La vicenda del 2010

Quando Israele uccise 10 pacifisti sulla Mavi Marmara: la strage della Freedom Flotilla

Il precedente del 2010, quando le teste di cuoio israeliane assaltarono la Freedom Flotilla uccidendo 10 pacifisti imbarcati sulla Mavi Marmara

Esteri - di Redazione Web

26 Settembre 2025 alle 17:59

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Quando Israele uccise 10 pacifisti sulla Mavi Marmara: la strage della Freedom Flotilla

Pubblichiamo l’articolo di Umberto De Giovannangeli pubblicato su l’Unità del 1° giugno 2010 a seguito della strage della Mavi Marmara.

Un’alba di sangue. L’assalto che finisce in strage. Reparti di élite contro la «Flottiglia della pace». Il mondo è sotto shock. Israele è sotto accusa. La comunità internazionale – con tonalità diverse – esprime orrore, chiede che sia fatta «piena luce» sulle responsabilità e che sia istituita una commissione che conduca una inchiesta «immediata e imparziale». Lo sdegno è unanime. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu si dice «rammaricato» per le vittime ma difende l’operato dei suoicommando: «I nostri soldati – afferma in serata – sono stati attaccati, bastonati, pugnalati, ci sono anche notizie di spari. I nostri soldati hanno dovuto difendersi, difendere le loro vite, o sarebbero stati uccisi». Ad essere uccisi sono attivisti della «Freedom Flotilla». A essere arrestati sono centinaia di pacifisti.

FERMATEVI, POI IL BLITZ

Il sole non è ancora sorto a largo di Gaza, in acque internazionali, quando i marines israeliani abbordano, con gommoni e calandosi da un elicottero, le sei navi che compongono la «Freedom Flotilla». Il blitz, illuminato nella notte dai visori agli infrarossi, ha messo fine nel sangue alla spedizione d’una flottiglia multinazionale di attivisti filo-palestinesi che cercava di rompere il blocco attorno alla Striscia di Gaza con un carico di merci e aiuti umanitari. Il bilancio è d’una decina di morti, numerosi feriti e oltre 80 arresti. Su una delle navi c’erano anche quattro italiani, tutti illesi. Epicentro del bagno di sangue è la nave-guida del convoglio, la «Mavi Marmara», affittata dalla IHH: un’organizzazione non governativa turca che ha legami con l’esecutivo di Ankara, ma che sostiene anche Hamas – il movimento islamico radicale palestinese al potere a Gaza dal 2007 – e altre sigle della galassia integralista internazionale. Le immagini diffuse dai militari israeliani hanno mostrato lo sbarco delle teste di cuoio da un elicottero e la reazione con spranghe e coltelli di alcune decine di attivisti, cui è seguito il ricorso delle armi da fuoco da parte dei militari israeliani e la strage. Un epilogo che ha scatenato un diluvio di proteste in tutto il mondo, mentre le imbarcazioni – passate sotto controllo israeliano – venivano dirottate nel porto di Ashdod (sud di Tel Aviv), con a bordo anche gli attivisti italiani – Angela Lano, Manolo Luppichini, Manuel Zani e Joe Fallisi – decisi adesso a opporsi al rimpatrio forzoso anche a costo di finire in un carcere israeliano.

CRISI ESPLOSIVA

Per il governo Netanyahu è un danno d’immagine potenzialmente catastrofico. L’assalto israeliano è «stupido» e «devastante», rimarca il filosofo francese Bernard Henri-Levy, nel corso di un forum sulla pace a Tel Aviv. «Le immagini (del raid, ndr) faranno il giro del mondo. Per questo Paese (Israele, ndr.) sono più devastanti che un attacco militare», aggiunge. Netanyahu ha dovuto annunciare ieri sera un precipitoso rientro in patria, dopo aver annullato di comune accordo un previsto vertice con il presidente Usa, Barack Obama. Prima di ripartire dal Canada, dove si trova in visita ufficiale, Netanyahu esprime «rammarico» per la morte di «almeno 10 persone» sulla «Mavi Marmara», ma al contempo rivendica le ragioni del blitz, offrendo «sostegno totale» all’operazione e al «diritto all’autodifesa» dei militari israeliani.

RIMPALLO DI ACCUSE

Secondo Israele, che accusa gli attivisti di aver ordito deliberatamente «una provocazione violenta» (e anche di aver sparato «per primi» con un arma sottratta a un soldato), la responsabilità della tragedia ricade sui promotori della flottiglia. «Il mandato ai soldati era che si trattava di un’operazione di polizia – spiega Mark Regev, portavoce di Netanyhahu – e di usare la massima attenzione. Sfortunatamente (i militari) sono stati attaccati con violenza» e hanno reagito. Il ministero degli Esteri ha fatto sapere di aver trovato armi a bordo della Flotta della Libertà. Secondo altre testimonianze, però, i soldati sarebbero stati colpiti con armi da taglio e non da fuoco. Anche i funzionari doganali del porto di Antalya, in Turchia, respingono le accuse circa il fatto che la nave turca assaltata dalle forze speciali israeliane trasportasse armi oltre che aiuti umanitari diretti a Gaza. Funzionari della direzione della dogana turca,hanno affermato che tutti i passeggeri saliti a bordo della «Mavi Marmara» sono transitati attraverso i rilevatori a raggi X. Nessuno di loro, precisano, aveva armi con sé. Per gli organizzatori della spedizione – formata da sei navi, con a bordo 10.000 tonnellate di materiale e 650 attivisti, inclusi quattro italiani non coinvolti nella sparatoria – a seminare la morte è stato invece il fuoco indiscriminato e ingiustificato dei commando.

26 Settembre 2025

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