La presidente dell'AOI
Intervista a Silvia Stilli: “Migliaia in piazza, su Gaza il risveglio di una coscienza collettiva”
«La mobilitazione dei giorni scorsi è la risposta al silenzio colpevole e complice del governo italiano e di larga parte del mondo. Meloni ambigua sul riconoscimento condizionato dello Stato di Palestina»
Interviste - di Umberto De Giovannangeli
Silvia Stilli è Presidente dell’Associazione delle Organizzazioni Italiane di cooperazione e solidarietà internazionale (AOI), che rappresenta più di 500 organizzazioni non governative.
Quale è l’importanza delle manifestazioni di questi giorni per la Palestina e soprattutto dello sciopero di lunedì scorso?
La risposta al silenzio colpevole e complice del Governo italiano, dell’Europa e di larga parte del mondo di fronte all’enorme dramma umanitario della popolazione nella Striscia di Gaza è arrivata dalle cittadine e dai cittadini in maniera straordinaria con le adesioni allo sciopero di lunedì 22 settembre. Un fiume di persone, migliaia e migliaia, hanno invaso le vie e le piazze delle città, grandi e piccole: famiglie intere con figli, studenti, anziani, lavoratrici e lavoratori; bus e metro fermi, scuole chiuse e automobilisti a Roma bloccati nella tangenziale che applaudivano ai manifestanti. Uno spettacolo di riscatto della coscienza collettiva, che non vuole essere complice del genocidio portato avanti dal governo israeliano. L’Italia, quella giusta, si è fermata per Gaza. Mi ha colpito mentre ero in un bar del quartiere popolare Libertà a Bari, lunedì mattina, un dialogo tra un cliente che si domandava la ragione dei blocchi del traffico in centro città e delle scuole chiuse. Il gestore dal banco, a testa bassa e con tono di voce grave, ha risposto: “C’è sciopero di tutte le cose. È giusto, l’avrei fatto anch’io. È contro chi ammazza i piccinin (bambini in dialetto barese).” È la risposta semplice, diretta e piena di genuina umanità ai commenti sulla giornata di mobilitazione da parte della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che l’ha definita inutile per risolvere la crisi di Gaza e nociva date le violenze alla stazione di Milano, fatto assolutamente circoscritto.
C’è stato un salto di qualità, e di quantità, nella mobilitazione per la Palestina.
Assolutamente sì. Ormai Ong e i pacifisti non sono più voci isolate. Garanzie essenziali per salvare le vite umane dei civili a Gaza e per il rilascio degli ostaggi israeliani e apertura dei valichi per far entrare gli aiuti e il personale sanitario delle Nazioni Unite, fine dell’invasione dell’esercito israeliano nella Striscia, condanna delle violenze su vittime innocenti anche in Cisgiordania con lo stop alle azioni dei coloni, azioni concrete per il cessate il fuoco: queste nostre istanze sono state più volte definite acquiescenza nei confronti di Hamas. Non è stato un periodo facile, spesso si sono raggiunti livelli scoraggianti nei confronti con la politica, i media e anche l’opinione pubblica, ma la nostra ostinazione nel percorso di solidarietà e per la giustizia e la verità è stata ed è un tassello importante per il successo delle mobilitazioni dell’inizio estate e di questi giorni e in linea con l’iniziativa della Global Sumud Flotilla. Abbiamo continuato ad operare nella Striscia con le Agenzie Umanitarie. Per noi la vicinanza, il sostegno e la collaborazione con il sistema multilaterale delle Nazioni Unite è garanzia di tutela dei diritti umani, cornice nella quale operiamo. E lo ribadiamo nei giorni di svolgimento dell’80esima Assemblea Onu in corso al Palazzo di Vetro a New York.
A proposito dell’Assemblea Onu in corso, quali le aspettative del mondo Ong per la questione di Gaza e il futuro della Palestina?
Francia, Portogallo, Regno Unito, Australia, Canada: si allunga la lista dei Governi che hanno deciso di riconoscere il diritto del popolo palestinese ad uno Stato. Sembrerebbe un obiettivo irraggiungibile, vista la situazione attuale in cui Israele militarmente sta annettendo Gaza e attraverso l’espansione dei coloni occupa gran parte della Cisgiordania. Lo ha fatto fino ad oggi indisturbata, disconoscendo richiami e ordinanze della Corte internazionale di Giustizia e mandati di arresto per crimini contro l’umanità emessi nei confronti di Netanyahu e il suo Gabinetto di guerra dalla Corte Penale Internazionale. Legittimare a livello internazionale il diritto ad uno Stato palestinese con pari dignità di quello israeliano, significa inchiodare Israele alle sue responsabilità: non può esserci alcuna soluzione “di mezzo”. La Presidente Meloni ha parlato a New York di un riconoscimento “condizionato”, che a parole è un’apertura, ma siamo ancora nell’ambiguità: è evidente che la condizione del rilascio degli ostaggi è imprescindibile, è chiara la condanna ad Hamas, ma non vi è contraddizione alcuna con il riconoscimento al popolo palestinese del diritto a vivere in una terra libera, senza essere soggetto ad invasioni e genocidio. Fino ad oggi tutte le azioni per arrivare a negoziati per il cessate il fuoco sono state sistematicamente boicottate da Israele, perché l’obiettivo della pace e della liberazione degli ostaggi non è nelle prospettive di Netanyahu e Trump. È l’appiattimento politico del Governo italiano sulle posizioni dell’amministrazione americana che non gli permette di esprimersi per due popoli in due Stati. L’ Autorità Palestinese partecipa all’Assemblea delle Nazioni Unite come osservatore permanente. Per questa 80esima sessione Trump ha vietato di esserci fisicamente ai rappresentanti palestinesi negando o revocando loro i visti di entrata negli USA, accusandoli di terrorismo. Abu Mazen è intervenuto online. Nelle parole deliranti dell’intervento del Presidente americano dal palco del Palazzo di Vetro, che ha dato la colpa dei disastri nel mondo alle Nazioni Unite, non si è sentita la parola “palestinese”: invece era nitida la sua accusa di sostegno e complicità con Hamas per chi riconosce il diritto ad uno Stato di Palestina. Giorni prima il Ministro del Gabinetto di Guerra israeliano Smotrich aveva detto che per Israele e l’alleato americano Gaza è “una grande opportunità immobiliare”. Siamo davanti ad un orrore galattico, che sancisce la normalità del genocidio per interessi di alcuni e ha bisogno, per legittimarsi, di screditare le Nazioni Unite e annientare il loro operato, azzerando e cancellando il diritto internazionale e gli spazi di tutela dei diritti umani: il governo degli Stati Uniti vuole questo, applicando le sanzioni ai singoli giudici e poi all’intera Corte Penale Internazionale e a Francesca Albanese, Relatrice Speciale Onu sui territori palestinesi occupati. E l’Italia in silenzio acconsente.
L’Italia della Meloni continuerà a negare il riconoscimento ad uno Stato palestinese? Voi cosa chiedete?
Come reti italiane delle Ong abbiamo scritto nuovamente al Governo chiedendo che fattivamente si adoperi per il cessate il fuoco e la riapertura permanente dei valichi per far entrare gli aiuti, cancelli gli accordi commerciali e di collaborazione con Israele, a partire da quelli legati agli armamenti, le imponga sanzioni in riferimento alle gravi violazioni indicate dalla Corte Internazionale di giustizia e applichi le misure stabilite dalla Corte Penale con i mandati di arresto per gli ideatori del genocidio a Gaza. La Rete AOI sostiene la scelta di attiviste e attivisti e politici di vari Paesi che sono sulle barche della Global Sumud Flotilla, un’iniziativa pacifista internazionale con obiettivi che condividiamo, perché fanno parte della nostra mission di operatrici e operatori umanitari: portare aiuti contrastando l’embargo di Israele. Quello che andava fatto da subito dalla comunità internazionale per non arrivare a 70.000 morti e centinaia di migliaia di dispersi, alla distruzione della Striscia, al genocidio. In questi giorni le imbarcazioni della Flotilla sono state oggetto in acque internazionali di attacchi da droni inviati dal governo israeliano, che ha mandato anche suoi aerei a sorvolare la zona di navigazione: una dichiarazione inequivocabile di guerra. Bene ha fatto il Ministro Crosetto ad inviare 2 fregate per affiancare nella navigazione in acque internazionali la Sumud, spostandole da altre aree di crisi. Non si tratta di semplici navi per il soccorso in mare di nostri cittadini e deputati, non prendiamoci in giro, lo dico prima di tutto alla premier Meloni, perché altre sono le loro caratteristiche, quelle di contrasto ad attacchi militari. E la Spagna ha detto a Netanyahu che avrebbe difeso i propri cittadini della Sumud, le cui finalità il Governo iberico sostiene, perciò ha mandato una nave militare.
Mentre il Governo italiano?
La Presidente Meloni continua a lamentarsi tacciando di “malafede” chi opera per la pace e nel contesto del diritto umanitario, che a suo parere lo fa sotto la guida delle opposizioni in Parlamento per attaccare il suo Governo. Sono frasi irresponsabili nel suo ruolo, perché la nostra Costituzione sancisce precisi compiti di tutela di integrità e vita delle proprie cittadine e cittadini quando operano in contesti di legalità. La fiumana di persone di lunedì le ha dimostrato che non le crede. Nei giorni scorsi 500 funzionari e dirigenti del MAECI hanno inviato una lettera al Ministro Tajani palesando il proprio imbarazzo di fronte all’immobilismo del Governo, con richieste urgenti di una posizione chiara e conseguente che denoti una svolta nella nostra politica, perché non vogliono essere più complici del genocidio in atto a Gaza. In quella lettera troviamo le stesse posizioni delle reti delle Ong. E’ una scelta importante e coraggiosa, sulla scia dell’appello degli ex Ambasciatori di settimane fa. Il Cardinale Zuppi a nome della Conferenza Episcopale e il Patriarca dei Latini Pizzaballa stanno in contatto con la Sumud per risolvere la questione della distribuzione degli aiuti a Gaza senza Israele in mezzo. Ci auguriamo che il Governo italiano si tenga fuori da questo dialogo e non li ostacoli.