L'incontro di Parigi

Cosa prevede il piano dei “Volenterosi” per l’Ucraina: sui soldati a Kiev è zuffa tra Macron e Meloni

Esteri - di David Romoli

5 Settembre 2025 alle 11:00

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Cosa prevede il piano dei “Volenterosi” per l’Ucraina: sui soldati a Kiev è zuffa tra Macron e Meloni

Soldi e soldati: Zelensky reclama i primi, Macron promette anche i secondi. “La principale garanzia di sicurezza è la forza dell’esercito ucraino”, afferma il presidente ucraino in conferenza stampa, al termine del vertice dei Volenterosi e dopo l’incontro tra i medesimi e Trump, in collegamento dalla Casa Bianca. Per questo, batte cassa Zelensky, servono ulteriori investimenti e altri finanziamenti della Ue. E sono necessarie anche, subito, nuove e durissime sanzioni primarie e secondarie, senza le quali Putin continuerà a far solo finta di volere la pace.

Il presidente francese, che il summit lo aveva convocato e ospitato, va oltre, si spinge fino ad annunciare la disponibilità anche dei soldati: “Ventisei Paesi si sono impegnati a fornire truppe per una missione di pace sul terreno ucraino immediatamente dopo il cessate il fuoco”. La spedizione, va da sé, non avrebbe alcuna intenzione bellicosa. Servirebbe a “garantire la pace” ma anche a “mandare un segnale strategico alla Russia”. Subito dopo la tregua verrebbe “dispiegata non sulla linea del fronte ma in un quadro geografico che stiamo definendo e punta a prevenire qualsiasi nuova aggressione e a coinvolgere i 26 Stati nella sicurezza duratura dell’Ucraina”. Trump, prosegue il francese, “è stato nell’incontro molto chiaro nell’intenzione di partecipare alle garanzie di sicurezza. Il loro sostegno sarà finalizzato nei prossimi giorni”. Non si tratterà comunque di contingenti. Gli Usa offriranno copertura logistica e soprattutto tecnologica.

Macron gioca un po’ con i numeri. Conta infatti tra i 26 Paesi pronti a spedire i propri contingenti in Ucraina anche alcuni che non lo sono affatto e che non sono precisamente secondari: la Germania e la Polonia, per esempio. E l’Italia. Il francese non fa una piega. Ai giornalisti che lo interrogano su quei tre Paesi che dei Volenterosi non dovrebbero a rigore far parte, risponde ineffabile: “Questi tre Paesi fanno parte dei 26 contributori. Ognuno con le proprie modalità”. Sulle quali, per ragioni di segretezza, conviene non addentrarsi.

Giorgia invece si addentra eccome. E lo fa con un comunicato diramato da Palazzo Chigi a conferenza stampa macroniana praticamente ancora in corso: tempistica studiata per amplificare ed evidenziare il controcanto. L’Italia non ha problemi sui soldi. Sui soldati sì. La presidenza del Consiglio ribadisce “l’indisponibilità dell’Italia a inviare soldati”. Confermare che il contributo italiano non andrà oltre “il monitoraggio e la formazione al di fuori dei confini ucraini”.

Ma soprattutto l’Italia martella sull’opzione alternativa alla missione militare, che l’inquilino dell’Eliseo non aveva neppure citato alla lontana. Il comunicato informa infatti che nel vertice, al quale come il cancelliere tedesco Merz partecipava solo in collegamento, la premier italiana “ha nuovamente illustrato la proposta di un meccanismo difensivo ispirato all’art. 5 del Trattato di Wahington”. L’applicazione in funzione solo difensiva dell’art. 5 della Nato all’Ucraina è l’ipotesi sponsorizzata anche dalla Casa Bianca. In teoria non sarebbe incompatibile con l’opzione anglo-fancese degli stivali sul terreno, pacifici ma ben armati. In concreto invece le due strategie sono opposte e antagoniste tra loro, per quanto Macron finga il contrario. Ma la lacerazione è allo stesso tempo profonda e virtuale. Non è storia di oggi e neppure di domani. Bisogna aspettare una tregua che non pare affatto dietro l’angolo. Si dovrà vedere come metterà le cose Putin quando si arriverà a quel punto, e sinora ha sempre considerato le presenza di truppe europee inaccettabile. La tensione insomma c’è, anche data la rivalità conclamata tra Italia e Francia, ma sotto pelle e così sarà sino a che le parole non avranno qualche possibilità di diventare fatti.

Nessuna tensione invece, almeno sulla carta, sulle sanzioni. Anche la premier italiana Meloni condivide la necessità di mantenere “la pressione collettiva sulla Russia anche attraverso lo strumento delle sanzioni”. E Trump, racconta Zelensky, avrebbe fatto fuoco e fiamme contro i due Paesi dell’Unione che, ignorando le sue indicazioni, continuano ad acquistare il petrolio russo, l’Ungheria e la Repubblica Slovacca. Qui, se tensioni ci saranno, arriveranno al momento di definire la nuova ondata di sanzioni. Non è affatto detto che siano tutti d’accordo con l’idea di varare il pacchetto di sanzioni più duro di sempre, anche a costo di dover pagare un prezzo alto.

5 Settembre 2025

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