Tutti contro il premier

Netanyahu sotto assedio, il ministro Gantz chiede elezioni a settembre

Il ministro propone le urne anticipate. I familiari degli ostaggi furiosi col premier: “Traditore”. Domani all’Onu il progetto di risoluzione per l’embargo sulle armi a Israele

Esteri - di Umberto De Giovannangeli - 4 Aprile 2024

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Netanyahu sotto assedio, il ministro Gantz chiede elezioni a settembre

Gerusalemme, l’assedio al “traditore” continua. Le famiglie degli ostaggi israeliani detenuti a Gaza da Hamas hanno definito il leader del loro Paese un “traditore”, mentre la rabbia per la gestione della guerra da parte del primo ministro Benjamin Netanyahu è cresciuta nella quarta notte consecutiva di proteste di massa.

Migliaia di persone si sono radunate davanti al Parlamento, con le famiglie degli ostaggi e l’ex primo ministro Ehud Barak che hanno accusato Netanyahu per il “disastro” del 7 ottobre e hanno chiesto le elezioni. Le famiglie degli ostaggi sono furiose con Netanyahu, che secondo loro non ha realmente spinto per la loro liberazione.

Si sono alleati con i manifestanti antigovernativi che lo scorso anno hanno marciato per nove mesi per contrastare le sue controverse riforme giudiziarie che, a loro dire, minacciavano la democrazia.

Il leader dell’opposizione israeliana Yair Lapid ha affermato che “in nessun altro Paese al mondo il governo sarebbe rimasto al potere” dopo il 7 ottobre. “E’ un disastro che sia rimasto al potere”, ha aggiunto. Lo riporta il Times of Israel. Lapid ha detto che il suo cuore è “con le famiglie dei manifestanti”. che ha invitato a “seguire la legge” durante le loro proteste.

“Penso che questo sia il peggior governo che Israele abbia mai avuto. E penso che Netanyahu passerà alla storia come il peggior leader della storia ebraica, non solo di quella israeliana”, afferma in una conversazione con Haaretz Thomas L. Friedman, firma storica del New York Times.

La svolta politica arriva col calar del sole. Dovremmo concordare una data delle elezioni generali per settembre prossimo». Lo ha detto a sorpresa il leader centrista israeliano e ministro del Gabinetto di Guerra, Benny Gantz in una conferenza stampa.

È la prima volta che Gantz, in testa ad ogni sondaggio, chiede le elezioni anticipate. «Credo che la proposta che sto avanzando qui di andare ad una data elettorale concordata – ha spiegato Gantz – permetta che i combattimenti e gli sforzi nazionali continuino». «Le elezioni permetteranno ai cittadini di Israele di sapere che presto si rinnoverà la fiducia tra noi e questo eviterà una spaccatura nella nazione», ha aggiunto.

Per Netanyahu è un colpo pesantissimo. “Ha preso ordini da Biden”, si lascia andare una fonte vicina al primo ministro. E aggiunge: “Ma sbaglia chi crede di poterci far fuori col ‘fuoco amico’. Bibi ha con sé la maggioranza degli israeliani”.

Ma la guerra rischia di deflagrare su altri fronti mediorientali e intrecciarsi con la crisi interna a Israele. Intervenendo ad un’esercitazione militare ad Haifa, il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha affermato che Israele “sta espandendo le operazioni contro Hezbollah, e contro altri organismi che ci minacciano”.

Lo riporta il Times of Israel. “Colpiamo i nostri nemici in tutto il Medio Oriente”, ha aggiunto. Secondo Gallant lo Stato ebraico preferisce “un accordo” con Hezbollah che “porti all’eliminazione della minaccia” ma “dobbiamo prepararci alla possibilità di usare la forza in Libano e capire che questo può accadere”.

Immediata la risposta da Beirut.Ringraziamo il fronte di sostegno in Iran, che deve affrontare molte minacce”: lo ha detto ieri il leader di Hezbollah, Sayyed Nasrallah, rimarcando che “l’Iran e i suoi leader rimangono un chiaro e fermo sostenitore della causa palestinese e dei movimenti di resistenza nella regione”.

Da Beirut a Teheran.Gli autori e i sostenitori dell’attacco di lunedì, contro il consolato iraniano a Damasco, saranno certamente puniti per il loro atto vergognoso da parte dei Mujahidin (combattenti) dell’Islam (riferendosi alla milizia sostenuta dall’Iran nella regione)”.  Lo afferma il presidente Ebrahim Raisi, citato dall’agenzia Irna.

“L’attacco del regime sionista è stata una prova del suo mancato impegno nei confronti degli standard, dei regolamenti, dei trattati internazionali e dei principi umanitari e morali dei popoli del mondo”, ha aggiunto. Gli Stati Uniti e i loro alleati occidentali e regionali hanno espresso preoccupazione per il sostegno dell’Iran ai gruppi della milizia islamica in Palestina, Siria, Libano, Iraq e Yemen.

4 Aprile 2024

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