Il sistema dei Talebani

I talebani sono tornati spietati, tra esecuzioni e fustigazioni si accaniscono sugli afghani

Ciechi, sordi e muti nei confronti del mondo intero. La loro guerra e il loro terrore sono rivolti all’interno dei confini afghani, la pace e la sicurezza minate sono quelle dei propri cittadini

Esteri - di Sergio D'Elia - 3 Marzo 2024

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I talebani sono tornati spietati, tra esecuzioni e fustigazioni si accaniscono sugli afghani

Il sistema dei Talebani è autarchico in tutto e per tutto. Vivono e governano nel proprio piccolo mondo fuori dal mondo e nel loro tempo sospeso fuori dal tempo. Tutti intorno – da Hamas a Hezbollah, dagli Houthi ai Pasdaran – guerreggiano e incutono timore, minacciano la pace e la sicurezza dei propri vicini, violano il diritto e l’ordine internazionali.

I Talebani, invece, sono ciechi, sordi e muti nei confronti del mondo intero. La loro guerra e il loro terrore sono rivolti all’interno dei confini afghani, la pace e la sicurezza minate sono quelle dei propri cittadini, il diritto di cui si curano è solo quello islamico, l’ordine che seguono è quello morale, religioso e politico della loro Guida Suprema.

Da quando sono tornati al potere nel 2021 non hanno sparato un colpo oltre confine: non un missile, non un drone, non una parola ostile verso quelli che sono i nemici giurati molto comuni nell’area: gli imperialisti americani e i sionisti israeliani. Tutta la loro attenzione è dedicata al loro autarchico piccolo mondo antico alimentato da un’unica, primordiale fonte del diritto: la sharia.

La legge islamica funge da codice di vita per i musulmani di tutto il mondo, indica una linea di condotta su questioni come il pudore, la famiglia, la finanza, la criminalità. Le sue interpretazioni variano a seconda degli usi locali, della cultura e delle scuole di pensiero religiose.

In Afghanistan, invece, gli studiosi talebani hanno adottato una delle interpretazioni più estreme del codice, inutilizzate dalla maggior parte dei moderni stati musulmani. Centinaia di milioni di dollari erano stati spesi per costruire in Afghanistan un nuovo sistema giudiziario, una combinazione di legge islamica e secolare con pubblici ministeri, avvocati difensori e giudici qualificati. Ma questo sforzo non è servito a niente. Gli investitori hanno abbandonato il campo a metà dell’opera.

Tornati al potere, i Talebani hanno volto lo sguardo al passato, ai principi originari e alle pratiche consuete della loro storia. Sono tornate in voga punizioni corporali e pene capitali: le amputazioni per furto, le fustigazioni per adulterio e consumo di alcol, le esecuzioni pubbliche per omicidio.

I Talebani hanno anche vietato alle donne di frequentare le scuole superiori e le università, bandito loro l’accesso ai parchi, ai luna park e alle palestre e ordinato di coprirsi in pubblico. In risposta, molti governi, organizzazioni internazionali e agenzie umanitarie hanno tagliato o ridotto drasticamente i loro finanziamenti per l’Afghanistan, provocando un duro colpo all’economia già in difficoltà.

Il loro leader supremo, Hibatullah Akhundzada, ha reagito da Talebano. Ha subito ordinato ai giudici di applicare integralmente gli articoli del codice islamico, compresa la “retribuzione in natura”, la punizione “occhio per occhio” nota come “qisas”. Sono così tornate di moda anche le esecuzioni pubbliche, molto comuni nella seconda metà degli anni 90 durante il primo regime talebano.

Il 22 febbraio scorso, sono stati giustiziati due uomini condannati per aver accoltellato a morte due persone. Migliaia di uomini si sono radunati nello stadio di Ghazni per assistere all’esecuzione di Syed Jamal e Gul Khan. Un funzionario della Corte Suprema ha letto ad alta voce la sentenza e l’ordine di esecuzione firmato dal capo supremo.

Sugli spalti urlava la folla di tifosi della sharia, in mezzo al campo tremavano i condannati a morte. C’erano anche i familiari delle vittime. All’ultimo minuto, gli è stato chiesto se volevano concedere il perdono, ma hanno rifiutato. I due sono stati uccisi a colpi di fucile alla schiena. A sparare sarebbero stati proprio i parenti delle vittime.

Il 26 febbraio, i Talebani sono tornati allo stadio per l’esecuzione di un altro condannato per omicidio. L’esecuzione è avvenuta sotto una forte nevicata nella città di Shibirghan davanti a migliaia di spettatori. Il fratello dell’uomo assassinato avrebbe sparato al condannato cinque colpi di fucile.

È la quinta esecuzione pubblica da quando i Talebani sono tornati al potere. Nel fine settimana, tra un’esecuzione e l’altra, un uomo e una donna condannati per adulterio sono stati frustati 35 volte nella provincia di Balkh. Altre due persone hanno ricevuto 30 frustate nella provincia di Laghman per aver commesso “atti immorali”.

Da quando le forze del “mondo libero” hanno lasciato in fretta e furia il Paese abbandonando gli afghani al loro destino, i Talebani sono tornati a fare i talebani, tali e quali, violenti e spietati come sempre.

Il governo di Kabul non è stato ufficialmente riconosciuto da nessun altro governo, ma i Talebani non si sono offesi per questo mancato riconoscimento internazionale. Anzi, hanno accolto sanzioni e isolamento dal mondo come un omaggio alla loro vocazione autarchica, al loro essere unici e irripetibili sulla faccia della terra.

3 Marzo 2024

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