunciare alla chimera di impedirlo con la precettazione dimostra che quella forza c’è. Salvini alla precettazione aveva pensato davvero, il garante gli aveva dato ragione: sciopero illegale perché senza preavviso. Ma la precettazione sarebbe andata a vuoto, lo sciopero ci sarebbe stato lo stesso, la tensione sarebbe arrivata alle stelle, il vicepremier si sarebbe dovuto assumere la responsabilità di eventuali scontri veri, non scaramucce contrabbandate per battaglie epocali. Ha preferito rinunciare a favore di un mezzo più sicuro e più vile: le multe. “Lo sciopero lo organizza Landini? Lo paghi Landini e con sanzioni pesanti, non da mille o duemila euro”, sibila. Poi commentando i pochi e lievi scontri avvenuti in alcune città rincara: “Questi non sono scioperanti. Sono delinquenti”. Il segretario della Cgil gli risponde da Roma, dove si svolge la manifestazione principale, affollatissima e combattiva: “Non avevo mai visto un rappresentante dello Stato minacciare i cittadini se esercitano il diritto di sciopero garantito dalla Costituzione. Minaccia persone perbene che dovrebbe ringraziare perché tengono alto l’onore dell’Italia”.
Anche Elly Schlein risponde: “Lo ho già detto a Montecitorio: giù le mani dal diritto di sciopero”. La segretaria del Pd sfila a Roma, poi corre con Angelo Bonelli all’aeroporto di Fiumicino per accogliere i 4 tra parlamentari italiani ed eurodeputati liberati, unici e soli, da Israele: Annalisa Corrado (Pd), Marco Croatti (M5S), Arturo Scotto (Pd), Bendetta Scuderi (Avs). Stanno bene anche se molto provati ma fanno capire che le cose vanno meno lisce di quanto le autorità israeliane e italiane non raccontino per i 400 attivisti che sono ancora in carcere in Israele. Per ora i quattro non dicono molto ma promettono di farlo oggi ed è possibile che i loro racconti infiammino ulteriormente la manifestazione nazionale di oggi nella Capitale.
Il corteo di Roma, oggi, sarà enorme ed è probabile che altre manifestazioni e nuovi blocchi si ripetano in numerose altre città italiane. Per fermare i massacri a Gaza prima di tutto ma è difficile credere che una mobilitazione di simile portata, fortissima in Italia ma presente ovunque, da Berlino alla Spagna, dipenda solo dall’indignazione per quel che succede a Gaza. La Striscia è diventata per moltissimi lo specchio scuro di quel che succede o minaccia di succedere ovunque: del Mediterraneo trasformato in cimitero dei migranti, dei muri costruiti ovunque, della brutalità con cui il presidente del Paese più forte del mondo impone i rapporti di forza come principio regolatore di tutto, di un baratro sociale tra ricchi e poveri che si allarga sempre di più. E’ un movimento contro la destra che avanza ovunque, contro quella cultura e quella ideologia. Per questo, in fondo, definirlo Intifada italiana non è esagerato.