Calcio e non

Non è uno sport per avversari: Fantacalcio, il gioco degli amici lontani, la diaspora delle comitive e il pallone che avvicina

Circa 6 milioni di persone in Italia assemblano le loro squadre, si riuniscono in aste infinite, tornano a sfidarsi a ogni nuova stagione. "È un modo per sentirci più vicini, è un po' come sentirsi a casa"

Sport - di Antonio Lamorte

29 Settembre 2025 alle 18:37

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Foto LaPresse/Nicolò Campo 07/03/2018 Torino (Italia) Sport Tifosi guardano Tottenham-Juventus in un locale a Torino Nella foto: tifosi del Tottenham Photo LaPresse/Nicolò Campo March 7, 2018 Turin (Italy) Sports Supporters watch Tottenham-Juventus on tv In the pic: supporters of Tottenham
Foto LaPresse/Nicolò Campo 07/03/2018 Torino (Italia) Sport Tifosi guardano Tottenham-Juventus in un locale a Torino Nella foto: tifosi del Tottenham Photo LaPresse/Nicolò Campo March 7, 2018 Turin (Italy) Sports Supporters watch Tottenham-Juventus on tv In the pic: supporters of Tottenham

Quello che probabilmente del calcio non delude mai, che non fa mai abbandonare in qualche modo il calcio, lo ha scritto Nick Hornby. “Si ripete continuamente, c’è sempre un’altra stagione. Se perdi la finale di coppa in maggio puoi sempre aspettare il terzo turno in gennaio, che male c’è in questo? Anzi, è piuttosto confortante, se ci pensi”. Era Febbre a °90, un classico del genere, ed erano gli anni Novanta. Erano gli anni Novanta anche quando un ragazzo, già caporedattore della rivista Videogiochi, si inventava un giochino che al calcio aggiungeva l’applicazione mentale del Monopoli, l’aspettativa e l’adrenalina della schedina, la goliardia di una comitiva.

“Sono convinto che se la gente non giocasse a Fantacalcio si guarderebbero meno partite – ha raccontato Riccardo Albini, il creatore, a Wired – Penso che un terzo delle persone non lo seguirebbe più perché molta gente si è stufata del calcio”. Forse. Sicuramente sarebbe tutto meno ansiogeno, costante, monitorato, seguito perché è anche una questione di fortuna, gesti apotropaici, riti scaramantici e giocatori feticcio. Più difficile da spiegare che da giocare, è un gioco di bonus, malus, formazioni, modificatori e moduli, scambi e finestre di mercato. Ognuno si assembla la sua squadra, si sceglie i calciatori tra tutti quelli della Serie A, i voti in pagella determinano vittorie e sconfitte. Attenzione: genera dipendenza – e infatti anche il Fantasanremo ha spopolato. Serve conoscenza ma anche fortuna, parecchia, perché mica puoi prevedere spogliatoi polveriere, avvicendamenti in panchina, giocatori scoppiati e gossip nocivo, mercati di riparazione e infortuni devastanti.

Prima si aspettava la fine dell’estate per i paginoni dei quotidiani riempiti dai nomi di tutti i calciatori di Serie A con relativi valori, oggi le app hanno facilitato – e pure di parecchio – l’organizzazione di queste leghe parallele alla Serie A e soprattutto i conti a fine giornata. E hai detto niente. Quello che non appare sempre immediato è che il Fantacalcio non è soltanto un gioco per patiti del pallone ma anche un prolungamento dell’amicizia: un luogo di svago, di sfogo puro, di rivalità goliardica tra maschietti. Ci si dà appuntamento a inizio stagione per aste infinite con qualche cassa di birra, cartoni di pizza, pennette all’arrabbiata. E così si fa notte, a litigare per chi offre di più per Domenico Morfeo o Gift Orban, per Luka Modric e Dario Hubner, immarcescibili pupilli o perfetti sconosciuti.

AC Milan’s Luka Modric i during the Serie A soccer match between Milan and Napoli at the San Siro Stadium in Milan , north Italy – Sunday , September 28 , 2025. Sport – Soccer . (Photo by Spada/LaPresse)

Non si fa soltanto tra amici, anzi – non si contano più le leghe organizzate da società per farsi pubblicità, media, attività private che sono quelle che mettono in palio i premi più succulenti – quella tra amici è però la dimensione più autentica di questo giocone da nerd e sottoni. Gli stessi che hanno dato vita a un nuovo genere letterario: i nomi delle squadre. LECCE BOMBO, PARTIZAN DEGRADO, DIVANO KIEV, AVELLINO BANFI, PARIS SAN GENNAR, TEAM BARAZZO, HERTA VERNELLO, PESCARA MANZIA sono quelli che compaiono in Ogni maledetto Fantacalcio, film Netflix uscito a fine agosto che gira intorno alle grottesche e inverosimili avventure di un gruppo di amici restio a crescere e unito anche dalla sua Lega. La trama mette in discussione un principio apparentemente scritto nella pietra: il Fantacalcio come ultimo baluardo della mascolinità.

Maria Caciotto, arbitra e blogger, ha fatto sapere tramite i social della sua lega tra amiche, tutta al femminile, che va avanti ormai da anni: resta una realtà molto minoritaria sui circa sei milioni (dati Fantamagazine al 2024) di persone che ci giocano in Italia. È un altro il punto: nel film il personaggio di Fabrizio compare appena, per pochi secondi come un fantasma, torna da Milano a Roma soltanto per partecipare all’asta, ecco. “Ci aiuta a sentirci vicine anche quando siamo lontane visto che da quando siamo cresciute siamo dislocate tra tante città diverse”, spiega Caciotto. Secondo l’ultimo report ISTAT sulle migrazioni pubblicato a giugno 2025, nel biennio 2023-2024 gli espatri dall’Italia all’estero – una media di 175mila unità – sono aumentati nettamente rispetto al periodo 2014/2022 mentre i trasferimenti da Sud a Nord sono stati circa 242mila e quelli sulla rotta inversa 125mila.

Delusion of Verona’s Gift Orban during the Serie A soccer match between Hellas Verona and Cremonese at the Bentegodi Stadium in Verona, north west Italy – Monday, September 15, 2025. Sport – Soccer . (Photo by Paola Garbuioi/Lapresse)

Andrea ha partecipato all’asta anche con la bambina in braccio. “Guagliù nun alluccate per cortesia, la creatura dorme”, chiedeva da Londra agli amici in videochiamata a Napoli. “Alla fine è un modo per tenersi in contatto, per sfottersi, per me anche per seguire il calcio italiano. E la parte più bella è l’asta: ci si appiccica, ci si stuzzica, si litiga per i calciatori, c’è chi vuole sempre i suoi pupilli. Ho sempre partecipato in presenza ma con la famiglia le vacanze cambiano e non è sempre possibile. Ma giocare è un po’ come stare a casa. E poi le partite le guardi con più interesse”. A ogni stagione, ogni nuovo campionato, si ripete il rito, si pensa a come tenersi liberi tra lavoro e vacanze, a come ritagliarsi quello spazio per la fantomatica asta, a trovare il tempo per mettere la formazione migliore per la giornata.

Per Francesco, originario di Ariano Irpino, metà vita da studente e lavoratore fuorisede, questo gioco “è un modo per scriverci, sparare cazzate, parlare di cose serie, di tutto insomma”. Non soltanto però: è anche una modalità di espressione della propria personalità. “Per esempio: c’è il giocatore incostante, che si annoia subito anche se parte super entusiasta, a metà campionato già non mette più la formazione, si scoccia o si dimentica. Poi c’è il piagnone: quello che come si lamenta perché non gli segna nessuno, si lamenta anche per altri ambiti della sua vita. C’è il propositivo, quello sempre all’attacco. Quello che rompe le palle su tutto, in ogni situazione”. Non manca nessuno insomma. “È anche un modo per confrontarsi con la propria e altrui evoluzione nel tempo: se siamo rimasti gli stessi di quando eravamo ragazzini o se siamo cambiati”. Morale, la sua: “Non cambia niente: nonostante matrimoni, lavoro, figli”. Come nelle vecchie amicizie, nei riti ripetuti puntualmente: può essere anche confortante.

29 Settembre 2025

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