L'associazione a Parma

Chiniamoci dinanzi agli ultimi, i poveri e gli emarginati

Aggrappandosi a noi possono rialzarsi. È la visione di Pintor a cui si ispira l’associazione “La Corte dei miracoli” di Parma, per dar voce ai senza tetto e senza tutto

Giustizia - di Marco Maria Freddi - 10 Marzo 2024

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Chiniamoci dinanzi agli ultimi, i poveri e gli emarginati

L’Associazione “La Corte dei Miracoli di Parma” è stata fondata tre anni fa con l’obiettivo di dare voce a una fascia di popolazione spesso dimenticata: i poveri senza rappresentanza.

Queste persone sono definite “degrado urbano” e, dopo l’allontanamento dalle strade (Daspo), si ritrovano nelle carceri, sottoposte a pesanti trattamenti farmacologici fino al rilascio.

Senza tetto e senza tutto, finiscono nuovamente per strada, trovando rifugio nelle stazioni ferroviarie e sotto i ponti delle città, fino al successivo Daspo.

Persone senza rappresentanza, così denominate poiché il tessuto sociale ha cancellato il loro nome e la loro esistenza, sono italiani autoctoni e migranti, accomunati dalla stessa sorte di vulnerabilità e dalla lotta quotidiana per la sopravvivenza.

Persone che vivono in condizioni di estrema povertà, senza fissa dimora, affette da malattie psichiatriche o dipendenze, persone dall’identità sospesa e documenti scaduti, il loro passato si dissolve nel vuoto dell’anonimato.

Senza residenza né status, diventano ombre nelle nostre città dove i cittadini si stupiscono del loro vagare. L’ignoranza cittadina collettiva ritiene che siano loro stessi a scegliere di avere la strada come dimora ma vivere per strada non è normale, vedere un uomo o una donna vivere per strada dovrebbe scandalizzarci quanto vedere vivere per strada un bambino o un disabile.

I servizi e il terzo settore fanno ciò che possono per far sentire bene chi è per strada ma il punto è e rimane ciò che si deve fare per non lasciarli per strada.

L’Associazione “La Corte dei Miracoli di Parma” si ispira alla frase di Luigi Pintor: “Non c’è in un’intera vita cosa più importante da fare che chinarsi perché un altro, cingendoti il collo, possa rialzarsi”.

Questa frase esprime il profondo significato dell’umanità che si china per aiutare chi è caduto, che si abbassa per raggiungere chi non può avvicinarsi, che si piega per dire “ti vedo, non sono indifferente”.

Ispirati dalle esperienze di accoglienza e inclusione di Don Luigi di Liegro, Don Luciano Scaccaglia, Mimmo Lucano, Simone Strozzi e Don Massimo Biancalani, lavoriamo affinché la visione di Luigi Pintor possa essere condivisa anche dalle istituzioni, dallo Stato, dai Comuni e da ciascuno di noi.

Siamo convinti che i veri cambiamenti nascono dall’unione e dalla marcia comune di donne e uomini che perseguono la stessa direzione. I poveri senza rappresentanza sono sempre più emarginati e additati al pubblico disprezzo.

Le città militarizzate, invece di politiche di inclusione, aumentano la loro sofferenza, i poveri hanno bisogno di soluzioni che superino la logica emergenziale delle mense e dei dormitori e la nostra esperienza dimostra che è possibile riscattare dalla strada chi è privo di tutto, essere speranza e dare a loro stabilità e dignità.

C’è chi ancora scommette su di loro. Chi crede che possano rialzarsi. Questa scommessa però è un’ardua sfida, la strada cancella l’identità, priva di intimità, costringe a esporre le proprie debolezze a ogni passante.

C’è chi ce la fa, c’è chi trova la luce nel tunnel grazie a progetti che vanno oltre la semplice sopravvivenza. Ma sono pochi, troppo pochi e le istituzioni pubbliche e private dovrebbero agire prima che la marginalizzazione diventi irreversibile.

Il 20 aprile a Parma organizzeremo un convegno per discutere della situazione dei poveri senza rappresentanza, i “dimenticati” di cui si parla solo in chiave pietistica durante le festività natalizie o in relazione alla sicurezza urbana.

Vogliamo condividere la nostra esperienza e confrontarci con le istituzioni, le Regioni, i Comuni e i distretti sociosanitari per promuovere iniziative di inclusione e accoglienza per i poveri senza rappresentanza.

È fondamentale integrare le soluzioni esistenti con nuove proposte, che funzionano e sono in linea con l’imperativo umanitario di uguaglianza e inclusione per tutti i cittadini, soprattutto per quelli fragili e figli della povertà.

Questo approccio rispecchia i principi fondamentali che sono alla base dei valori umani universali, è una risposta volta a proteggere il benessere collettivo promuovendo simultaneamente una coesione sociale fondata sulla fiducia reciproca, dove la sicurezza possa essere percepita come tale dalla comunità. Non possiamo lasciare indietro nessuno, proprio nessuno.

10 Marzo 2024

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