Gli alleati scomodi

Netanyahu stretto tra Biden e l’estrema destra, la “minaccia” di Ben-Gvir: “Operazione a Rafah o non sarà più premier”

Esteri - di Carmine Di Niro - 8 Aprile 2024

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Benjamin Netanyahu e Itamar Ben-Gvir
Benjamin Netanyahu e Itamar Ben-Gvir

Stretto da un lato da Joe Biden e dalle richieste dell’amministrazione statunitense di proteggere i civili ed evitare una offensiva di terra a Rafah, la città nella Striscia di Gaza al confine con l’Egitto dove da mesi vivono oltre un milione di profughi palestinesi, e dall’altro dagli alleati ultraortodossi di estrema destra, che puntano all’annientamento di ciò che resta di Gaza tramite l’attacco su Rafah.

Il ritiro israeliano dal sud di Gaza

È la situazione complicata in cui si trova il premier israeliano Benjamin Netanyahu. All’importante alleato Usa Bibi ha concesso sabato, dopo il pressing incessante di Washington la riduzione delle truppe dell’IDF nel sud della Striscia, col ritiro dei battaglioni dall’area di Khan Younis.

Poi però è arrivata una correzione di rotta. Nelle ore successive all’annuncio Netanyahu, così come il ministro della Difesa Yoav Gallant ed altri esponenti dell’esecutivo, formalmente di unità nazionale ma dominato da forze estremiste che ne garantiscono la sopravvivenza alla Knesset (il Parlamento israeliano, ndr) hanno sottolineato che il ritiro era funzionale all’invasione imminente di Rafah.

La minaccia di Ben-Gvir a Netanyahu

Parole che appaiono un modo per tenersi buono l’alleato più scomodo nel governo, il ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, leader del partito di estrema destra Potere Ebraico. Quest’ultimo lunedì su X (Twitter) ha sottolineato che il premier Netanyahu “non avrà il mandato per continuare a ricoprire la carica di primo ministro” di Israele se la guerra di Israele nella Striscia di Gaza non terminerà con “un attacco esteso a Rafah per sconfiggere Hamas”. Si tratta di una richiesta diametralmente opposta a quella che arriva dagli Stati Uniti, dall’amministrazione di Joe Biden che ancora oggi, nonostante i tanti distinguo a parole, nei fatti continua a foraggiare lo Stato ebraico delle armi e dei missili necessari per proseguire l’offensiva militare nella Striscia di Gaza.

Ben-Gvir recentemente aveva anche minacciato le dimissioni, che comporterebbero di fatto la caduta del governo Netanyahu, in caso di accordo tra Israele e Hamas, obiettivo a cui da mesi stanno lavorando Stati Uniti, Qatar ed Egitto, al momento senza successo per la distanza tra Tel Aviv e il gruppo radicale islamico che governa la Striscia.

Sulla stessa linea di Ben-Gvir c’è anche l’altro leader dell’estrema destra religiosa, il responsabile delle finanze e numero uno di Sionismo religioso Bezalel Smotrich, che ha convocato il suo partito per per valutare la situazione dopo l’annuncio dell’esercito del ritiro da Khan Yunis.

8 Aprile 2024

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