Parte la conquista

Gaza City, l’esercito israeliano prepara la conquista: Netanyahu promette di impedire la nascita di uno Stato palestinese

Il portavoce dell’IDF per il mondo arabo: “Inevitabile”. L’Onu denuncia: “Nessun luogo della Striscia è sicuro”. Nel frattempo, Netanyahu celebra nuovi insediamenti in Cisgiordania e promette di impedire la nascita di uno Stato palestinese

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

28 Agosto 2025 alle 12:00

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Gaza City, l’esercito israeliano prepara la conquista: Netanyahu promette di impedire la nascita di uno Stato palestinese

L’invasione, poi l’occupazione e l’evacuazione forzata. Gaza, ultimo atto. L’evacuazione di Gaza City è «inevitabile». Lo ha dichiarato su X il portavoce dell’esercito israeliano in lingua araba, Avichay Adraee. Mentre l’esercito si prepara a conquistare la più grande città del territorio palestinese, Adraee ha scritto: «L’evacuazione di Gaza City è inevitabile, e quindi ogni famiglia che si trasferisce nel sud riceverà gli aiuti umanitari più generosi, su cui si sta attualmente lavorando».

Le forze della squadra di combattimento della Brigata Givati, sotto il comando della Divisione 162, delle Forze di difesa israeliane «stanno combattendo nella zona del villaggio di Jabaliya e alla periferia di Gaza City, nella Striscia di Gaza settentrionale». Lo riferiscono le stesse Idf in una nota. Nell’ambito dell’operazione «è stata eliminata una cellula terroristica ed è stato individuato un deposito di armi utilizzato dai terroristi di Hamas per pianificare ed eseguire piani terroristici contro le forze dell’Idf». L’attività delle forze armate alla periferia di Gaza City consente di «estendere i combattimenti in profondità nell’area e di impedire alle organizzazioni terroristiche di insediarsi nella zona», prosegue il comunicato. Oltre all’attività delle forze nella regione, martedì sera, il 607esimo Battaglione del Genio «ha iniziato a operare per la prima volta nella Striscia di Gaza sotto il comando della squadra di combattimento della Brigata Givati».

Il commissario generale dell’Unrwa, Philippe Lazzarini, ha chiesto nuovamente con forza un cessate il fuoco a Gaza e che i responsabili dei crimini ne rispondano davanti alla giustizia. “Nulla giustifica questi massicci attacchi alla vita e all’identità palestinese. L’indignazione non basta. È tempo di azione, coraggio e volontà politica per porre fine a questo inferno sulla terra”, si legge nel messaggio postato su X dall’agenzia Onu per i palestinesi. “Nessun luogo è sicuro a Gaza. Nessuno è al sicuro. Dopo quasi 700 giorni, le persone continuano a essere uccise e ferite, mentre l’esercito israeliano intensifica ed espande le sue operazioni”, ha dichiarato Lazzarini, ricordando l’uccisione di “personale sanitario, giornalisti e operatori umanitari”. “E come se tutto ciò non bastasse, la fame minaccia tutti a Gaza con una morte lenta e silenziosa, o con una morte che si verifica mentre cercano disperatamente cibo”. Un inferno che “sta accadendo impunemente”, ha aggiunto, concludendo il messaggio con “cessate il fuoco ora + (assicurare le) responsabilità!”.

Ma non saranno le parole, gli appelli, anche quelli più accorati, a fermare l’annientamento dei palestinesi, perseguito dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu con l’entusiastico sostegno dal suo sodale a Washington. Con Donald Trump alla Casa Bianca, l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 “probabilmente” non ci sarebbe stato. Così Netanyahu, intervistato da Patrick Bet-David nel suo podcast. Al contempo, il premier israeliano ha aggiunto che secondo lui anche l’Iran, con Trump presidente, “sarebbe stato più cauto”. Lodi sperticate al tycoon che aveva ampiamente ricambiato nei giorni scorsi definendo Netanyahu un “eroe di guerra” e un “brav’uomo”. Un “brav’uomo” come lo sono, nell’ottica trumpiana, i ministri di estrema destra che dettano la linea del governo: gli Smotrich, i Ben-Gvir, quelli che supportano le quotidiane azioni di violenza dei coloni contro i villaggi e la popolazione palestinese in Cisgiordania.

«Nella Cisgiordania occupata, solo dall’ottobre 2023, 982 palestinesi sono stati uccisi dalle forze israeliane e dai coloni, e oltre 42.000 sono stati sfollati con la forza a causa di operazioni militari, demolizioni di case e attacchi dei coloni»: lo afferma su X l’Ufficio dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani. «Le violenze di questo fine settimana ad Al Mughayyir sono l’ennesimo esempio dell’oppressione e della coercizione continue nei confronti dei palestinesi. Tutte queste violenze devono cessare e deve essere garantita una responsabilità imparziale», scrive l’Alto commissario Volker Turk.

«Faremo in modo che Gaza non rappresenti più una minaccia per Israele», proclama Netanyahu durante un evento tenutosi in onore del Consiglio regionale di Binyamin in Cisgiordania, per celebrare 17 nuovi insediamenti nella regione. Il primo ministro israeliano ha rilasciato una dichiarazione video in cui affermava che la popolazione della regione di Binyamin merita di essere onorata, poiché affronta attacchi terroristici ogni giorno e «rafforza le radici del nostro Paese», riferisce Haaretz. «Che prezzo pagano, insieme al resto del nostro popolo», ha detto Netanyahu nel suo discorso: «Siamo sulla strada della vittoria e grandi cose sono già state realizzate, ma c’è ancora del lavoro da fare. Veniamo da una riunione di gabinetto. Non credo di potermi dilungare troppo, ma dirò una cosa: è iniziato a Gaza e finirà a Gaza. Non lasceremo lì questi mostri, libereremo tutti i nostri ostaggi, faremo in modo che Gaza non rappresenti più una minaccia per Israele».

«Il popolo di Israele – ha proseguito Netanyahu – confida nell’eroismo dei nostri figli della Giudea e della Samaria (Cisgiordania, ndr) e dell’intera terra di Israele. Ho promesso 25 anni fa che avremmo rafforzato le nostre radici, e lo abbiamo fatto, insieme. Ho detto che avremmo impedito la creazione di uno Stato palestinese, e lo stiamo facendo, insieme. Ho detto che avremmo costruito e mantenuto parti del nostro Paese, della nostra patria, e lo stiamo facendo». Lo stanno facendo anche contro gli oltre 350mila israeliani tornati a manifestare martedì sera a Tel Aviv. “Ascolta la tua nazione” chiedevano i manifestanti al primo ministro. Ma “Bibi” aveva altro da fare: era atteso, assieme ad altri politici della destra, a cena, un banchetto organizzato dal leader dei coloni di Giudea e Samaria (la Cisgiordania per i messianici al potere non esiste neanche nominalmente).

28 Agosto 2025

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