Clima da guerra civile

Charlie Kirk, così Trump ha il suo martire: l’omicidio dell’influencer come miccia per la guerra santa alla sinistra

Esteri - di David Romoli

13 Settembre 2025 alle 16:00

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Charlie Kirk, così Trump ha il suo martire: l’omicidio dell’influencer come miccia per la guerra santa alla sinistra

L’assassinio di Charles Kirk, che è sia una tragedia comunque la vittima la pensasse sia una follia politica, per Donald Trump è un evento miracoloso. Ora la destra radicale ha il suo martire, la sua icona, la sua bandiera bagnata dal sacro sangue della vittima.

Non che al presidente la morte di uno dei suoi più validi e più seguiti influencer abbia fatto piacere, questa sarebbe un’illazione probabilmente calunniosa, ma di certo non ha perso un attimo nel cogliere l’occasione, e con lui la destra di tutto il mondo. Alla Casa Bianca le bandiere sono scese a mezz’asta e resteranno in lutto fino a domenica sera. Il vicepresidente JD Vance ha disertato le commemorazioni dell’11 settembre per correre dalla famiglia del caduto e riportarne la salma con tutti gli onori sull’Air Force 2.

Il presidente Trump, in un discorso fiammeggiante, non ha esitato ad addossare all’intera “sinistra radicale” la responsabilità del delitto, non per aver cospirato con l’omicida ma per averne armato la mano con la sua propaganda d’odio. È stato minaccioso. Ha chiarito che la sua amministrazione punirà appunto tutti i responsabili “compresi le organizzazioni che li finanziano e li sostengono”.

Dietro Tyler Robinson, il 22enne che avrebbe confessato l’omicidio, non c’è in tutta evidenza alcuna organizzazione e meno che mai finanziamenti. Non ha potuto contare neppure sulla famiglia, che lo avrebbe anzi convinto a consegnarsi.

Ma sono particolari perché non è a questo che Trump allude. I registi del delitto sono tutti quelli contro cui Kirk aveva lanciato la sua crociata: i liberal, le università, i difensori dei diritti civili, i progressisti, i militanti e i leader Democratici. Si può scommettere che i funerali di Kirk saranno un evento mediatico di prima grandezza ed è probabile che Trump lanci proprio da lì la sua guerra santa contro quei nemici che con le loro idee e la loro propaganda hanno spinto il ragazzino dello Utah a salire su un tetto ed aprire il fuoco.

Trump ha glissato e glisserà sui particolari scomodi: il clima da guerra civile latente che serpeggia negli Usa e alla costruzione del quale la destra offre ogni giorno il suo contributo fondamentale, anche se la sinistra collabora spesso a pari merito. La diffusione folle delle armi, della quale Kirk era peraltro strenuo paladino e che, miscelata con quel clima di contrapposizione sempre totale, assoluta e personalizzata, rende il delitto politico più una probabilità che una eventualità remota.

L’influencer dell’estrema destra non è la prima vittima di questa velenosa temperie in temi recentissimi. La ex presidente delle Camera dello Stato del Minnesota Melissa Hortman e suo marito Mark sono stati freddati in giugno in casa loro. Il senatore dello stesso Stato John Hoffman e sua moglie Yvette sono stati feriti gravemente subito dopo. L’abitazione del governo della Pennsylvania Josh Shapiro era stata incendiata il mese prima. Ma erano tutti, appunto, democratici, e a Trump conviene pertanto far finta che non siano mai esistiti. Proprio come gli conviene non vede le stragi insensate che si moltiplicano e che sono diretta conseguenza anche del rifiuto di esercitare un vero controllo sulla diffusione delle armi.

Secondo dati già vecchi di tre anni, e dunque arrotondati per difetto, su una popolazione di 326 milioni di persone sono riposti nelle case americane oltre 393 milioni di armi. Una per famiglia è dire poco.

Donald Trump non è Adolf Hitler ma è difficile non notare una certa somiglianza tra l’uccisione e l’immediata ascese al paradiso dei martiri di Kirk e quella del dirigente in ascesa delle SA di Berlino Horst Wessel, ucciso a 23 anni nel 1930. All’origine dell’omicidio c’era una storia impolitica di affidi non pagati, anche se lo scontro tra comunisti e nazisti qualcosa c’entrava. Wessel era autore anche delle parole dell’inno nazista, appunto l’Horst Wessel Lied. Nelle mani del dottore Goebbels la sua morte divenne uno strumento di propaganda eccezionale quanto micidiale. L’obiettivo di Trump, con tutte le differenze del caso, è esattamente identico.

Ma Kirk non è già più solo un martire della destra americana. Lo hanno già adottato tutti. Del resto sulle pallottole del fucile del killer, oltre a uno slogan antifascista e uno omofobo, c’era il nome di una canzone italiana: “Bella Ciao”. Si può scommettere a colpo sicuro che la destra italiana non esiterà a sfruttare a dovere quella citazione.

13 Settembre 2025

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