La Flotilla: "Rapimento illegale"
Flotilla: attivisti arrestati e incarcerati nell’atto di pirateria di Israele, il tribunale speciale per chi rifiuta l’espulsione
Dopo l’abbordaggio di mercoledì notte da parte delle forze israeliane, ieri gli attivisti della missione umanitaria sono sbarcati nel porto di Ashdod per poi essere trasferiti nel grande penitenziario di Ketziot
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Hanno fatto la guerra ad una flottiglia disarmata. Un atto di pirateria di Stato spacciato per diritto di difesa dalle “barche di Hamas”.
Gli attivisti a bordo della Global Sumud Flotilla sono stati oggetto di un «rapimento illegale, in violazione diretta del diritto internazionale e dei diritti umani fondamentali» da parte delle forze di Israele. Lo afferma un comunicato della flottiglia, che fa il punto sulla situazione dopo gli abbordaggi della notte proseguiti ieri mattina.
«Dopo che le forze navali dell’occupazione israeliana hanno illegalmente intercettato le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla – un convoglio pacifico e non violento che trasportava cibo, latte in polvere per neonati, medicine e volontari provenienti da 47 Paesi verso Gaza – centinaia di partecipanti sono stati rapiti e sarebbero stati portati a bordo della grande nave da guerra MSC Johannesburg», accusa la GSF. In serata è arrivata la smentita della MSC. «Ciò è avvenuto – prosegue il comunicato della GSF – dopo che sono stati attaccati con cannoni ad acqua, cosparsi di acqua chimica maleodorante (“skunk water”) e sottoposti a un sistematico disturbo delle comunicazioni, in ulteriori atti di aggressione contro civili disarmati”, continua il comunicato. “Inoltre, secondo quanto riferito, diverse barche sarebbero state fermate da una sorta di barriera a catena in acque internazionali, dove Israele non ha alcuna giurisdizione, così come non ha giurisdizione sulle acque e sulla costa di Gaza, aggravando i crimini di guerra e il blocco illegale portato avanti da Israele”, ha accusato ancora la flottiglia.
Il team legale organizzato da Adalah, il Centro legale per i diritti delle minoranze arabe in Israele, ha dichiarato di aver ottenuto – dopo un iniziale diniego – la possibilità di accedere al porto di Ashdod, dove arrivano gli attivisti della Flotilla e di aver iniziato a fornire consulenza legale. Lo riferisce Haaretz. Gli attivisti della GSF hanno fatto sapere tramite i loro canali social che a seguito “dell’intercettazione illegale da parte di Israele delle barche della Sumud Flotilla, avvenuta mercoledì sera e ieri mattina, l’Adalah ha già ricevuto chiamate da parte dei partecipanti che stanno denunciando le autorità perché hanno già iniziato a condurre udienze rispetto alla loro deportazione e rispetto agli ordini detentivi nel porto di Ashdod. Queste procedure – continuano gli attivisti – sono iniziate senza essere notificate ai loro avvocati e negando agli attivisti di usufruire di un consulente legale”. In un comunicato della Global Sumud Flotilla si legge che due navi sono ancora libere: sarebbero la Mikeno, battente bandiera francese, forse in acque palestinesi, ma non contattabile e Marinette, battente bandiera polacca, ancora in contatto via Starlink con 6 passeggeri a bordo. Contrariamente a quanto affermato da alcuni attivisti sulla base di informazioni di tracciamento errate, nessuna delle imbarcazioni della Flottiglia è riuscita a raggiungere le acque controllate da Israele al largo della costa di Gaza. Lo dicono le Idf secondo quanto riporta il Times of Israel.
Intanto, quarantacinque imbarcazioni civili sono partire da Arsuz, località nel sud est della Turchia a sud di Iskenderun, per il Mediterraneo orientale con lo scopo di «dare sostegno alla Global Sumud Flotilla». Lo riporta Sabah, pubblicando un video in cui si vedono decine di piccole imbarcazioni in mare con a bordo attivisti che sventolano bandiere turche e palestinesi Dice al Corriere della Sera Marina Castellaneta, ordinario di Diritto internazionale all’Università di Bari, esperta di diritti umani.: “La zona di mare in cui si trova la Global Sumud Flotilla è una zona di acque internazionali in cui vale il principio della libertà dei mari e della sovranità dello Stato di cui la nave batte bandiera. Un altro Stato non può fare controlli a bordo se non in casi specifici come il sospetto di pirateria o di tratta di esseri umani”. Tradotto per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni: le barche battenti bandiera italiana sono “territorio italiano” che è stato invaso da forze armate di un altro Stato.
Da Tel Aviv, l’esultanza dei “vincitori”.
Il ministero degli Esteri israeliano ha sostenuto ieri che l’azione della Global Sumud Flotilla «è terminata», senza che nessuna imbarcazione della carovana umanitaria si arrivata nelle acque prospicienti Gaza. «La provocazione Hamas-Sumud è terminata. Nessuno degli yacht della provocazione Hamas-Sumud è riuscito nel tentativo di entrare in una zona di combattimento attiva o di violare il blocco navale legittimo», ha affermato il ministero. «Tutti i passeggeri sono al sicuro e in buona salute. Stanno raggiungendo in sicurezza Israele, da dove saranno deportati in Europa», ha continuato. «Rimane a distanza – ha affermato ancora il ministero – un’ultima imbarcazione della provocazione. Se si avvicinerà, anche il suo tentativo di entrare in una zona di combattimento attiva e di violare il blocco sarà impedito».
Ad aspettare la Sumud Flotilla non c’era soltanto la marina militare con l’unità di élite Shayetet 13 pronta all’abbordaggio. Attraverso il suo ministero degli Esteri Israele ha messo in campo anche l’esercito, la polizia e lo Shin Bet, il servizio di sicurezza interno. Dany Levi, il capo della polizia, aveva approvato due giorni fa il piano operativo. Agenti previsti: 600, in capo all’unità di frontiera e ad altre sezioni speciali. Otto ambulanze pronte al vicino porto di Ashdod in caso di scontri o incidenti e, per lo stesso motivo, quattro ospedali in allerta: l’Assuta di Ashdod, il Barzilai di Ashkelon, il Kaplan di Rehovot e lo Shamir-Assaf Harofeh di Be’er Yaakov. I precedenti insegnano che Israele non si fa problemi nel ricorrere alla violenza armata al di fuori delle sue acque territoriali. I suoi droni hanno già attaccato le navi dei pacifisti nei pressi di Tunisi e, negli ultimi giorni, delle acque greche. Ma era evidente che il convoglio non si sarebbe fermato. Dunque, si è fatto ricorso ai commando a bordo delle motovedette e di velocissimi gommoni neri, coadiuvati da truppe scelte che dagli elicotteri si sono calate sui ponti delle barche in arrivo.
In tarda mattinata-primo pomeriggio, tutti gli attivisti della Flotilla sono sbarcati nel porto israeliano di Ashdod dove sono stati consegnati alla polizia: da lì saranno trasferiti con mezzi della polizia e del servizio penitenziario al grande carcere di Ketziot, nel Negev, a sud-ovest di Beer Sheba, dove verranno presi in carico dal personale, secondo il piano messo a punto dalle autorità israeliane. Chi rifiuterà l’espulsione sarà processato da un tribunale speciale di funzionari degli Interni, e non da un tribunale ordinario, per ingresso illegale. Secondo il piano approvato dal capo della polizia Dany Levi, all’operazione prenderanno parte circa 600 agenti. La scena è di quelle che restano impresse: Gli attivisti sono stati fatti scendere e messi in fila di fronte alla caserma militare che si trova dentro al porto. In fila, come nemici neutralizzati. Ma resteranno impressi anche l’equipaggio della nave “Conscience “che intona “Bella Ciao”. Ci vorrà quantomeno la fine della settimana prima che Israele si liberi della presenza di tutti gli attivisti della Flotilla, Ma non basteranno mesi per liberarsi dall’indignazione internazionale e da un movimento globale di protesta che non dimentica e che riempie le piazze, non solo in Italia.
Sul fronte diplomatico, il ministro degli Esteri spagnolo, Josè Manuel Albares, ha convocato l’incaricata di affari di Israele, massimo rappresentante dell’ambasciata in Spagna, per protestare contro l’abbordaggio delle imbarcazioni spagnole della Flotilla e dei cittadini spagnoli da parte delle forze dell’esercito israeliano mentre “stavano esercitando un diritto di passaggio innocente in acque internazionali”.
Il ministro degli Esteri belga, Maxime Prevot, ha convocato l’ambasciatrice di Israele in Belgio «per ottenere chiarimenti sull’intervento israeliano avvenuto in acque internazionali, definito oggetto di `serie contestazioni´». Prevot ha sottolineato che non è accettabile che i cittadini siano paragonati a terroristi. Lo ha scritto il ministro su X. Il loro omologo italiano si è guardato bene da compiere un atto del genere. Per Tajani è già un successo che non ci sia scappato il morto tra i quaranta attivisti italiani della Flotilla. Manca solo che si complimenti con Netanyahu. D’altro canto, per il vicepresidente del Consiglio il “diritto conta ma fino a un certo punto”.
Postilla finale: delle 200 tonnellate di aiuti trasportate dalle barche della GSF non si hanno notizia. Gettati in mare? O sequestrati da Israele per fare la fine di biscotti, marmellata e miele: da buttare o far marcire in qualche deposito, perché troppo calorici per gli scheletri umani di Gaza.