Il nuovo colpo di genio

Salvini scarica Zaia ma è un boomerang: il Veneto si scaglia contro il Capitano

L’uscita del leader leghista contro l’amatissimo governatore è un boomerang, specie alla vigilia delle Europee. E ora FdI proverà a espugnare la roccaforte padana

Politica - di David Romoli - 15 Maggio 2024

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Salvini scarica Zaia ma è un boomerang: il Veneto si scaglia contro il Capitano

In materia di tempistica Matteo Salvini non ha mai brillato: la dimostrazione più lampante e per lui disastrosa è stata la crisi del Papeete nel 2020. Il leader della Lega in quella occasione doveva solo scegliere bene i tempi e i modi della crisi di governo. Sbagliò clamorosamente gli uni e gli altri e le conseguenze sono note.

È probabile che il vicepremier leghista sia caduto di nuovo nello stesso errore. Le sue parole sui molti candidati che la Lega è pronta a schierare in Veneto al posto di Luca Zaia sono suonate come una coltellata alle spalle del governatore amatissimo nella sua Regione, vibrata oltretutto nel momento per lui meno opportuno, cioè alla vigilia di una prova elettorale nella quale il dissenso leghista, che nelle Regioni del nord è forte, minaccia di penalizzarlo ulteriormente in termini di voti sonanti.

In realtà è probabile che Salvini, con indiscutibile goffaggine, stia solo cercando di salvare il salvabile. Che i rapporti fra il leader e il più potente e popolare tra i governatori non siano idilliaci è noto. Ma a dettare quella dichiarazione esplosiva non è stato tanto il conflitto sotterraneo con Zaia quanto la consapevolezza di aver già perso la partita del terzo mandato.

Giorgia Meloni è irremovibile e il leader del Carroccio non può contare su nessuna sponda. Non all’interno della maggioranza, perché Fi la pensa esattamente come la premier e forse è anche più ostile al terzo mandato.

Neppure nell’opposizione perché la resistenza degli amministratori locali non è riuscita a vincere la decisione molto ferma e contraria al terzo mandato di Elly Schlein. Il tavolo, nella sfida per il Veneto, è già un altro: non più Zaia o non Zaia ma un nuovo candidato leghista o meno.

Quando afferma di avere in mente “dieci candidati, uomini e donne”, Salvini cerca di mettere subito un’ipoteca sulla roccaforte assediata dalle truppe tricolori. Quell’ipoteca è in realtà impossibile. Meloni boccia il terzo mandato anche, anzi probabilmente soprattutto perché mettere fuori gioco Zaia è propedeutico alla conquista del Veneto, obiettivo per nulla segreto ma al contrario conclamato.

Gli aspiranti candidati non mancano, con in testa il coordinatore regionale Luca De Carlo tallonato da un fedelissimo di Giorgia come Raffaele Speranzon. Ma alla presidenza ambirebbe anche il ministro Adolfo Urso.

È molto improbabile che la premier, dopo aver sbarrato la strada accetti poi di passare per far posto a un altro leghista. O a un’altra leghista: se Salvini avrà la meglio, a sopresa, nel braccio di ferro con l’alleata e premier la candidata sarà infatti quasi certamente la vice di Zaia, Elisa De Berti.

Ma anche in questa occasione Salvini si è mosso con singolare imperizia. Da mesi nei corridoi circola la voce, quasi sicuramente infondata, secondo cui la premier si sarebbe impuntata per evitare di doversela vedere in Emilia con Bonaccini, considerato imbattibile, pronta però a cedere una volta uscito di scena il governatore emiliano, con l’elezione a eurodeputato.

Si tratta di una leggenda metropolitana ma verificarlo prima di dare per spacciato Zaia avrebbe dissipato l’ombra del “tradimento” che invece così pesa sul leader. Il quale, inoltre, si è mosso senza concordare prima l’uscita tonante con Zaia e questo è un errore grosso.

Il governatore veneto infatti è furibondo e con il Nord a un passo dal mollare un leader mai così poco popolare essersi inimicato Zaia senza in cambio riuscire a mettere il cappello leghista sulla poltrona che Zaia lascerà vacante non è precisamente il meglio che un leader possa chiedere a se stesso.

15 Maggio 2024

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