Il caso Eni-Nigeria

Davigo scaricato dalla magistratura italiana, tanto non conta più

Le “ombre” le avrebbe gettate Davigo, ovviamente da solo. Come Palamara, sempre da solo, avrebbe fatto giochi di potere sottobanco per una ottantina di nomine ai vertici degli uffici giudiziari...

Giustizia - di Frank Cimini - 6 Giugno 2024

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Davigo scaricato dalla magistratura italiana, tanto non conta più

La magistratura italiana ama follemente la logica del capro espiatorio. Dopo Palamara la cui radiazione dall’ordine giudiziario era stata utilizzata per far riacquistare la verginità all’intera categoria ora c’è il caso Davigo.

La corte di appello di Brescia nel motivare la condanna di Piercamillo Davigo ex pm del mitico pool di Mani pulite ed ex componente del Csm, a un anno e tre mesi per violazione del segreto d’ufficio dice che aveva gettato ombre sulla procura di Milano e sul Csm.

Come se queste ombre non preesistessero abbondantemente all’intervento di Davigo e come se non fosse stata la procura di Milano ad autodelegittimarsi con furiose litigate tra i i pm in relazione al caso Eni-Nigeria che hanno raggiunto il culmine nell’aula del processo di Brescia a Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro imputati per non aver depositato agli atti eventi favorevoli alle difesa.

Insomma, in parole povere si approfitta che Davigo, al di là di responsabilità che saranno accertare in via definitiva dalla corte di Cassazione, siccome è in pensione e non conta più niente se non come editorialista del “Manette Daily” e come partecipante a noiosi dibattiti in tv sulla giustizia paga per tutti.

“È stato l’unico condannato tra tutti i magistrati che si sono occupati dei verbali di Piero Amara- precisa l’avvocato difensore Davide Steccanellaè stato condannato per aver detto che l’inchiesta non c’era non perché c’era”.

Ma questo riguarda il merito del processo a Davigo, che non è ancora finito. La storia del processo Eni-Nigeria fa emergere cose molto gravi che non possono essere addebitate agli interventi di Davigo.

La procura di Milano aveva tentato di liberarsi del presidente della sezione del Tribunale Marco Tremolada sulla base di chiacchiere di Amara, secondo il quale due avvocati della difesa erano in grado di “avvicinare” il giudice.

L’allora procuratore capo Francesco Greco spediva questo pettegolezzo a Brescia nella speranza che ciò servisse a far astenere Tremolada considerato eccessivamente sensibile alle tesi difensive.

La procura di Brescia chiedeva e otteneva in brevissimo tempo l’archiviazione di queste autentiche nullità. La procura di Milano non aveva avuto il coraggio di ricusare scegliendo di ricorrere ai mezzucci.

E le “ombre” le avrebbe gettate Davigo, ovviamente da solo. Come Palamara, sempre da solo, avrebbe fatto giochi di potere sottobanco per una ottantina di nomine ai vertici degli uffici giudiziari. Per il resto tutto bene, madama la marchesa.

6 Giugno 2024

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