82esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venzia
“House of dynamite”, Kathryn Bigelow racconta il nucleare: “Un incubo reale”
La regista premio Oscar: “Molti paesi possono cancellare il pianeta in un momento, ma si respira una specie di torpore collettivo. Come può definirsi ‘difesa’ l’annientamento?”
Cinema - di Chiara Nicoletti
Il settimo giorno dell’82esima Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia non ha nessuna intenzione di diminuire il carico politico che i suoi film, in tutte le sezioni, portano all’attenzione del pubblico del Lido. Dall’analisi dell’ascesa di Putin ne Il Mago del Cremlino, alla situazione in Iran raccontata da Ali Asgari passando per l’Italia ed il suo passato di malagiustizia fino al cospirazionismo dell’America dimenticata, arriviamo a Kathryn Bigelow, in concorso con House of Dynamite. La regista Premio Oscar torna a dirigere un thriller politico sulla scia di The Hurt Locker e Zero Dark Thirty e guarda, da ben tre punti di vista all’incubo nucleare che si affaccia sugli Stati Uniti quando un missile non rivendicato si dirige contro gli Usa e si inizia una corsa contro il tempo per scoprire chi sia il responsabile e come rispondere.
Quali sono le storie che muovono Bigelow? “Per scegliere un progetto – risponde la regista aprendo ufficialmente la discussione sul suo film in conferenza stampa. – la cosa più importante è che mi appassioni, e poi posso farci qualsiasi cosa. In questo caso, quello delle armi nucleari è un tema di portata globale”. Scrive nelle sue note di regia: “Sono cresciuta in un’epoca in cui nascondersi sotto il banco di scuola era considerato il protocollo standard di sopravvivenza alle bombe atomiche. Ora sembra assurdo (e lo era), ma allora la minaccia sembrava così immediata che misure del genere venivano prese sul serio. Oggi il pericolo non ha fatto altro che aumentare. Diverse nazioni possiedono armi nucleari sufficienti a porre fine alla civiltà in pochi minuti. Eppure si respira una sorta di torpore collettivo, una silenziosa normalizzazione dell’impensabile. Come si può chiamare tutto questo “difesa” quando il risultato inevitabile è la distruzione totale? Volevo realizzare un film che affrontasse questo paradosso, che esplorasse la follia di un mondo che vive sotto l’ombra costante dell’annientamento ma ne parla raramente”. È questa la casa della dinamite preannunciata dal titolo, ci viviamo tutti dentro, sentendoci, paradossalmente, al sicuro. Per House of Dynamite, Kathryn Bigelow si serve della sceneggiatura di un esperto in procedure di emergenza, Noah Oppenheim: “Abbiamo iniziato a scrivere la sceneggiatura un paio di anni fa, ma la storia riflette la realtà del nostro mondo dall’inizio dell’era nucleare. Ci sono nove paesi sulla Terra che dispongono di arsenali nucleari che potrebbero porre fine alla civiltà umana ed è un miracolo che non sia ancora successo nulla. Molte di queste armi si trovano in un sistema dove solamente una persona può autorizzarne l’uso” sottolinea con urgenza Bigelow.
- La serie di Bellocchio su Enzo Tortora sbarca a Venezia: “Era innocente ma doveva pagare”
- Guadagnino e la gogna, al Festival di Venezia il regista e Julia Roberts portano il tema delle molestie (e delle molte verità)
- “Bugonia”, Lanthimos ed Emma Stone sbarcano a Venezia: il regista e la sua “musa” tentano il bis dopo “Povere creature”
- Dubbiosa, ruvida e femminista: al Festiva di Venezia la vera madre Teresa
Tre punti di vista sulla vicenda in House of Dynamite per tre episodi che ripercorrono i frenetici minuti che separano il rilevamento del missile misterioso dalla sua possibile detonazione e la decisione sul che fare a riguardo. A chiudere l’ultimo capitolo e rappresentare il gigantesco punto di domanda che aleggia in tutto il film è Idris Elba, interprete del Presidente degli Stati Uniti, in preda al dilemma morale e politico derivante dalla crisi mondiale più estrema che gli Stati Uniti abbiano fronteggiato e all’agghiacciante solitudine dell’essere l’unico a dover decidere che fare. Elba racconta la sua esperienza: “La mia storia arrivava alla fine quindi io in realtà non ho visto nessun altro sul set di questi attori meravigliosi, abbiamo girato in totale isolamento per sentire veramente quella pressione. È molto teso e realistico, e come attore è stato incredibile, quasi come essere in un documentario.” Non solo tensione in House of Dynamite ma anche autentica paura perché come in tutti i film di Bigelow, nonostante l’evidente grande produzione alle spalle e i grandi mezzi, c’è la realtà che racconta che fa capolino e diventa un “e se succedesse veramente?”. Dunque, non un film che porta un messaggio, non un film che si interroga solamente ma un film che vuole schiaffeggiarci e farci svegliare. Cosa hai imparato da questo film? chiedono a Elba. “Che non potrei mai fare il politico, non riuscirei a prendere delle decisioni così pesanti” risponde con sincerità disarmante l’attore. E noi, cosa possiamo imparare da questo film che vedremo, distribuito da Netflix, dal 24 Ottobre? “Se dovessi scegliere un solo messaggio più importante” suggerisce Kathryn Bigelow, “sarebbe che dobbiamo essere tutti molto più informati, e bisogna iniziare una conversazione sulle armi nucleari”.