La crisi nella Striscia

Gaza, Netanyahu sblocca i camion di aiuti umanitari ma nega la fame nella Striscia: non si fermano i bombardamenti

Esteri - di Carmine Di Niro

28 Luglio 2025 alle 10:21

Condividi l'articolo

Gaza, Netanyahu sblocca i camion di aiuti umanitari ma nega la fame nella Striscia: non si fermano i bombardamenti

La catastrofica situazione umanitaria nella Striscia di Gaza, con migliaia di persone ed in particolare bambini ridotti alla fame per i continui blocchi nelle distribuzioni di cibo da parte di Israele, che ha fermato ogni ingresso di cibo e beni di prima necessità per quasi tre mesi fra marzo e maggio e poi ha affidato la distribuzione del cibo alla sola Gaza Humanitarian Foundation (GHF), una Ong creata dallo stato ebraico che ha soli 4 punti di distribuzione controllati dall’esercito, che in questi mesi ha spesso sparato sulla folla, ha avuto una improvvisa evoluzione.

Merito delle fortissime pressioni internazionali sul governo di Benjamin Netanyahu che, spinto anche da Paesi che sono da decenni alleati storici di Israele, ha dato il via libera domenica all’ingresso di decine di camion che trasportavano aiuti umanitari. Mezzi che in alcuni casi sono stati letteralmente presi d’assalto dalla popolazione civile, nel tentativo di assicurarsi rapidamente il cibo.

I camion sono entrati nella Striscia di Gaza prevalentemente dal varco di Rafah, al confine con l’Egitto, e provengono proprio dal Cairo e dalla Giordania. L’apertura del varco arriva dopo che Israele aveva già iniziato a paracadutare e lanciare dai cieli alcuni carichi di cibo sulla Striscia dalla Giordania: si è trattato però di una mossa dagli effetti molto limitati, un gesto più simbolico che altro, anche perché considerato da svariate Ong e dalle stesse Nazioni Unite come inefficiente e pericoloso per la stessa popolazione civile. Inoltre buona parte dei lanci sono finiti in zone off-limits per i palestinesi, dove chi vi si reca corre un rischio molto elevato in quanto rientrano sotto il controllo dell’esercito israeliano.

La fame a Gaza

Il “cedimento” di Israele di fronte alle pressioni internazionali, facilitando finalmente l’ingresso di aiuti umanitari nella Striscia, non è però da parte del governo di Tel Aviv una ammissione di responsabilità, il riconoscimento di aver usato la fame come strumento di guerra.

Al contrario il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ribadito la sua linea, ovvero che “non c’è alcuna politica della fame a Gaza, e non c’è fame a Gaza”, le sue parole che negano l’evidenza. Israele “ha consentito gli aiuti umanitari per tutta la durata della guerra… Altrimenti non ci sarebbero abitanti di Gaza”, ha aggiunto Netanyahu, accusando Hamas di intercettare i rifornimenti e poi “accusare Israele di non fornirli”, le parole del premier intervenendo ad una conferenza cristiana ospitata dalla consigliera di Trump e pastore evangelico Paula White. Israele ha “consentito l’ingresso nella Striscia della quantità (di aiuti, ndr) richiesta dal diritto internazionale”, ha sottolineato il primo ministro, stimando che circa 1,9 milioni di tonnellate di aiuti umanitari sono state consegnate nella Striscia di Gaza dall’inizio della guerra nell’ottobre 2023.

Di tutt’altro avviso è l’Oms, l’Organizzazione mondiale della sanità, che parla di “livelli allarmanti” di malnutrizione della popolazione nella Striscia di Gaza. Per l’agenzia Onu “il blocco deliberato” degli aiuti da parte israeliana nella Striscia era evitabile e ha provocato la morte di molte persone. “La malnutrizione sta seguendo un andamento pericoloso nella Striscia di Gaza, caratterizzato da un picco di decessi nel mese di luglio”, ha affermato l’Oms in una dichiarazione.

Trump smentisce Netanyahu

Ma la smentita più dura da digerire per Netanyahu arriva da Turnberry, in Scozia, dove da giorni si è spostato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump tra partite a golf nel suo resort e incontri politici.

È proprio con accanto il premier britannico Keir Starmer che il presidente Usa ha clamorosamente smentito l’amico Bibi sulla fame: “Sulla base di quello che vedo in televisione, direi che non sono particolarmente d’accordo, perché quei bambini sembrano molto affamati”, ha spiegato ai cronisti parlando delle dichiarazioni di Netanyahu.

Sempre a proposito di Gaza, Trump ha poi chiarito che non prenderà posizione sul riconoscimento dello Stato della Palestina, come recentemente fatto dalla Francia di Emmanuel Macron, e che per lui un cessate il fuoco nella Striscia “è possibile, vogliamo che parta”.

Altre bombe su Gaza

L’apertura ai camion umanitari non ferma però le operazioni militari nella Striscia. L’agenzia di stampa palestinese Wafa riporta che 13 palestinesi sono stati uccisi e più di 30 sono rimasti feriti oggi a causa dei continui bombardamenti israeliani su varie zone dell’enclave palestinese.

Cinque palestinesi sono rimasti uccisi in seguito al bombardamento di un appartamento nella zona di Al-Mawasi, a ovest di Khan Yunis. Altri cinque sono stati uccisi e più di 30 sono rimasti feriti a causa del bombardamento di una casa di tre piani nel quartiere giapponese a ovest di Khan Yunis. Altri tre palestinesi sono morti e diversi altri sono rimasti feriti quando le forze israeliane hanno bombardato un’abitazione nel campo profughi di Maghazi, nella Striscia di Gaza centrale.

L’appello degli ambasciatori a Meloni

È in questo contesto che in Italia fa discutere la lettera aperta alla premier Giorgia Meloni promossa da 34 ambasciatori italiani in pensione (poi aumentati fino a diventare 40), tra i quali Torquato Cardilli (che è tra i promotori), Pasquale Ferrara, Pasquale Quito Terracciano, Ferdinando Nelli Feroci, Stefano Stefanini, Rocco Cangelosi, in cui si chiede alla presidente del Consiglio “l’immediato riconoscimento nazionale dello Stato di Palestina” sulla scia di quanto fatto recentemente da Emmanuel Macron in Francia.

I firmatari chiedono di “sospendere ogni rapporto e cooperazione” nel settore militare e della difesa con Israele; “sostenere in sede Ue ogni iniziativa che preveda sanzioni individuali”; “unirsi al consenso europeo” per la sospensione temporanea dell’accordo Israele-Ue.

Posizione ben diversa da quella del governo italiano e dalla premier Giorgia Meloni, che sabato a Repubblica aveva detto che riconoscere la Palestina ora sarebbe “controproducente”.

28 Luglio 2025

Condividi l'articolo