L'intervista
“Oggi tutti piangono i bimbi di Gaza, ma la loro sofferenza non nasce il 7 ottobre”, parla don Nandino Capovilla
«Intere generazioni di palestinesi sono nate sotto l’embargo israeliano. Chiusi in una enorme prigione a cielo aperto, trasformata oggi in un immenso campo di sterminio. Quei piccoli non facevano notizia, io li ho incontrati »
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Ha portato il dolore della gente di Gaza all’anteprima della Mostra del Cinema di Venezia. Per il governo israeliano è un “pericolo per la sicurezza” dello Stato ebraico. Un “pericolo” don Nandino Capovilla, parroco di Marghera, da sempre corpo e anima di Pax Christi, lo è. Lo è per i carnefici di Gaza. Lo è per chi ha gli strumenti per intervenire e non lo fa. Lo è per chi chiude ancora gli occhi di fronte al genocidio del popolo palestinese. L’Unità l’ha raggiunto a Venezia, pochi minuti dopo la fine della proiezione (con una interminabile standing ovation finale) del bellissimo, struggente film The Voice of Hind Rajab della regista tunisina di Kaouther ben Hania. E il nostro colloquio inizia con le parole che don Capovilla ha pronunciato alla Mostra di Venezia. «Non è un film, e tutti lo sappiamo», ha iniziato il suo discorso, per poi proseguire: «Adesso che i termini impronunciabili sono sulla bocca di quasi tutti, assistiamo attoniti, impotenti e complici a ciò che sta avvenendo in Terra santa. Mi è stato chiesto di portare questa sera un testo di spiritualità, una preghiera per aprire le porte della Mostra del Cinema al disumano massacro in corso a Gaza. Ascoltate la supplica di monsignor Sabbah, patriarca emerito di Gerusalemme, che prega ogni mattina con il coraggio della parresia: “Sul baratro della carestia, non resta che contare su di te, Signore, perché c’è bisogno di tutto. Chi sfamerà i nostri piccoli che da mesi non mangiano? Non senti, Signore, il grido dei nostri bambini? Il loro pianto arriva ai tuoi orecchi? Sono migliaia i sopravvissuti alla carneficina, feriti e dispersi. Da tutta la Striscia di Gaza gridano a te, perché nessuno riesce ad acquietare il loro pianto. Signore, nessuno sembra indignarsi. Ricordati di noi in questi giorni di angoscia. Mi sono anche state chieste parole alte sul genocidio a cui stiamo assistendo. Le parole più alte, dovremmo ricordarlo sempre devono restare quelle della più alta autorità che laicamente onoriamo e custodiamo: le Nazioni Unite. Recita l’articolo 3 della Dichiarazione universale dei diritti umani: “Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona”. Ogni individuo ha questo diritto, che noi, comunità internazionale, abbiamo voluto ribadire nel 1948, dopo l’ecatombe della Seconda guerra mondiale. Il diritto alla vita e alla sicurezza lo avevano il 7 ottobre 2023 le circa 1200 vittime israeliane di cui i 16 bambini del brutale attacco di Hamas. Lo hanno gli ostaggi israeliani che ancora attendono di essere restituiti alle loro famiglie. Lo avevano le 62.000 persone palestinesi della Striscia di Gaza (e purtroppo sappiamo che il conto è molto più alto , perché migliaia di persone sono ancora sotto le macerie), di cui 18.000 bambini, che sono state uccise dall’esercito israeliano dopo quel giorno, in un’escalation di violenza e distruzione da parte dell’esercito di occupazione che va contro ogni ‘principio di umanità. Tutto questo poteva non essere, e può essere fermato e non lo stiamo facendo, o non abbastanza. Da prete che crede fermamente nella nonviolenza attiva, non posso che condannare l’uso delle armi, da qualsiasi parte le si impugni. Da cittadino sostengo la manifestazione che si terrà sabato e tutti i modi pacifici con cui la società civile sta ‘‘disertando il silenzio’’. Con coraggio uniamoci, sempre di più. Perché si fermi tutto questo male».
Don Capovilla, cosa è oggi Gaza per l’umanità?
È la tragica icona del nostro tempo. È la tragedia di un intero popolo, il popolo palestinese, che subisce la violenza senza limiti di uno Stato, Israele, che agisce come se fosse al di sopra di ogni legge. Come se avesse avuto licenza di sterminio. I rapporti presentati dalle agenzie dell’Onu al Consiglio di Sicurezza, che documentano atti genocidiali commessi dall’esercito israeliano, sono un inascoltato sussulto di dignità e di umanità di fronte ad una tragedia disumana.
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La parola genocidio utilizzata per descrivere ciò che avviene a Gaza suscita ancora proteste e accuse di antisemitismo.
Questo era vero fino a qualche mese fa, ma non oggi, quando anche importanti organizzazioni umanitarie israeliane, come B’Tselem, o grandi scrittori come David Grossman, parlano esplicitamente di genocidio riferendosi a Gaza. È un genocidio dispiegato agli occhi del mondo. Fate bene voi de l’Unità a ribadirlo con forza: a definire un “genocidio” non è lo stato d’animo di una persona ma sono principi, norme, del diritto internazionale che classificano con puntigliosità gli atti genocidiali. Quelli che Israele perpetra a Gaza.
Ma non dobbiamo restare prigionieri delle parole o farci attirare in una trappola semantica da chi pensa che gli oltre 63 mila palestinesi, in stragrande maggioranza donne e bambini, massacrati a Gaza, siano “danni collaterali” di una guerra giusta.
Una guerra d’invasione. L’invasione di Gaza City, città che conosci benissimo.
Sì, l’ho visitata più volte. Ho ancora negli occhi le immagini del mio ultimo viaggio a Gaza City, prima del 7 ottobre. Ero con gli occhi stralunati nel vedere i grattacieli. Una città grandissima, Gaza City. E poi arrivavo nel compound della parrocchia di Gaza, la Sacra Famiglia, a City e mi sembrava di essere nel cuore, non solo geografico, della città. Trovo di grande forza la dichiarazione del cardinale Pizzaballa (Patriarca latino di Gerusalemme, ndr) e del Patriarca greco-ortodosso (Theophilos III, ndr), quando, di fronte all’ultimatum di evacuazione lanciato dall’esercito israeliano, hanno detto no, noi restiamo qui, accanto a chi soffre. Una grandissima lezione di umanità.
Nessuno può dire “non sapevo”, eppure l’Europa, culla di civiltà, assiste inerme a questa mattanza senza fine. Perché, don Capovilla?
Per quel filo doppio che lega l’Europa allo Stato d’Israele che impedisce ogni azione sanzionatoria dei crimini di guerra e contro l’umanità commessi a Gaza come nella Cisgiordania. I vari commissari europei ripetono: siamo impotenti. Non è vero! Gli accordi commerciali con Israele possono essere recisi, quantomeno sospesi. Si può porre fine alla vendita delle armi con cui vengono uccisi i palestinesi. Armi europee, armi italiane! Siamo il terzo Paese fornitore di armi a Israele al mondo. Questa si chiama complicità nel genocidio di Gaza. Non si fa nulla perché si deve continuare a giustificare sempre lo stato d’Israele. E questa è una cosa non più sopportabile.
Nei tuoi viaggi a Gaza, hai incontrato tanti bambini. Molti di loro oggi non sono più in vita. Cosa si prova a ricordare quei volti, i volti di bambini uccisi dai bombardamenti o dalla fame o dalla mancanza di cure mediche?
Vedi, noi ci parliamo pochi minuti dopo che sono uscito dalla proiezione alla Mostra del Cinema di Venezia, del film Voice of Hind Rajab. Un film bellissimo, emozionante, che racconta la morte in diretta di una bambina palestinese di 6 anni, uccisa dai soldati israeliani. Ma non è solo commozione. Vedi, ora tutti o quasi piangono i bimbi di Gaza. Firmano petizioni, prendono posizione, s’indignano. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire. Ma la sofferenza indicibile dei bambini gazawi non nasce il 7 ottobre 2023. Intere generazioni di palestinesi sono nate sotto l’embargo israeliano. Era vita la loro? Chiusi in una enorme prigione a cielo aperto, trasformata oggi in un immenso campo di sterminio. Quei bambini non facevano notizia. La loro sofferenza non interessava al mondo. Io li ho incontrati. Mi è rimasto impresso nella mente e nel cuore il fatto che moltissimi di loro avevano arti amputati. “Margine protettivo”, “Piombo fuso”, ogni due anni Israele conduceva una guerra a Gaza, che però non chiamava mai guerra ma operazione di polizia, azione antiterrorismo etc. Il cardinale Zuppi ha fatto bene a leggere i nomi dei 18mila bambini uccisi a Gaza, togliendoli dall’anonimato, dando loro un nome, una identità, e non riducendoli a numero. Ma quanti ricordano le migliaia di bambini palestinesi morti, amputati, impediti nella crescita, quando Gaza non faceva notizia? Quei bambini hanno conosciuto solo guerre, hanno visto morire i loro fratelli o sorelle, i loro genitori. Decine di migliaia di orfani. Che ne sarà di loro? Niente al mondo può giustificare l’uccisione di un bambino, sia esso israeliano, palestinese o di qualunque altra nazionalità. Non deve esistere una gerarchia dell’orrore o del dolore. Ma come non ribellarsi quando per mesi e mesi i bimbi uccisi a Gaza erano solo un numero, da aggiornare di giorno in giorno.
La realtà di Gaza si chiama intento genocida.
La prossima settimana salperà la Global Sumud Flotilla che cercherà di raggiungere Gaza per portare aiuti alimentari e medici. Il governo israeliano, per bocca dei suoi ministri, ha avvertito: saranno trattati come terroristi.
Anche le reazioni di alcuni nostri ministri sono della stessa bassezza. Irresponsabile è anche il nostro ministro degli Esteri che si sta guardando bene da dire con chiarezza che l’Italia non accetterà mai atti di pirateria da parte israeliana. Le barche della Flotilla portano aiuti umanitari, sono tutti disarmati, viaggiano in acque internazionali per raggiungere Gaza e in nessun modo mettono a repentaglio la sicurezza d’Israele. Hanno trattenuto me all’aeroporto di Tel Aviv scrivendo su un foglio che sono un pericolo per la sicurezza dello Stato d’Israele, un prete con i pellegrini …Hanno deciso così. Forse ero un pericolo per aver raccolto testimonianze sugli orrori di Gaza nel libro Sotto il cielo di Gaza…Hanno in odio anche le parole. Ma nel caso della flotilla con quale diritto minacciano d’intervenire in acque internazionali? Si sono già annesse anche quelle! Dobbiamo legittimare anche la pirateria di Stato? Quelle barche trasportano cibo, medicinali, apparecchiature sanitarie, non certo armi. Dobbiamo essere pronti a reagire qualora la follia s’impossessi non solo, come è già avvenuto da tempo, di questi ministri-coloni che guidano Israele, ma anche di qualche nostro ministro pronto a giustificare sempre e comunque qualsiasi azione d’Israele. Bisogna sempre trovare giustificazioni per le azioni di Israele. Ma sono scuse che non valgono nulla.