Il giallo tra politica e droga

Fausto e Iaio: quel caso irrisolto del Leoncavallo, gli attivisti 19enni contro l’eroina uccisi in strada e le indagini sull’estrema destra

Entrambi studenti, entrambi impegnati in un dossier sullo spaccio a Milano. 8 colpi calibro 7.65. Nessuna condanna, nessun colpevole. La mobilitazione e la fondazione delle "Mamme del Leoncavallo"

News - di Redazione Web

21 Agosto 2025 alle 15:36

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Foto LaPresse – Stefano Porta 18/03/2017 Milano ( Ita ) Cronaca Presidio in Via Mancinelli per ricordare l’uccisione di Fausto Tinelli e Lorenzo Iaio Iannucci con il nuovo murales.
Foto LaPresse – Stefano Porta 18/03/2017 Milano ( Ita ) Cronaca Presidio in Via Mancinelli per ricordare l’uccisione di Fausto Tinelli e Lorenzo Iaio Iannucci con il nuovo murales.

Ancora irrisolto. Nessuna condanna, nessun colpevole “pur in presenza di significativi elementi indiziari” che avevano portato inequivocabilmente le indagini negli ambienti dell’estrema destra romana con legami in Lombardia. Fausto e Iaio, entrambi attivisti del centro sociale Leoncavallo di Milano, “il più famoso d’Italia”, sgomberato a sorpresa stamattina a oltre 50 anni dalla fondazione. Avevano 19 anni, furono uccisi a colpi d’arma da fuoco, finiti in strada in una spedizione nel marzo del 1978, pieni Anni di Piombo. Appena due giorni prima era stato sequestrato Aldo Moro.

Fausto e Iaio erano Fausto Tinelli e Lorenzo Iannucci. Entrambi studenti, entrambi avevano 19 anni, entrambi assidui frequentatori del centro sociale, entrambi impegnati in un dossier sullo spaccio di eroina a Milano firmato dai Collettivi Comunisti Autonomi. Avevano trascorso il pomeriggio con amici, la sera sarebbero dovuti andare a un concerto al Leoncavallo dopo aver cenato a casa di Tinelli. Si erano incontrati poco prima delle 20:00. Furono uccisi con otto colpi di pistola, un’esecuzione in via Mancinelli proprio nei pressi della prima sede del centro sociale Leoncavallo, fondato nell’ottobre del 1975 nell’omonima strada nel quartiere Casoretto.

Una testimone, Marisa Biffi, vide in strada tre ragazzi apparentemente sui vent’anni che indossavano rispettivamente un impermeabile chiaro, una giacca color cammello e un giubbotto di pelle marrone. Li vide scappare dopo aver sentito le esplosioni dei colpi di pistola. La donna stava andando in parrocchia con le figlie, trovò i due ragazzi stesi a terra incapaci anche di chiedere aiuto. Otto colpi in tutto, calibro 7.65. Iannucci morì sul colpo, Tinelli mentre veniva portato in ospedale. Alcuni giorni dopo arrivò una rivendicazione dei Nuclei Armati Rivoluzionari, Brigata Franco Anselmi.

Appena dodici giorni prima Anselmi, militante neofascista, era stato ucciso durante una rapina in un’armeria. Sul caso di Fausto e Iaio sono state aperte diverse inchieste giudiziarie e indipendenti. La pista più accreditata portava alla destra eversiva romana, sorretta dagli elementi raccolti in indagini e perquisizioni. Comparivano tra gli indagati, archiviati, Massimo Carminati, Claudio Bracci e Mario Corsi. A inizio dicembre del 2000 la giudice delle indagini preliminari emise il decreto di archiviazione sull’omicidio “pur in presenza di significativi elementi indiziari a carico della destra eversiva e in particolare degli attuali indagati”.

Appena lo scorso maggio la gip di Milano Maria Idria Gurgo Di Castelmenardo ha accolto la richiesta della Procura e disposto la riapertura delle indagini sull’omicidio. L’avvocato della famiglia Tinelli, Nicola Brigida, ha definito la decisione “un passo necessario per fare piena luce su un duplice omicidio tragico, che colpì due giovani colpevoli solo del loro impegno civile e politico”. Sul luogo dell’omicidio, allora, venne rinvenuto un berretto di lana blu che, però, non fu mai sottoposto ad accertamenti e infine non fu più trovato tra i reperti. Altro elemento da approfondire: una perizia calligrafica su un volantino di rivendicazione trovato a Roma il giorno dopo i funerali in una cabina telefonica di via Leone IV a Roma, in zona Prati.

Subito dopo la morte, a Milano venne organizzata una grande mobilitazione che culminò nella nascita del gruppo “Mamme del Leoncavallo”, fondata dalle madri di Fausto e Iaio con altre donne legate al centro sociale. È l’unica associazione la cui sede è registrata nello stabile di via Watteau sfrattata oggi. La targa che li ricorda è stata più volte imbrattata.

21 Agosto 2025

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