Possibile svolta in MO
Gaza, sì di Hamas al rilascio degli ostaggi: via libera “con riserva” al piano di pace Trump
Condizionato, ma un sì. Da Hamas arriva una risposta positiva al piano di pace presentato da Donald Trump per mettere fine al conflitto tra il gruppo radicale islamico che controlla la Striscia di Gaza e Israele.
Un piano in 20 punti presentato da Trump nei giorni scorsi, in occasione del viaggio a Washington del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu alla Casa Bianca.
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Dopo giorni di temporeggiamenti, segno di evidenti discussioni interne ad Hamas, tra l’ala politica che vive in Qatar disposta ad accettare, e quella militare che “resiste” nella Striscia contraria alle richieste presenti nel piano Trump, alla fine ha prevalso una linea “di mezzo”.
Hamas accetta “con riserva”
Hamas ha infatti annunciato di aver accettato “con riserva” il piano di pace: rilascerà tutti gli ostaggi ancora nelle proprie mani nella Striscia, circa 50 di cui la metà già morti, ma vuole nuovi negoziati su alcuni dettagli della proposta statunitense.
In particolare Hamas si è detta disposta a liberare gli ostaggi “secondo la formula di scambio inclusa nella proposta del presidente Trump, e con le appropriate condizioni sul campo”: una formula volutamente vaga. Altro punto chiave dell’accordo proposto da Trump riguarda la governance di Gaza dopo la fine della guerra: Hamas ha dato la propria disponibilità ad “affidare l’amministrazione a un ente palestinese di tecnocrati indipendenti, scelto col consenso dei palestinesi e con il sostegno di arabi e musulmani”, anche qui una formula piuttosto vaga che non cita il discusso “Consiglio della Pace” che dovrebbe supervisionare questa “Commissione”, guidato dallo stesso Trump e di cui farebbe parte anche l’ex primo ministro britannico Tony Blair.
C’è infine la questione del disarmo del gruppo e della demilitarizzazione della Striscia: anche qui la risposta di Hamas alla proposta Trump non menziona questi punti, che sono fondamentali per Israele.
Le reazioni di Trump e Israele
Ambiguità su cui Trump per ora sorvola. Il presidente statunitense sul social Truth ha dichiarato che “sulla base della dichiarazione appena pubblicata” Hamas sia “pronto per una pace duratura” e per la prima volta ha chiesto a Israele “di fermare immediatamente i bombardamenti su Gaza per poter liberare gli ostaggi in modo sicuro e rapido” visto che è “troppo pericoloso farlo altrimenti”.
E in effetti l’IDF, pur non fermando le sue operazioni nella Striscia, da questa mattina le ha fortemente limitate. Ai vertici militari dell’esercito è arrivato l’ordine di ridurre “al minimo” le operazioni con le truppe sul campo impegnate esclusivamente in manovre difensive. L’ordine sarebbe stato emesso dopo colloqui notturni tra funzionari israeliani e statunitensi.
Ai piani alti del governo di Tel Aviv, come evidenziano più retroscena sia sui media israeliani che statunitensi, l’accoglienza di Trump al “sì condizionato” di Hamas ha destato però stupore.
Il premier israeliano Netanyahu, poco prima della “benedizione” di Trump alla risposta di Hamas, aveva detto ai suoi consiglieri di considerare la risposta di Hamas un rifiuto del piano di pace.