Paesi arabi su tutte le furie

La “pace” di Trump a Gaza è una resa, il piano Usa vuole spianare la Striscia: il resto si vedrà…

Il presidente americano minaccia: “Se Hamas non accetta il mio negoziato espierà all’inferno”. Ma l’accordo è in salita: Paesi arabi su tutte le furie per le modifiche all’accordo volute in corsa da Netanyahu

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

1 Ottobre 2025 alle 07:00

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AP Photo/Alex Brandon – Associated Press / LaPresse
AP Photo/Alex Brandon – Associated Press / LaPresse

Il Piano dei 20 punti” sembra diventato una sorta di menu à la carte, nel quale ogni “avventore” sceglie la portata preferita, glissa sulle altre, per non parlare poi di chi lo liquida come un “miscuglio indigesto”. L’ipotesi di creare uno Stato palestinese non è stata contemplata durante l’incontro con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, dopo il quale la Casa Bianca ha presentato un piano per la fine della guerra nella Striscia di Gaza. «Abbiamo detto che ci opponiamo fermamente a uno Stato palestinese. Non è scritto nell’accordo», afferma il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, in un video pubblicato sul suo profilo X, aggiungendo che il presidente degli Stati Uniti concorda con lui sul fatto che sarebbe una «lauta ricompensa per il terrorismo». Ma l’estrema destra israeliana non si accontenta.

Il piano-Trump è «un clamoroso fallimento diplomatico» per Israele, secondo Bezalel Smotrich, il ministro israeliano di estrema destra che, elencando diverse disposizioni del piano in 20 punti, lo ha definito «un miscuglio indigesto». In un post su X, Smotrich ha definito il piano «un clamoroso fallimento diplomatico, un chiudere gli occhi e voltare le spalle a tutte le lezioni del 7 ottobre», riferendosi all’attacco di Hamas nel 2023, che ha innescato la guerra di Gaza. «A mio avviso, finirà anche in lacrime. I nostri figli saranno costretti a combattere di nuovo a Gaza», ha aggiunto. Il piano del presidente Usa prevede l’istituzione di un consiglio di amministrazione temporaneo presieduto da Trump e che includerebbe l’ex primo ministro britannico Tony Blair.

Il piano non impone alle persone di lasciare Gaza e prevede la fine immediata della guerra se entrambe le parti accetteranno di sottoscrivere il documento. Il piano richiede inoltre che tutti gli ostaggi rimasti vengano rilasciati da Hamas entro 72 ore dall’accettazione della proposta da parte di Israele. Se Hamas rifiuterà l’accordo, ha chiarito Trump, Israele avrà il «pieno sostegno» degli Stati Uniti per sconfiggere definitivamente l’organizzazione. Parlando ai generali convocati al Pentagono, Trump ha rincarato la dose affermando che Hamas «espierà all’inferno» se respinge il suo piano per Gaza. Un piano che ha subito delle modifiche «significative» richieste da Netanyahu, suscitando l’ira dei funzionari arabi coinvolti nelle negoziazioni. Lo affermano fonti vicine ai colloqui citate dal sito d’informazione statunitense Axios.

Mentre Trump e Netanyahu discutevano del piano alla Casa Bianca, il primo ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman bin Jassim Al Thani, lo presentava ai leader di Hamas a Doha.  Secondo fonti informate citate dal sito web d’informazione Usa, i funzionari di Arabia Saudita, Egitto, Giordania e Turchia erano «furiosi» per i cambiamenti apportati. I mediatori del Qatar avrebbero persino tentato di convincere l’amministrazione Trump a non pubblicare il piano dettagliato lunedì a causa di tali obiezioni, ma la Casa Bianca lo ha comunque reso pubblico, sollecitando i Paesi arabi e musulmani a sostenere il piano. Otto Paesi – tra cui il Qatar – hanno rilasciato una dichiarazione congiunta accogliendo con favore l’annuncio di Trump, senza esprimere pieno sostegno. Doha ha quindi comunicato agli altri Paesi che, dopo quella dichiarazione generalmente positiva, avrebbe avuto ulteriori discussioni con gli Stati Uniti sui dettagli.

Un alto funzionario arabo coinvolto nelle negoziazioni ha osservato che, sebbene Netanyahu sia riuscito a modificare il testo, esso contiene comunque molti elementi positivi per i palestinesi, oltre a fermare finalmente le uccisioni. Secondo diverse fonti palestinesi, Hamas e altre fazioni armate di Gaza sono propense ad accettare il piano del presidente Usa. Una fonte vicina a Hamas ha rivelato a Sky News Arabia che «il movimento è vicino ad accettare il piano di Trump». Hamas «ha richiesto una serie di chiarimenti al mediatore del Qatar sulle garanzie che la guerra non riprenderà dopo che Netanyahu avrà ricevuto gli ostaggi israeliani, sul calendario del ritiro dell’Idf, sulla portata del ritiro e sulle garanzie contro futuri attacchi ai leader del movimento all’estero».

Nel piano Trump «non c’è niente che garantisca la pace». A sostenerlo è Mustafa Barghouti, leader dell’Iniziativa Nazionale Palestinese, secondo quanto riferito dal sito del Guardian. «Questo piano è totalmente sbilanciato a favore di Israele. Lo chiamano piano di pace, ma non c’è nulla che garantisca la pace perché non parla di mettere fine all’occupazione. La causa principale dei problemi che abbiamo è il sistema di apartheid e di oppressione del popolo palestinese», ha proseguito Barghouti, evidenziando i due punti principali che, a suo modo di vedere, non consentirebbero di approvare il piano. «Non c’è alcuna garanzia che, una volta che Israele avrà riavuto indietro i suoi ostaggi, Netanyahu non farà ripartire la guerra – ha spiegato – E non esiste un piano chiaro per il ritiro israeliano da Gaza». Ma quel piano potrebbe fermare la mattanza. Che ancora prosegue. Secondo il bilancio del ministero della Salute di Gaza, dal 7 ottobre 2023 nella Striscia si contano 66.097 morti – tra i quali 20mila bambini – e 168.536 feriti.

1 Ottobre 2025

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