Il progetto dell'ex premier UK
Gaza e la parabola di Tony Blair, da Trump a presentare il suo piano per Gaza: hub commerciale e resort nella Striscia
Un piano a metà tra quello, disgustoso, della “Riviera di Gaza”, e uno leggermente più accettabile da un punto di vista morale ed umanitario.
È quello sul futuro della Striscia di Gaza presentato dall’ex primo ministro britannico Tony Blair e dall’imprenditore Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump ma soprattutto legato al mondo finanziario dell’Arabia Saudita, all’inquilino della Casa Bianca. Un incontro a tre avvenuto in una riunione mercoledì a Washington di cui ha dato conto la stessa Fondazione Blair, senza però fornire ulteriori dettagli.
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A scriverne però è stata la stampa britannica e statunitense, che ha lasciato trasparire dettagli delle proposte delineate a Trump dall’ex leader dei Laburisti inglesi, che di quell’area è un profondo conoscitore: il tre volte primo ministro britannico ha infatti rivestito l’incarico di “emissario speciale” del “Quartetto”, ovvero Stati Uniti, Russia, Onu ed Unione Europea, a Gerusalemme.
Nel progetto, secondo le indiscrezioni riportate da media come Bbc, Times, Guardian e Axios, vi sarebbero tre punti principali. Il primo è quello riguardante la trasformazione della Striscia di Gaza in un “hub commerciale” per la regione, una trasformazione in uno snodo per legare mondo arabo, Israele e “Occidente”.
C’è poi un tema che a Trump non sarà dispiaciuto, ovvero quello di legare Gaza al fantomatico progetto della “Riviera”: verrebbe dunque almeno parzialmente confermata la volontà di fare di parte dell’enclave palestinese un resort internazionale, una enorme stazione balneare, non distante da quanto proposto nel terribile video emerso mesi fa, generato tramite intelligenza artificiale, con protagonisti lo stesso Trump e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
E i palestinesi? Quello che sarebbe emerso è che i due milioni di gazawi non verrebbero espulsi dalla loro terra, come auspicato in Israele da Netanyahu e dalla sua combriccola di estremisti nazionalisti al governo. L’obiettivo, almeno sulla carta, è quello di arrivare sul “lungo termine”, non è chiaro quanto lungo però, alla fatidica soluzione dei “due popoli, due stati”.
Prima di recarsi alla Casa Bianca da Trump, Blair avrebbe anche avuto un colloquio con Mahmoud Abbas, il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese già incontrato in plurime occasioni quando l’ex premier britannico era l’inviato del Quartetto in Medio Oriente. Indiscrezioni che sembrerebbero confermare, se non un ok dell’Anp al progetto, quantomeno la conoscenza dei piani presentati da Blair al presidente Usa.