Le strategie della segretaria

Il Pd riparte da Gaza e dal “campo largo”: le strategie di Schlein per la spallata a Meloni

La segretaria Pd rafforza l’asse con Avs e M5s e tiene il punto contro il governo complice del genocidio in Palestina, che mette sempre più alle corde il governo

Politica - di David Romoli

24 Settembre 2025 alle 09:00

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Foto Roberto Monaldo / LaPresse
Foto Roberto Monaldo / LaPresse

Alla fine la minoranza “riformista” del Pd ha deciso di partecipare, almeno in larga maggioranza, ai lavori della Direzione convocata dalla segretaria, la prima da sette mesi. I dubbi erano appuntati proprio sulla data scelta da Elly, prima e non dopo le elezioni regionali. Anzi alla vigilia della prova più in bilico, quella nella piazza piccola ma diventata quasi l’ago della bilancia delle Marche. Alla fine però la minoranza si è resa conto di non poter disertare subito prima di elezioni diventate di rilevante importanza senza fare una pessima figura.

Schlein ha deciso di riunire la direzione in anticipo sul voto proprio per farla pesare nelle urne marchigiane, offrendo un’immagine di compattezza non solo del partito ma della coalizione. Una prova necessaria dopo che Conte, negando l’esistenza di una vera alleanza e parlando solo del “progetto comune di mandare a casa Meloni”, aveva incautamente aperto un varco, anzi un portone, nel quale non aveva perso tempo a infilarsi Giorgia: “Stanno insieme solo per mandare a casa me”. Dunque Elly ha esordito con un lungo passaggio sul fronte che è insieme quello sul quale è più solido il suo Campo, l’asse con M5S e Avs, e quello che per la destra presenta maggiori difficoltà: Gaza. “Non è accettabile che Meloni non abbia ancora detto cosa dirà a New York sul riconoscimento della Palestina e in Europa sulle sanzioni proposte dalla Commissione. Devono smettere di prendere ordini dalla Germania”. L’appoggio alla Flotilla è stentoreo: “Ci rappresenta tutti. Fa quel che dovrebbe fare il governo”.

La Schlein movimentista ha naturalmente criticato le violenze di Milano ma invitando anche a non confondere le frange violente con “la stragrande maggioranza che ha scioperato e manifestato pacificamente” e quindi a “non criminalizzare il dissenso”. Aperta condanna per le violenze ma aspettando anche che “Meloni condanni quelle di Netanyahu”. L’offensiva su Gaza, per la leader del Pd, è tutta in discesa: la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica sarebbe favorevole sia al riconoscimento dello Stato palestinese che alle sanzioni contro Israele. Probabilmente anche molti elettori della destra non capiscono una posizione del governo che è sostanzialmente di pieno ancorché non dichiarato appoggio ai massacri voluti da Netanyahu. Ma il cuore della relazione riguarda la coalizione in campo oggi nelle regioni, domani nelle elezioni politiche.

Elly sfrutta le debolezze degli avversari, che ancora non hanno deciso chi mettere in campo in Puglia, in Campania e in Veneto. “Meloni aspetta le Marche perché loro non decidono dal basso come noi ma col bilancino, chiusi nelle stanze romane”. Poi, implicita, la risposta all’affondo di Giorgia: “Noi ci mettiamo più tempo a metterci insieme proprio perché non lo facciamo contro qualcuno o qualcosa ma sull’idea del futuro di questo Paese”. L’alleanza di centrosinistra, insomma, c’è e non è affatto tenuta insieme solo dal collante antimeloniano: “Siamo riusciti a chiudere la stessa alleanza progressista in tutte le sette regioni che vanno al voto. Non succedeva da vent’anni. Dico alla destra: abituatevi, perché non faremo più il favore di dividerci”. Prima delle elezioni però ci sarà il referendum e lì sia Meloni che Schlein si giocheranno moltissimo. La segretaria del Pd lo sa e attacca: “Le criticità della giustizia ci sono ma questa riforma di propaganda, imposta a testate, non ne risolve nemmeno una: ci opporremo anche nel referendum”.

Elly rivendica soprattutto il “lavoro paziente di ricucitura, unità e aggregazione, di dialogo tra diversi, guardato anche con scetticismo”. Certo “molto resta da fare” ma “l’alternativa è già concreta realtà” e il Pd “ne è saldamente il perno”. Dunque “unità dentro e fuori il partito”. La scommessa di Elly Schlein, a conti fatti, è tutta qui: dimostrare che la sua “testardaggine” nel cercare a tutti i costi il fronte comune con un Conte molto più ambiguo, oltre che con Avs, può portare alla creazione di una vera alternativa politica e alla vittoria sulla destra. È su quel piano che affronterà un confronto con la minoranza che, evitato ieri, dovrà prima o poi arrivare e soprattutto con il suo elettorato. Nelle prossime regionali il rischio è limitato: comunque finisca nelle Marche il centrosinistra manterrà tutte le sue regioni e il Pd prevede risultati più che soddisfacenti nel voto di lista. Le difficoltà, e Schlein è ormai politica sufficientemente esperta per saperlo benissimo, inizieranno solo dopo questa tornata elettorale.

24 Settembre 2025

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