I salvataggi in Tribunale

Le bugie di Andrea Ostellari al Parlamento, contro Casarini un processo farsa: intercettato illegalmente un parlamentare

Il sottosegretario alla giustizia Andrea Ostellari ha detto alla Camera dei deputati: “Non risulta essere stata svolta in via diretta o indiretta alcuna attività di intercettazione di parlamentari”. Non è vero. La difesa ha mostrato al gup che sono stati intercettati illegalmente Beppe Caccia e un parlamentare

Politica - di Angela Nocioni - 15 Febbraio 2024 alle 12:00

Condividi l'articolo

Le bugie di Andrea Ostellari al Parlamento, contro Casarini un processo farsa: intercettato illegalmente un parlamentare

Non ha detto il vero in Parlamento il sottosegretario alla giustizia Andrea Ostellari. “Non risulta essere stata svolta in via diretta o indiretta alcuna attività di intercettazione telefonica, ambientale, telematica nei confronti di parlamentari” ha detto il sottosegretario leghista rispondendo mercoledì a una interrogazione al ministro Nordio presentata da deputati del Pd riguardo alle conversazioni (private) coperte da segreto finite sulle pagine della Verità e Panorama.

Testate che hanno costruito una campagna sulle accuse a Luca Casarini ed altre quattro persone riguardo a un salvataggio di 27 persone fatto con la nave Mare Jonio. Sul merito delle accuse torniamo tra qualche riga.

Il punto è che all’udienza preliminare ieri a Ragusa gli avvocati difensori Serena Romano e Fabio Lanfrana hanno smentito il sottosegretario sventolando prove incontrovertibili e hanno fornito al giudice data e numero progressivo di intercettazioni di conversazioni tra Beppe Caccia e un parlamentare. Un sottosegretario alla giustizia che non dice il vero in Parlamento non è un bel vedere.

Per di più ieri in quell’inchiesta – in cui risultano intercettati parlamentari, conversazioni con i difensori e in cui sono stati lesi con sistematicità i diritti della difesa – si è costituito parte civile il ministero dell’Interno.

E cosa fa il ministro Piantedosi, si costituisce parte civile in un procedimento in cui già all’udienza preliminare sono state elencate una serie di gravissime illegalità? Gravi al punto che il gup del Tribunale di Ragusa, chiamato a decidere sull’eventuale rinvio a giudizio, s’è preso un mesetto per studiarsi le numerose denunce della difesa e dopo un’ora e mezza ha aggiornato l’udienza al 13 marzo.

“Oltre tutto non sono stati sversati i fascicoli delle telefonate intercettate ma solo i brogliacci, non possiamo capire se sono stati omessi dati, non possiamo accertare nulla – dice l’avvocata Romano – la legge impone che sia messo a disposizione l’audio delle intercettazioni. La polizia giudiziaria e il pm l’hanno sentito ma noi no. Non sappiamo nemmeno come sono stati identificatigli interlocutori”.

“Abbiamo finalmente avuto il luogo fisico per rappresentare il fatto che le intercettazioni telefoniche non abbiamo mai potuto ascoltarle. Non abbiamo mai avuto accesso ad oggi alle intercettazioni telefoniche. Finalmente abbiamo potuto rappresentare all’autorità giudiziaria questo vulnus gravissimo”, dice al termine dell’udienza, l’avvocato Fabio Lanfranca.

“Conosciamo i brogliacci che contengono una interpretazione parziale e l’estrazione di intercettazioni fatta dalla polizia giudiziaria. Il dato che abbiamo potuto verificare dalla lettura del brogliaccio è che non è vero che non ci sono telefonate con parlamentari e abbiamo appreso che addirittura sono state trascritte telefonate con la difesa. Si tratta di violazioni molto gravi che avrebbero richiesto come da Codice che si facesse una operazione di selezione prima che si arrivi all’udienza preliminare – aggiunge l’avvocata Serena Romanoil pubblico ministero non ha riversato nel fascicolo questi atti e quindi la difesa non li ha mai potuti conoscere; conosce alcuni brogliacci e da questi brogliacci sono rilevabili le gravi violazioni che abbiamo sottolineato, violazioni di tutta quella serie di norme poste a tutela della formazione del fascicolo delle intercettazioni e della vita privata degli indagati”.

La difesa non conosce le intercettazioni se non attraverso una sintesi effettuata per iscritto dalla polizia giudiziaria, sintesi dalla quale ha dedotto contengano registrazioni anche di intercettazioni vietate dalla legge, con parlamentari e appunto anche con i difensori.

Il giudice ha disposto una perizia sulla copia forense. Verrà stralciato dalla copia forense tutto quello che è irrilevante. Ma il danno (notevole) è già stato fatto, perché la manina che ha passato le intercettazioni al tandem Verità e Panorama ha dato anche e soprattutto l’irrilevante. D’ora in poi però rientrerà nell’eventuale processo, se ci sarà, solo quello che è rilevante ai fini dei capi di imputazione.

L’ipotesi a carico degli indagati è di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina per una operazione di trasbordo di migranti che la Mare Jonio unica nave di soccorso in mare battente bandiera italiana, effettuò a settembre del 2020 prendendo a bordo 27 persone messe in salvo dalla nave petroliera Maersk Etienne rimasta ferma in rada a Malta 38 giorni per il rifiuto delle autorità della Valletta di ricevere i profughi e poi fatte sbarcare dalla Mar Jonio l’11 settembre a Pozzallo dopo essere stati rimasti sulla petroliera in mezzo al mare per ben 38 giorni, il tempo più lungo di tutti i rimpalli di responsabilità e bracci di ferro vari sul porto di sbarco dei migranti a cui si è assistito finora.

L’accusa sostiene che quel salvataggio avesse l’obiettivo di ottenere un profitto. La procura di Ragusa accusa Casarini e altre cinque persone di aver sbarcato l’11 settembre 2020 a Pozzallo 27 migranti prelevati con la Mare Jonio dalla petroliera Maersk Etienne, .

Secondo l’accusa la Idra, società armatrice della Mare Jonio (e braccio operativo-marittimo della ong Mediterranea Saving Humans) avrebbe ricevuto 125mila euro dalla compagnia danese. Per la procura questa sarebbe la prova dell’esistenza di un accordo studiato per risolvere dietro compenso un problema alla petroliera. Secondo la difesa invece si è trattato di una semplice e trasparente donazione per l’aiuto ricevuto. «In Danimarca ci hanno pure premiato, qui in Italia ci processano» ha detto Casarini. Fin qui la questione giudiziaria.

Sulla quale però è stata innestata una campagna scatenata dagli articoli di Panorama e La Verità (denunciati per diffamazione da Casarini) che hanno pubblicato conversazioni private di Casarini a proposito di finanziamenti da parte dei vescovi delle diocesi italiane a favore di Mediterranea. Tutte frasi intercettate che non sono confluite nel fascicolo processuale, perché ritenute irrilevanti dalla stessa procura ai fini del reato contestato.

I dati sono rimasti confinati in quelle che in linguaggio tecnico sono definite “copie forensi”, ma che qualcuno ha dato a Panorama e Verità. Per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina si intende il soccorso dato a persone che si trovavano da 38 giorni a bordo della Maersk Etienne di cui né l’Italia né Malta si occupavano. Tra loro c’era una donna violentata prima della traversata. Era sola in mezzo a 26 uomini. C’erano stati tentativi di suicidio.

Una delle carte dell’accusa è che durante i 38 giorni a bordo della Etienne non sarebbero stati somministrati particolari medicinali ai naufraghi. Dal giornale di bordo risultano infatti solo sei trattamenti con paracetamolo, antibiotico e soluzione salina. Insomma, non si sarebbe trattato di un’emergenza sanitaria tale da giustificare il trasbordo.

Ma certo, se i farmaci non ce l’hai non li somministri. Questo vuol dire che non ci sarebbe stato bisogno di somministrarli? A bordo c’erano solo farmaci generici e non c’era un medico. I naufraghi erano sistemati sul ponte, esposti al caldo di agosto di giorno e al freddo di notte. La situazione era critica soprattutto sotto il profilo psicologico. C’era chi minacciava di suicidarsi, fu ritrovato anche un manichino impiccato.

Luca Casarini ieri prima di entrare nell’aula del tribunale di Ragusa: “Dentro questi atti abbiamo scoperto che 22 parlamentari sono stati illegalmente ‘inchiestati’. Hanno fatto inchieste profonde sulla vita di 22 parlamentari senza chiedere l’autorizzazione alla Giunta per le autorizzazioni a procedere. Come è possibile che ciò accada? La risposta del governo è stata molto evasiva, ha detto che non ci sono motivi per fare ispezioni a questo Tribunale”.

Già a dicembre Casarini aveva chiesto: “Vorrei sentire il pm che mi fa delle domande perché questa sarebbe la prima volta, dopo 3 anni, d’avere l’occasione di parlare. Questo pm ha fatto tutto questo senza sentire me ed i miei coimputati, e non ha sentito né la Maersk (la nave su cui stavano i naufraghi prima del trasbordo) né i naufraghi. Non dichiarazioni spontanee, ma voglio proprio essere interrogato. Io lo voglio il processo. Il pm deve avere il coraggio di guardarmi. Sono sotto processo e non siamo stati mai interrogati. Io voglio sapere per primo chi ha deciso di lasciare in mare per 38 giorni i 27 naufraghi. E’ un reato, questo?”.

Gli indagati ieri sono stati accompagnati fino all’ingresso del Tribunale da un corteo partito dalla piazza San Giovanni di Ragusa, molti indossavano la maglietta con la scritta: il soccorso in mare non è reato. C’era la Cgil di Ragusa, il suo segretario generale Peppe Scifo, i rappresentanti di Anpi, Libera, Chiesa Valdese, Arcigay, Sinistra Italiana e gente varia. Nel pomeriggio nella sede della Camera del Lavoro, l’equipaggio del Mare Jonio ha incontrato varie associazioni e, di nuovo, cittadini comuni incuriositi dal corteo, per riferire quanto accaduto in tribunale.

15 Febbraio 2024

Condividi l'articolo