La scomparsa del dissidente

Putin ha ucciso Navalny, il feroce omicidio di un eroe della nonviolenza

Navalny ha provato che quel che si vive nel proprio mondo interiore è indistruttibile, può risuonare oltre le mura della prigione più isolata

Editoriali - di Sergio D'Elia - 17 Febbraio 2024

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Putin ha ucciso Navalny, il feroce omicidio di un eroe della nonviolenza

Ho solo letto la notizia, come tutti. Non so e non voglio approfondire quale siano state le cause della morte del dissidente russo Alexei Navalny. In ogni caso non possono essere “cause naturali”. Non c’è nulla di naturale in tutto ciò che avviene in Russia, meno che mai in un luogo di privazione della libertà dove tutto è strutturalmente innaturale, concepito e realizzato contro la natura umana e il senso di umanità.

Mai come in questo caso può valere la massima che molti attribuiscono, oltre che a Voltaire, proprio a due grandi della storia e della letteratura russa, Tolstoj e Dostoevskij: se vuoi misurare il grado di civiltà di un Paese vai a vedere cosa accade nelle sue carceri.

Non solo in Russia, una morte in carcere non può essere mai un evento naturale, ma solo un atto criminale. La morte di Navalny è un atto omicida del regime russo che ha mostrato così la sua vera faccia, un volto feroce e spietato.

Può accadere che un oppositore politico decida di fare una lotta di liberazione violenta nei confronti del regime e quindi mette nel conto le conseguenze di questa sua azione. Nel caso di Navalny parliamo di una persona forte e mite, col carattere di acciaio e un corpo lieve come una piuma.

Di anno in anno, di lotta in lotta, da un digiuno all’altro, da una prigione all’altra, da una cella di isolamento all’altra, di tortura in tortura, il corpo di Navalny ha perso peso, è stato scavato e levigato fino a scomparire in esso ogni traccia di materia.

Come in un processo omeopatico, di diluizione in diluizione, della materia originaria di cui era fatto Navalny era rimasta l’essenza, il principio attivo, quello della coscienza. Hanno ucciso un obiettore di coscienza. Nel senso che hanno ucciso un uomo che era diventato un tutt’uno con la sua coscienza. Non hanno ucciso Navalny, hanno ucciso la sua coscienza, l’essenza di tutto ciò che di lui era rimasto.

Navalny è stato, continua a essere testimone e simbolo della resistenza al regime, a tutti i regimi, “incarnazione” spirituale di una visione diversa, quella della coscienza, dell’armonia, della fratellanza, dell’amore universali. Navalny è stato un essere di luce che, anche nel silenzio e nel buio di una galera, ha illuminato e continua a illuminare la via per creare un nuovo mondo.

E’ già successo nella storia russa, che la speranza di un ordine nuovo nascesse proprio nel sottosuolo del regime, e di un regime come quello sovietico, nei gulag e nelle prigioni di Stalin. Era incarnata da uomini e donne come Navalny, dai perseguitati, dai prigionieri e dai deportati sui quali era comunque sceso lo spirito creatore di un ordine superiore che non sarebbe tardato a venire. Ci è voluto tempo, eppure, contro ogni speranza, la loro forza “religiosa”, letteralmente, di relazione, pur nell’isolamento dal mondo, è riuscita a cambiare il mondo e i suoi confini.

Alexei Navalny ha provato che quel che si vive nel proprio mondo interiore è indistruttibile, può risuonare oltre le mura della prigione più isolata, cupa, blindata. Non bisogna essere in miliardi, in milioni, in migliaia e neanche centinaia per cambiare il mondo.

Anche pochi, rari, uomini soli possono creare il cambiamento: la loro coscienza, il loro amore e la coerenza del loro modo di pensare, di sentire e di agire e il metodo della nonviolenza, possono creare il nuovo possibile. Coscienza, amore, nonviolenza sono la forma delle cose, il principio d’ordine da cui tutto origina, che tutto lega e a cui tutto tende.

Alexei Navalny ha amato a tal punto il suo Paese da decidere, da libero, di ritornare nel luogo che sarebbe stato per lui di prigionia, di tortura e di morte. Questo significa amare. È in questo che si misura il valore della nonviolenza. Sentirsi profondamente responsabili di ciò che si ama, responsabili financo della vita del proprio nemico.

Il corpo di Navalny è stato, dal suo nemico, fatto prigioniero, isolato, torturato, umiliato, ucciso. Ma il suo spirito irriducibile non morirà mai, continuerà a illuminare e orientare la vita russa, l’istanza di libertà, di diritto, di democrazia di milioni di russi, e non solo.

17 Febbraio 2024

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