82esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venzia
Misteri, femminismo e rimpianti: Eleonora Duse la diva ribelle
In concorso il biopic di Pietro Marcello, nelle sale dal 18 settembre. A interpretare l’attrice, della quale si sa pochissimo, Valeria Bruni Tedeschi
Cinema - di Chiara Nicoletti
Nell’ottavo giorno dell’82° Mostra D’Arte Cinematografica di Venezia, è la volta del terzo film italiano di passaggio in concorso, Duse di Pietro Marcello con Valeria Bruni Tedeschi nel ruolo della “Divina” Eleonora Duse, ritratta durante gli ultimi anni della sua vita, tra il 1917 e il 1923, periodo in cui, ricorda lo stesso Marcello, “Eleonora affronta il suo bilancio finale: con l’arte, con il proprio corpo, con la maternità, con D’Annunzio, con la storia d’Italia”. Scritto da Marcello con Letizia Russo e Guido Silei, il film uscirà in Italia il 18 settembre con Piper Film e nasce da un grande lavoro di ricerca, come ricorda lo stesso regista, al suo ritorno a Venezia dopo Martin Eden con Luca Marinelli, presentato nel 2019.
“Mi ha subito colpito l’aspetto di questa donna in rivolta per il suo tempo: sono sempre stato affascinato, come ho detto prima, dai personaggi ribelli, e ho pensato immediatamente a Valeria Bruni Tedeschi, ancor prima che nascesse il soggetto – confessa Marcello –. Già mentre scrivevamo il film, dunque, pensavo a lei e ciò che mi interessava era lo spirito della Duse. Non credo di essere capace di realizzare un biopic, perché in fondo sono un archivista, provengo dal documentario e ho una formazione diversa: non potevo prestarmi a qualcosa che non mi appartiene. In Valeria ho trovato la possibilità di lavorare sull’imprevisto. Ci ritagliavamo sempre degli spazi per questo. Abbiamo lavorato in uno stato di grazia, perché mi sono divertito tantissimo a fare questo film con Valeria. È stata un’esperienza straordinaria, anche perché ho potuto filmare Venezia, che era il mio sogno. Ci ho vissuto da ragazzo e ho avuto il privilegio di tornarci per girare un film, confrontandomi idealmente con i grandi maestri che hanno filmato questa città”.
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Non si sa molto di Eleonora Duse, è una figura quasi mitologica, non si hanno registrazioni della sua voce, solo poche fotografie e un unico film. Come la si interpreta? Rivela Valeria Bruni Tedeschi: “Io non ho cercato, come diceva Pietro, di fare un biopic. Non ho cercato di essere la Duse, perché non era questo il mio lavoro. Il mio lavoro è stato piuttosto quello di diventarle amica, trovare una connessione con lei, convocarla e capire cosa di lei mi fosse familiare, e cosa io potessi darle di me stessa. Ho fatto questo lavoro di scambio tra lei e me, umilmente, con ciò che conosco del mio lavoro, della vita, del dolore, del rapporto coi figli. Ho cercato di fare del mio meglio per creare questo strano miscuglio tra lei e me. Per noi era più importante lo spirito, che fosse senza maschera, che avesse un fuoco che usciva dal suo viso”.