A Napoli

A rischio chiusura la Polisportiva Partenope: la rabbia dei genitori e l’appello dei giovani atleti

Lo sfratto è diventato esecutivo. Il ruolo del demanio, quello della Sovrintendenza e del Coni. Le tante cause e sentenze. La ricostruzione di una storia lunga 74 anni e figlia di una gestione discutibile. Nel mezzo le vittime: gli oltre 1000 ragazzi che potrebbero perdere uno dei pochi centri sportivi della città

News - di Andrea Aversa

8 Luglio 2025 alle 16:52

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Fonte l’Unità
Fonte l’Unità

la Il prossimo round giuridico sarà disputato il prossimo 4 novembre, quando è attesa la sentenza del processo d’Appello. Intanto, genitori e atleti, si riuniranno lunedì 18 luglio per costituire un comitato civico. L’appuntamento è alle 18 presso la sede conosciuta come quella dei Cavalli di Bronzo, ovvero la discesa adiacente – da un lato al Maschio Angioino (o Castel Nuovo) e dall’altro al Palazzo Reale – e che collega via Vittorio Emanuele a via Acton, casa dello storico ‘Ente MoralePolisportiva Partenope, almeno fino al prossimo 4 ottobre. Dopodiché lo sfratto, oggi diventato esecutivo, si concretizzerà lasciando circa 1.300 giovani atleti senza palestra, senza un campo di pallavolo, senza un campo di basket e senza sale per praticare le arti marziali.

Napoli: perché la Polisportiva Partenope rischia la chiusura

Stamattina a Napoli, in quegli spazi di via Riccardo Filangieri Candida di Gonzaga, c’è stato un sit-in di genitori e ragazzi per protestare contro l’arrivo dell’ufficiale giudiziario. Sul tavolo la questione di circa 700mila euro di canone d’affitto non pagati al demanio, proprietario del luogo. Questione rigettata al mittente dall’avvocato Domenico Parrella, legale della Polisportiva Partenope che a l’Unità ha spiegato che l’intero edificio, sul quale la Sovrintendenza non avrebbe pretese, è vincolato come particolare bene culturale e che, inoltre, “non c’è nessuna sentenza che parli di questa cifra e che obblighi la società a pagarla. Il problema è un altro ed è formale: ci sono state nel tempo varie cause, iniziate nel 1966, dall’Agenzia del Demanio che tra le sue prerogative non ha la gestione dei beni culturali.

Il bene culturale e il ruolo dell’Agenzia del Demanio

Questo spetta al Ministero della Cultura e quindi alle Sovrintendenze. Quando il demanio ha chiesto la liberazione di questi spazi, siamo andati in giudizio chiedendo l’acquisto della struttura per usucapione. Allora il giudice ci diede torto ma basandosi su un articolo sbagliato di una legge del 1939. Ad oggi, l’ultima sentenza emessa autorizza il demanio ad essere proprietario non della sede della Partenope ma dei suoi immobili. Di conseguenza l’agenzia del demanio non può accedere alla struttura. Ora, non solo, i ragazzi iscritti alla Polisportiva e le loro famiglie devono venire qui e protestare ma devono farlo tutti i cittadini napoletani perché stiamo parlando di un bene comune“. Ed ecco spiegato il motivo del sit-in di oggi e perché sarà costituito il comitato civico la prossima settimana.

Il ruolo del Coni e le prospettive future

Facciamo un salto indietro nel tempo per cercare di ricostruire bene alcuni dettagli di questa storia. Nel 1964, 12 anni dopo che vicino piazza Municipio si fosse insediata la Partenope, il Ministero dell’economia e delle finanze obbligò il Coni (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) a pagare un canone di affitto per quegli spazi. Nel frattempo la neonata polisportiva aveva iniziato ad utilizzare la struttura a titolo gratuito. Il Coni rifiutò, ritenendo troppo elevata la richiesta fatta dal governo di allora. Quando il Ministero intimò al Comitato Olimpico di abbandonare l’edificio, ciò avvenne e senza che fosse chiamata in causa la Partenope. Su questo il Presidente della società Sandro Gelormini è stato molto chiaro: “Non abbiamo mai ricevuto una richiesta di affitto. Ottenemmo la gestione dal Coni“. L’attuale situazione è esplosa nel 2009, con la richiesta da parte del demanio dei canoni d’affitto arretrati. È il futuro? L’intera area sarebbe messa sul mercato.

Il ‘giallo’ del canone d’affitto non pagato e l’ombra di una cattiva gestione

Intanto, le mamme e i papà che sono pronte a dar battaglia in ambito civile e giuridico, non hanno risparmiato la dirigenza della Partenope. C’è chi si è chiesto come mai la Polisportiva non ha mai fatto una campagna di verità per informare gli iscritti e i cittadini su come è davvero andata la vicenda. Altri si sono scagliati contro gli amministratori, ‘colpevoli’ nel corso degli ultimi decenni (la società che l’anno prossimo compirà 75 anni, si è impossessata nel 1951 di quello che era il maneggio reale), di non aver curato i bilanci. Qualcuno, ironicamente, ha posto l’attenzione sui soldi che entrano nelle casse ‘povere’ del club e soprattutto su come essi siano stati spesi. L’unica certezza è questa: se davvero la Partenope – club pluridecorato che ha fatto la storia dello sport napoletano e italiano – dovesse chiudere i battenti, a pagare saranno soltanto i giovani atleti che si troverebbero privati di uno dei pochi luoghi pubblici dove praticare sport.

Polisportiva Partenope a rischio chiusura: le parole dell’avvocato Parrella

Il caso della Polisportiva Partenope: il video appello dei giovani atleti

Polisportiva Partenope: le foto del sit-in di atleti e genitori

8 Luglio 2025

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