Lo "state of the Union"
Von der Leyen e il discorso di guerra in Parlamento: il “contentino” di Ursula per tutti, dai migranti a Gaza e Israele
Nel giorno in cui droni russi hanno invaso lo spazio aereo della Polonia, Ursula von der Leyen indossa l’elmetto e dal Parlamento europeo pronuncia il suo discorso annuale, l’atteso “state of the Union”, in cui rilancia con forza il suo piano di riarmo con una parola d’ordine chiara: “Europe must fight”, “l’Europa deve combattere”.
Travolta da un malcontento che in questo anno ha coinvolto sia i Popolari che i Socialisti, i due partner più rilevanti della sua maggioranza, attraversata da scandali come quello legato alle trattative private con Pfizer sui vaccini e già costretta a difendersi dai voti di sfiducia, di fronte al Parlamento la strategia di von der Leyen è stata quella di non fare alcuna autocritica sul lavoro svolto da giugno 2024 ad oggi.
Come? Dando un contentino a tutte le componenti non solo della sua maggioranza, ma dell’intero Parlamento.
La guerra e la difesa europea
Il focus principale resta indiscutibilmente la difesa europea e il vicino conflitto in Ucraina, con l’attualità che diventa anche lo “sconfinamento” di droni russi in Polonia. In Parlamento Ursula lancia un “appello all’unità”: l’Europa, chiede la presidente della Commissione, “ha lo stomaco per combattere? Ne ha la capacità, o siamo in grado solo di combattere tra di noi, paralizzati dalle divisioni?”.
Il messaggio della presidente Ue è rivolto alla Russia. “L’Europa difenderà ogni millimetro del suo territorio”, sono le parole di von der Leyen che chiede di “investire per supportare il fianco est, con un Eastern Flank Watch: dobbiamo investire nella sorveglianza in tempo reale e chiedere agli amici baltici di costruire un muro di droni”.
Gaza e i rapporti con Israele
A proposito di contentini, von der Leyen strizza l’occhio alla famiglia socialista sul massacro in corso a Gaza e sui rapporti da tenere con Israele e il governo di Bibi Netanyahu. Quel che sta accadendo nella Striscia “ha scosso le coscienze del mondo”, dice Ursula, parlando di “fame indotta dall’uomo” che “non può mai essere un’arma di guerra. Per il bene dell’infanzia e dell’umanità, questo deve finire”, il suo messaggio in Parlamento.
Von der Leyen sa perfettamente che il Parlamento sulle mosse da attuare contro Israele è a dir poco spaccato, ma chiede unità proponendo un suo pacchetto di misure: si tratta di sospendere il sostegno bilaterale a Israele “senza compromettere il nostro lavoro con la società civile israeliana o con Yad Vashem”. “Proporremo sanzioni contro i ministri estremisti e contro i coloni violenti. Proporremo anche una sospensione parziale dell’Accordo di Associazione sulle questioni commerciali”, la proposta von der Leyen.
Il tutto per realizzare l’obiettivo dell’Europa, ovvero quello dei due Stati “con un Israele sicuro, un’autorità palestinese vitale e la piaga di Hamas rimossa”.
I dazi e i rapporti con Trump
La presidente della Commissione poi rivendica con forza il lavoro svolto sui dazi e nei rapporti commerciali con l’amministrazione Trump a Washington, aspramente criticato da una grossa pletora di analisti ed economisti.
“Se prendete in considerazione le eccezioni che ci siamo assicurati e i dazi aggiuntivi che gli altri hanno come livello massimo, noi abbiamo il miglior accordo, senza dubbio”, rivendica Ursula dopo l’intesa raggiunta in Scozia.
Migranti, povertà e Green deal
Quindi i messaggi rivolti alle varie famiglie politiche nel costante equilibrismo di Ursula. Per la destra, dai Popolari sempre più radicali sul tema ai Conservatori europei di cui fa parte anche Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni, la promessa è un impegno maggiore nel contrasto all’immigrazione.
Von der Leyen promette “un nuovo regime sanzionatorio che prenda di mira scafisti e trafficanti” e di triplicare le risorse da destinare alla “protezione” delle frontiere, garantendo “la piena attuazione del Patto sulla migrazione e l’asilo non appena entrerà in vigore”.
Per strizzare l’occhio alla sinistra von der Leyen si ricorda anche di un tema solitamente trascurato nei suoi discorsi, la povertà: in Parlamento l’annuncio è quello di una “ambiziosa strategia per eradicare la povertà entro il 2050” a suon di pacchetti di misure e fondi per abbattere il costo della vita, a partire dall’energia.
Per i Verdi invece spazio al Green deal, seppur modificato rispetto a quello previsto entro il 2035. “Credo che l’Europa dovrebbe avere la sua auto e-car, ecologica, economica, europea. Non possiamo lasciare che la Cina e altri conquistino questo mercato. In ogni caso, il futuro è elettrico. E l’Europa ne farà parte. Il futuro delle auto e le auto del futuro devono essere realizzati in Europa”, le parole della presidente Ue.