La rivelazione

Storia del golpe del 1993: quando Davigo dettò la finanziaria al governo Ciampi…

Cassese, allora ministro, accettò di vedersi più volte con l’allora giovane pm del pool “mani-pulite” che dettò le linee economiche del governo dell’Italia

Editoriali - di Piero Sansonetti - 24 Gennaio 2024

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L’ex pm Piercamillo Davigo
L’ex pm Piercamillo Davigo

Sì, nel 1993 in Italia ci fu un colpo di Stato. Autore del colpo di Stato la magistratura, e più precisamente il pool milanese di “Mani pulite”. Che operò con vari strumenti. Alcuni dei quali erano già conosciuti, altri no. In particolare ieri abbiamo saputo che la magistratura (anzi la procura di Milano) scrisse addirittura la legge finanziaria.

Avvenimento storico senza precedenti in Occidente. La rivelazione ce l’ha fatta uno dei ministri dell’epoca, autorevolissimo, candidato in più occasioni al Quirinale: il professor Sabino Cassese. Il quale ha raccontato al Corriere della Sera un segreto clamoroso: lui – se capisco bene, su mandato di Ciampi – accettò di vedersi a più riprese con Piercamillo Davigo, giovane Pm milanese, uomo di Francesco Saverio Borrelli, e fu Davigo a dettare le linee economiche con le quali sarebbe stata governata l’Italia.

Stiamo parlando di un periodo precedente alla discesa in campo di Berlusconi. Siamo nel pieno della bufera Mani Pulite. I leader della prima Repubblica, che avevano assicurato per anni la saldezza della nostra democrazia, stanno cadendo uno dopo l’altro sotto l’attacco della Procura milanese. Alcuni sono finiti in prigione, qualcun altro si prepara all’esilio, poi ci sono i dirigenti politici e i capi dell’economia italiana che addirittura si sono suicidati.

In quell’inferno il pool dei Pm milanesi che aveva scatenato l’offensiva ed era stato molto abile a conquistare l’appoggio di praticamente tutto il mondo dell’informazione – che appoggiò passo passo l’offensiva della magistratura, rispettando tutti gli ordini che riceveva da palazzo di Giustizia – decise di prendere in mano direttamente le leve del potere, mettendo in mora la democrazia e giungendo al punto da ergersi a manovratore dell’economia italiana. Sotto la minaccia degli avvisi di garanzia per chi governava.

Probabilmente ci vorranno molti anni per capire cosa ci fu davvero dietro a questa clamorosa azione a tenaglia che sgretolò lo stato di diritto e il meccanismo democratico. È da escludere che i quattro magistrati milanesi che guidavano il pool possano avere fatto tutto da soli (sto parlando di Borrelli e D’Ambrosio, entrambi scomparsi, e poi di Di Pietro, Colombo e Davigo, più il Gip Ghitti che aveva l’ordine – rispettato – di firmare senza discutere qualunque ordine d’arresto gli fosse stato proposto dal pool).

Il pool rispondeva a qualcuno? O aveva ricevuto un input e appoggi da qualcuno? In Italia o all’estero? Il motivo del golpe quale fu, e quanto nel dettaglio fu studiato dai suoi progettisti? Occorrerà un lungo lavoro di indagine per rispondere a queste domande. E certo questa indagine non può essere affidata alla magistratura, che è parte in causa.

Oltretutto gli eventuali reati (per esempio il reato di “minaccia o violenza a corpo politico”, quello che fu contestato senza fondamento a Dell’Utri. al generale Mori e al colonnello De Donno) sono probabilmente ormai in prescrizione. Toccherebbe al Parlamento decidere una commissione di indagine. Questa volta una commissione di indagine avrebbe un senso concreto. Sarebbe utile.

Per ora si possono fare solo ipotesi. L’ipotesi che io sento più probabile è che centri di potere potenti – italiani o stranieri, o entrambi – decisero che era necessario un radicale cambio di politica in Italia. Allora l’Italia, nonostante il pentapartito – alleanza fragile tra la destra democristiana e i socialisti – si fondava ancora su un senso comune e su un politicamente corretto dominato dalla cultura catto-comunista.

Lo Stato sociale era il totem inattaccabile. Una parte consistente della borghesia voleva invece attaccare questo totem ed allinearsi con la svolta liberista di Reagan e della Thatcher, seppure con dieci anni di ritardo.

Per fare ciò bisognava radere al suolo la prima repubblica e modificare gli assetti dei potentati economici, cambiando tutte le gerarchie. Fu chiamata la magistratura a compiere il lavoro. E la magistratura lo fece assai bene. Spazzò via dalle fondamenta la vecchia Repubblica. Poi, quando le chiesero di farsi da parte e di restituire il potere, disse di no. Ed è ancora lì…

24 Gennaio 2024

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