Il conflitto in Medio Oriente

Gaza a rischio carestia, allarme dall’Oms: dagli Usa l’indiscrezione su Israele verso il “sì” ad un accordo per la tregua

Esteri - di Redazione - 2 Marzo 2024 alle 10:09

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La devastazione a Rafah, nel sud di Gaza
La devastazione a Rafah, nel sud di Gaza

Chi mente sulla strage di palestinesi, almeno 115 i morti, avvenuta a Gaza City giovedì 29 febbraio, quando migliaia di persone erano in fila per gli aiuti umanitari giunti nella Striscia per dare sollievo ad una popolazione sempre più in difficoltà?

Se da una parte l’IDF israeliano, che in poche ore ha cambiato per tre volte la sua versione dei fatti sull’accaduto, ora nega qualsiasi addebito e dunque di aver aperto il fuoco sulla folla, dall’ospedale Awda di Jabalia le notizie sono di tutt’altro tenore.

Colpi d’arma da fuoco sull’80% dei feriti nella strage degli aiuti

Il direttore ad interim dell’ospedale, Mohammed Salha, ha denunciato alla tv araba Al Jazeera che circa l’80% dei feriti nella strage durante la fila per gli aiuti umanitari a Gaza portati nella sua struttura sanitaria presentavano lesioni d’arma da fuoco.

Dei 176 feriti portati all’ospedale al-Awda 142 avevano lesioni d’arma da fuoco mentre gli altri 34 mostravano ferite dovute a una fuga precipitosa, ha detto Salha specificando di non poter fornire informazioni sulla causa della morte delle vittime dell’accaduto perché i loro corpi sono stati trasportati in altre strutture.

 Precedentemente anche il portavoce del segretario generale delle Nazioni Unite Stephane Dujarric aveva detto che durante una visita all’ospedale al-Shifa un team dell’Onu “ha potuto confermare che molte delle persone in cura lì“, vittime dell’attacco di giovedì vicino Gaza, “avevano ferite da arma da fuoco“.

Morti che, spiegano dal ministero della Sanità palestinese, sono salita a 115 dopo il ritrovamento di altre tre cadaveri nell’area della strage: i feriti ad oggi sono circa 760.

I bambini morti di fame a Gaza

Una situazione che ormai nella Striscia appare destinata al collasso imminente senza l’arrivo di aiuti umanitari, che l’estrema destra israeliana vorrebbe invece bloccare.

Le Nazioni Unite hanno lanciato oggi un nuovo allarme sull’incombente carestia nella Striscia. “I documenti ufficiali di ieri o di questa mattina riportano della presenza di un decimo bambino morto per fame ufficialmente registrato in un ospedale“, ha detto il portavoce dell’Oms Christian Lindmeier, aggiungendo che “si tratta di una soglia molto triste, ma purtroppo ci si può aspettare che le cifre non ufficiali siano più alte“.

La notizia è arrivata dopo che i media hanno riferito che durante la notte quattro bambini erano morti all’ospedale Kamal Adwan, nel nord di Gaza, oltre che di altri sei giovani morti mercoledì nello stesso centro e all’ospedale Al Shifa, della città di Gaza.

Nuovi bombardamenti sulla Striscia

Intanto l’offensiva israeliano prosegue. L’agenzia palestinese Wafa afferma che almeno 17 persone sono morte e altre decine rimaste ferite in bombardamenti israeliani avvenuti nelle ultime ore contro tre abitazioni a Deir al-Balah e a Jabalia, rispettivamente nel centro e nel nord della Striscia di Gaza.

Altri 10 palestinesi sono stati uccisi in un attacco aereo israeliano che ha colpito una tenda a Rafah, dove sono ammassati circa 1,4 milioni di persone “sfollate” dall’IDF per le operazioni militari nel nord e nella zona centrale della Striscia di Gaza.

L’attacco aereo ha avuto luogo su un’area dove si erano rifugiati palestinesi sfollati, fuori dall’ospedale emiratino nel sobborgo di Tel Al-Sultan a Rafah, nel sud di Gaza. Il ministero della Sanità di Gaza ha detto che tra le vittime c’è anche un medico che lavorava nell’ospedale.

Israele verso il sì alla tregua?

Nonostante l’offensiva sia proseguita anche oggi, Israele avrebbe “più o meno accettato l’accordo per una tregua a Gaza di sei settimane”.

A riferire dell’apertura del governo di Bibi Netanyahu è un alto funzionario dell’amministrazione Usa in una telefonata con un ristretto gruppo di giornalisti.

Parlando ai cronisti ha sottolineato che “l’accordo per una tregua” è “sul tavolo” e ora “la palla è nel campo di Hamas“. “Gli israeliani l’hanno più o meno accettato. Un cessate il fuoco di sei settimane potrebbe iniziare oggi se Hamas acconsentisse a rilasciare gli ostaggi vulnerabili“, ha spiegato il funzionario precisando che, per il momento, “le discussioni continuano” con l’obiettivo di arrivare ad un’intesa entro l’inizio del Ramadan, il 10 o l’11 marzo.

di: Redazione - 2 Marzo 2024

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