I film e la moda
Quando Richard Gere in “American Gigolò” cambiò per sempre vita e carriera di Giorgio Armani: lo stilista e il cinema
Il Cinema come filo rosso che ha attraversato tutta la carriera. Memorabile la notte degli Oscar del 1990, che venne definita anche the Armani Awards per via dei tantissimi protagonisti vestiti dallo stilista italiano
Cinema - di Antonio Lamorte
Quando Richard Gere apriva cassetti e armadi, tirava fuori e stendeva sul letto una serie di giacche e cravatte, non stava soltanto interpretando un ruolo, quello del maschio seduttore, e non soltanto definendo l’estetica sgargiante degli anni ’80 ammiccanti e performanti: stava anche portando Giorgio Armani e la sua moda in un’altra dimensione. Da quel momento il marchio dello stilista nato a Piacenza, il suo stile, l’egenza del re della moda italiana divenne nota in tutto il mondo. Era il 1980, Gere interpretava Julian Kai, il film della scena in questione era American Gigolò di Paul Schrader.
Armani aveva 91 anni. Con la sua casa, il suo marchio ha rivoluzionato il mondo della moda, ha cambiato il modo di vestire dei maschi. E il cinema ha avuto un ruolo di primo piano in questa storia di passione, stile, eleganza e successo. Lui stesso diceva che “la vita è un film e i miei capi di abbigliamento sono i costumi”. E anche che il cinema era “un filo rosso che attraversa tutta la mia carriera, passo dopo passo”. Quando American Gigolò arrivò nelle sale – la storia di un uomo affascinante che lavora di notte, conosce le lingue straniere, soddisfa ogni tipo di donna e resta invischiato in una vicenda torbida – Armani aveva da sei anni presentato la sua prima collezione, da cinque fondato la Giorgio Armai Spa.
- È morto Giorgio Armani: addio al Re della moda, lo stilista dell’eleganza italiana conosciuto in tutto il mondo
- Chi sono gli eredi di Giorgio Armani, la successione dello stilista: l’impero in mano alla Fondazione
- Giorgio Armani: “Versace? Si divertiva, Valentino? Carino, D&G due furbacchioni, Prada vive nel suo mondo”
- Perché la Giorgio Armani Operations è in amministrazione giudiziaria: l’indagine per sfruttamento del lavoro
Gere resta senza dubbio l’attore feticcio dello stile Armani, quello che più ha personificato quella sobrietà ricercata fino agli ultimi dettagli. A favorire la collaborazione tra Armani e Shrader fu il produttore delle musiche del film, l’italiano Giorgio Moroder. “Il protagonista avrebbe dovuto essere John Travolta, che dopo la Febbre del sabato sera era l’attore più famoso al mondo – ha raccontato lo stilista in un’intervista a Il Corriere della Sera – Paul Schrader, il regista, lo portò a inizio agosto in una Milano semideserta, i pochi passanti mi guardavano accanto a Travolta con due occhi così. Poi per fortuna Schrader cambiò protagonista, perché Travolta non era assolutamente il personaggio che poteva mettere con eleganza i miei vestiti”.
Armani disse alla rivista System che “il magico momento del film in cui ci sono le camicie sul letto e lui getta le cravatte sulla camicia era perfetto per i tempi: era un vero cambiamento per gli uomini. Riguardava le loro scelte, i loro muscoli, voleva dire gettar via l’intera storia su come gli uomini si vestono: un momento davvero speciale”. Era il cambiamento dell’estetica dell’uomo: curato, dalle giacche destrutturate, sfoderate, un abbigliamento che metteva in risalto il fisico con sobrietà e colori quasi esclusivamente neutri. Qualche anno dopo quel film, Armani decise di aprire un negozio a Los Angeles riservato alle celebrità del mondo del cinema.
Anche attrici femmine hanno valorizzato e celebrato il lavoro dello stilista italiano. Divenne tra gli stilisti di fiducia di Michelle Pfeiffer, Cate Blanchett, Diane Keaton, Michelle Pfeiffer, Julia Roberts, Dennis Hopper, Tom Cruise. Memorabile la notte degli Oscar del 1990, che venne definita anche the Armani Awards per via dei tantissimi protagonisti vestiti dallo stilista italiano. Dopo American Gigolò arrivarono tantissimi altri film, oltre 200: dai gangster e gli agenti di The Untouchables di Brian De Palma ai tagli puliti e retrò di Gattaca, da Quei bravi ragazzi con Robert De Niro e Joe Pesci alla saga del Batman di Cristopher Nolan con Chrisian Bale protagonista, dai ladri gentiluomini di Ocean’s Eleven alla finanza del broker spregiudicato The Wolf of Wall Street con un memorabile Leonardo DiCaprio.
E ancora: Casinò di Martin Scorsese e Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino. Miami Vice, Elysium e Shaft. Scorsese, amico e collaboratore, realizzò un corto-documentario, Made in Milan, in cui lo stilista era rappresentato come un artista del suo tempo. Giorgio Armani era inoltre un grande appassionato di cinema, che guardava, seguiva, finanziava producendo documentari e partecipando ai festival.