Le navi salpate verso la Striscia di Gaza
Global Sumud Flotilla, i portuali di Genova contro Israele: “Se perdiamo contatto con le navi, blocchiamo tutta Europa”
Il corridoio umanitario per portare aiuti alla popolazione sotto le bombe. "Devono tornare indietro le nostre ragazze e i nostri ragazzi senza un graffio, e tutta la nostra merce, che è del popolo, fino all’ultimo cartone, deve arrivare dove deve arrivare"
Esteri - di Antonio Lamorte
Già lo scorso giugno il presidio organizzato dal Collettivo Autonomo dei Lavoratori del Porto (Calp) e dalla sezione sindacale Porti di Usb al varco del Genoa Port Terminal aveva confermato che a bordo di una nave della compagnia israeliana Zim non era stata imbarcata alcun tipo di armi. Il Manifesto aveva parlato di “embargo pacifista”, contro la strage in corso nella Striscia di Gaza che secondo le stime di Hamas ha superato le 62mila vittime che per la rivista medica The Lancet già lo scorso giugno erano state ampiamente sottostimate. I portuali genovesi hanno confermato ieri il loro sostegno alla causa dopo la partenza della Global Sumud Flotilla.
“Devono tornare indietro le nostre ragazze e i nostri ragazzi senza un graffio, e tutta la nostra merce, che è del popolo, fino all’ultimo cartone, deve arrivare dove deve arrivare. Da questa regione escono 13-14mila container all’anno per Israele. Non faremo uscire più nemmeno un chiodo. Lanceremo lo sciopero internazionale, bloccheremo le strade. Bloccheremo tutto”. Ieri sera si è tenuta una fiaccolata che ha accompagnato oltre 280 tonnellate di derrate alimentari raccolte da Music for Peace e dagli stessi stessi portuali del Calp, già da anni attivo contro il trasporto di armi.
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“Se anche solo per 20 minuti perdiamo il contatto con le nostre barche, noi blocchiamo tutta l’Europa, dal Porto di Genova non uscirà più nulla”, le parole di un portavoce del Collettivo dei lavoratori portuali. “Dopo aver raccolto gli aiuti per Gaza, ora arriva la parte difficile, intorno a metà settembre queste barche arriveranno vicino alle coste di Gaza, nella zona critica. Se anche solo per 20 minuti perdiamo il contatto con le nostre barche, con le nostre compagne e i nostri compagni, noi blocchiamo tutta l’Europa. Insieme al nostro sindacato Usb, insieme a tutti i lavoratori portuali, insieme a tutta la città di Genova”.
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Quella partita ieri da Genova, Barcellona e da diverse località della Grecia è la più grande iniziativa umanitaria indipendente per portare aiuti umanitari alla popolazione della Striscia di Gaza, sotto l’attacco militare di Israele provocato dai massacri di Hamas del 7 ottobre del 2023. La flotta proverà a rompere il blocco navale imposto dallo Stato Ebraico che non fa avvicinare alcuna imbarcazione alla costa. “Se ci chiederanno di non proseguire ci fermeremo, ma se ci diranno di tornare indietro rimarremo fermi”, ha anticipato la coordinatrice Maria Elena Delia.
I portuali si sono impegnati da settimane nella raccolta degli aiuti suddivisi in scatoloni da venti chili ciascuno. Hanno trasformato la sala dei camalli della Compagnia Unica a Genova in un magazzino per ospitare gli aiuti e squadre di portuali volontari che hanno contribuito alla spedizione. “Vogliamo dimostrare che il porto di Genova è un porto civile e non di guerra. Vogliamo mandare il segnale che non solo blocchiamo armamenti, ma portiamo anche fisicamente aiuti alla popolazione palestinese”.
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