La mostra dedicata al leader dei Nirvana

Kurt Cobain Unplugged, il graffio profondo del grunge

Il cardigan sdrucito che il cantante indossò per lo storico live di Mtv, la chitarra Martin D venduta all’asta per sei milioni di dollari. Memorabilia e ricordi della rockstar riportano indietro le lancette del tempo

Spettacoli - di Graziella Balestrieri

24 Settembre 2025 alle 17:00

Condividi l'articolo

Kurt Cobain Unplugged, il graffio profondo del grunge

Si dice che l’abito non fa il monaco, ma alcune volte, specie nel mondo della musica, un abito può fare e divenire storia. Tutto dipende da chi lo ha indossato e come, anche inconsciamente. In questo caso parliamo di un cardigan, in mohair verde oliva, battuto all’asta nel 2019 per 334mila dollari, simbolo di una intera generazione, quella che viene definita “grunge “, e che è visibile alla mostra inaugurata il 3 giugno (fino al 18 novembre), e che prende il titolo di “Kurt Cobain Unplugged”, nella splendida cornice del Royal College of Music Museum di Londra.

Ovviamente parliamo del cardigan indossato da Kurt Cobain durante la registrazione di Nirvana Unplugged di MTV a New York, che stravolse, per semplicità e purezza di esecuzione, il mondo della musica, tutta. Ma la mostra non si concentra “solo” sul cardigan, nella cui tasca destra è possibile riconoscere anche una piccola macchiolina sbiadita che lo fa sembrare ancora più vissuto. Il pezzo forte della mostra è la Martin D-18E di Kurt Cobain, modificata per la sua mano sinistra, che è diventata la chitarra più costosa mai venduta all’asta nel 2020. Per la cronaca l’iconico strumento fu acquistato per oltre 6 milioni di dollari dall’imprenditore Peter Freedman, fondatore di Røde Microphones, che nel momento dell’acquisto dichiarò che l’avrebbe usata per sottolineare la difficile situazione degli artisti in tutto il mondo, portandola in tour e che in un secondo tempo l’avrebbe rivenduta e avrebbe usato i soldi anche per quello scopo.

La scelta di fare partire la mostra dal Royal College of Music non è casuale, come hanno spiegato i curatori della mostra, la firma storica di Rolling Stone Alan di Perna e il curatore del museo Gabriele Rossi Rognoni, considerando che il museo ha riaperto nel 2021 con una delle collezioni di strumenti musicali più importanti di tutta Europa, e che include la chitarra più antica del mondo, realizzata a Lisbona nel 1581. “Il nostro obiettivo è stimolare connessioni e generare nuove idee, attraverso le contaminazioni”. Sono le nuove generazioni, i ragazzi che affollano le scale del Royal Collage of Music che ci accompagnano in maniera ordinata e rumorosa nella visita di questo “Kurt Cobain Unplugged”. Il cartellone che appare sulle scale è enorme, e percorrendole ci si imbatte in una prima freccia che indica un muro sul quale campeggia la scritta “Condividi i tuoi pensieri “e poi, “Se tu potessi scrivere un messaggio a Kurt Cobain, cosa gli scriveresti e quale canzone ha cambiato la tua vita?” Tanti i messaggi “Kurt sei la mia vita”, “Nirvana per sempre”, semplici “grazie” o anche solo dei cuori con dei nomi dentro, da ogni parte del mondo. Poi voltandosi appare d’improvviso il mitico cardigan, molto sbiadito, ormai non più verde oliva, quasi grigio.

I cartelli esplicativi ne raccontano la storia e l’importanza, ma a destare l’attenzione più che altro è l’effetto di ricondurre quel cardigan sulle spalle piegate di quel ragazzo di Seattle, che durante la registrazione live dell’Unplugged mostrava al mondo la sua limpida e chiara difficoltà di stare nel mondo tra distorsioni e graffi nella voce. È poi la vota della chitarra, la famosa Martin D-18 E, custodita dapprima dalla figlia di Kurt e Courtney Love, Frances Bean Cobain in un caveau, per poi essere ceduta dalla stessa figlia all’ex marito per effetto degli accordi susseguiti al divorzio. La chitarra sembra ancora di più un pezzo di Kurt. La custodia è consumata dai lati, personalizzata da Cobain con il volantino di una band di Portland, i Poison. Sul retro e davanti due adesivi dell’Alaska Airlines recanti una scritta vistosa in stampatello “FRAGILE”, e scritta più azzeccata non poteva essere, per quello che avrebbe custodito, per la sua storia e per chi l’avrebbe suonata. Ci sono vinili nelle loro confezioni originali, poster originali dei concerti, materiale e bigliettini scritti da Kurt, un ringraziamento sincero e anche molto tenero scritto da Cobain a nome di tutta la band, al loro manager. Fogli, appunti, la scrittura di Kurt, e poi la parte superiore di un’altra chitarra armonica della stessa serie. Il tutto è un misto fra tristezza e meraviglia, anche perché nel display scorrono le immagini dell’Unplugged e la stanza si riempie del suono degli strumenti graffiati e della voce di Kurt.

Da quel momento lì, o forse già da prima, i Nirvana avevano scardinato con rabbia, delicatezza e disperazione il mondo della musica. Ed è probabilmente per questo che sono oggi una delle poche band che gode di una venerazione assoluta. Non si tratta soltanto del loro cospicuo contributo musicale ma anche del carisma silenzioso del frontman e della sua fine tragica. Fa quasi tutti i protagonisti che hanno fatto poi parte del mondo del grunge. Genere musicale e sottocultura alternative rock nato nella metà degli anni Ottanta, negli Stati Uniti, in particolare a Seattle, e che alla componente punk rock fondeva anche l’heavy metal, e che aveva come caratteristica principale il suono distorto della chitarra elettrica utilizzato in entrambi i generi, oltre che per il basso, la batteria e la voce. Testi cupi, alienazione sociale, desiderio di fuggire, libertà dagli schemi che la società ti obbligava e ti obbliga a seguire.

I traumi, le insicurezze, tutto condito da quel graffio indelebile delle chitarre e di quelle voci ancora più contorte, strappate e che lasciano da sempre ferite come quella di Kurt appunto, o quella del cantante dei Pearl Jam, Eddie Vedder, o quelle profondissime e che sono arrivate fino agli abissi, vedi alla voce Cris Cornell, leader dei Soundgarden, che si è tolto la vita nel maggio del 2017, o come quella del cantante degli Alice in Chains, Layne Thomas Stanley, trovato morto per una overdose di eroina e cocaina, il 5 aprile del 2002, esattamente otto anni dopo la morte di Kurt Cobain. Il grunge è stato l’urlo silenzioso di una generazione che ha avuto idoli fragilissimi, che sono saliti talmente in alto da non reggere più la vista. Di ragazzi e ragazze che cercavano attraverso abiti sbiaditi ma comodi, di non apparire ma essere, sembrando anche totalmente allo sbando. Rabbia, sì, ma anche voglia di far sentire al mondo che un altro mondo è possibile.

24 Settembre 2025

Condividi l'articolo