Il no alle sanzioni è un sì al genocidio

Gaza: il nuovo asse Italia-Germania ferma l’Europa e protegge i terroristi israeliani

L’Italia si sta rendendo complice del genocidio. In questi ottant’anni non era mai successa una cosa del genere in politica estera

Politica - di Piero Sansonetti

20 Settembre 2025 alle 07:00

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Foto Mauro Scrobogna / LaPresse
Foto Mauro Scrobogna / LaPresse

C’ è un nuovo asse Italia-Germania schierato a difesa del terrorismo di Israele. Roma e Berlino si oppongono anche a sanzioni simboliche contro il genocidio in corso. E in questo modo utilizzano i regolamenti per bloccare l’Europa e lasciare via libera ai crimini di guerra a Gaza. Senza il loro consenso l’Europa non può fare niente. Il fatto che l’asse sia formato dai due paesi che furono responsabili della Shoah, ovviamente, non ha nessun valore politico.

È solo una suggestione simbolica. Perché si è formata proprio mentre per la prima volta dal 1945 un paese occidentale si rende protagonista di uno sterminio e di una azione militare razzista che tende ad annientare – come ha dichiarato il ministro israeliano Smotrich – il popolo della Palestina. Siamo di nuovo nel fango. Dico, siamo di nuovo nel fango noi italiani, come lo eravamo prima che i ragazzi della Resistenza, tra il 1943 e il 1945, ci riconquistassero un brandello di onore. Succede sempre così quando qualcuno inizia a gridare: “io sono patriota”. Succede che il patriota trascina la patria nella vergogna. Per motivi ideologici, o di interesse, o di quieto vivere, non lo so. Per calcoli di politica internazionale? Per condizionamenti di forze economiche potenti? Per passione ideologica di affetto verso chi scatena le guerre?

Comunque ora la situazione è questa. L’Italia, a differenza di molti paesi occidentali e di quasi tutto il resto del mondo, si sta rendendo complice del genocidio. In questi ottant’anni non era mai successa una cosa del genere in politica estera. I governi democristiani e socialisti sicuramente erano molto rispettosi verso gli Stati Uniti, ma non succubi. Per esempio non appoggiarono esplicitamente la guerra americana in Vietnam, che forse è l’unico precedente dell’orrore di Gaza. E seppero anche pronunciare qualche no, sebbene fossero legati a un debito di gratitudine indiscutibile, dopo i miliardi del piano Marshall che gli americani versarono per rimettere in piedi l’Europa.

Restano per fortuna delle sacche di resistenza. Ieri ci sono stati degli scioperi per Gaza. Ce ne saranno ancora nei prossimi giorni. E poi ci sono i portuali di Ravenna che hanno bloccato un rifornimento di armi a Tel Aviv. E c’è la forte partecipazione italiana alla flotilla. Ci sono anche dei nostri parlamentari nelle barche. Stanno viaggiando verso Gaza, con un discreto carico di aiuti, nella speranza di non essere bloccati dalla marina di Israele. Ieri a Gaza è proseguita l’avanzata dell’IDF. Il governo ha spiegato che questa volta la violenza sarà maggiore del solito. E così: il terrorismo quando si scatena non conosce limiti

20 Settembre 2025

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