L'attesa per il vertice

Summit sull’Ucraina, l’Europa in panchina guarda all’Alaska e studia le sue contromosse

In Europa c’è cauto ottimismo, ma ci si prepara a varare a settembre il pacchetto di sanzioni a Mosca più duro di sempre. E Meloni tifa per il tycoon

Esteri - di David Romoli

15 Agosto 2025 alle 08:00

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FILE – U.S. President Donald Trump meets with Russian President Vladimir Putin at the G-20 Summit in Hamburg, Germany, on July 7, 2017. (AP Photo/Evan Vucci, File)
FILE – U.S. President Donald Trump meets with Russian President Vladimir Putin at the G-20 Summit in Hamburg, Germany, on July 7, 2017. (AP Photo/Evan Vucci, File)

Costretta in panchina, l’Europa aspetta l’esito del vertice di oggi affilando le armi. In un successo ci credono in pochi. Anche se le fonti di Bruxelles parlano di cauto ottimismo, la frase secca pronunciata da Giorgia Meloni nella call di due giorni fa con Trump (“scopriamo il bluff di Putin che sinora non ha inteso fare alcun passo avanti significativo”) è specchio più fedele dello stato d’animo degli europei. Dunque, piena fiducia in Trump, ottimismo d’ordinanza, però pronti a varare in settembre il pacchetto di sanzioni più duro di sempre, a monitorare severamente il funzionamento delle funzioni sin qui erogate per scoprire se non siano state aggirate, approfondimenti legali per capire come requisire tutti gli asset russi congelati, valore 200 miliardi e passa, e non solo, come oggi, gli interessi che generano.

Ma la suspense, per i Paesi dell’Unione, è doppia. Aspettano di capire se c’è davvero uno spiraglio per l’avvio di una trattativa plausibile, cioè se Putin è disposto almeno a considerare il cessate il fuoco o la moratoria sui bombardamenti, ma anche di vedere cosa farà al momento buono Donald Trump. Se si trattasse di un altro presidente, le call incrociate di mercoledì scorso avrebbero offerto rassicurazioni totali. La più soddisfatta di tutti, forse, era proprio Giorgia, che ha sempre martellato sull’obbligo di evitare scontri, frizioni e divisioni tra le due sponde dell’Atlantico. Il Trump di mercoledì, quasi allineato sulla linea rossa tracciata dai Paesi Ue e dall’Ucraina, sembra dare piena ragione alla premier italiana. The Donald, ora, quasi benedice la missione dei Volenterosi di Macron, resuscitando così l’opzione di una missione di pace, certo non sotto bandiere Nato, in Ucraina, quando le armi taceranno. Nel nuovo quadro, con il placet della Casa Bianca, probabilmente anche l’Italia aderirebbe a quella missione sin qui bocciata senza appello.

Però Trump è Trump. È imprevedibile e volatile. Se ha un punto di caduta in mente lo conoscono in pochi e tra quei pochi non figurano i leader europei. La realtà è che nessuno, neppure dopo le assicurazioni di mercoledì, sa cosa uscirà fuori dall’incontro di oggi, che tuttavia rappresenta in sé un successo diplomatico per il presidente russo. Trattato fino a ieri come un paria inseguito da mandato di cattura internazionale, torna anche formalmente al centro della scena internazionale con tutti gli onori. Per l’Europa già questo è un boccone molto amaro.

La premier italiana tiene le dita ben intrecciate. Se Trump sarà coerente con le posizioni assunte due giorni fa, per lei sarà un successo su molti piani: la sua strategia della vicinanza con Washington sarà premiata, il ruolo di punto d’equilibrio tra Washington e Bruxelles confermato, con la benedizione di Zelensky che insiste per colloqui di pace proprio a Roma. Sarà riuscita a tenere insieme il rapporto privilegiato con l’americano e la postazione di totale sostegno con l’altro amico, quello ucraino. Ma due giorni, quando in ballo ci sono gli umori e le mosse di Donald Trump, possono rivelarsi un’eternità.

15 Agosto 2025

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