Ecco il vero bavaglio

Meloni e la conferenza stampa senza domande: nessuno le ha chiesto perché ha lasciato affogare 61 naufraghi

Tre ore di incontro con la stampa ma nessuno chiede alla presidente del Consiglio le domande scomode: eppure chiedono il diritto a copiare le veline...

Editoriali - di Piero Sansonetti - 5 Gennaio 2024 alle 08:00

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meloni conferenza stampa

Raramente mi era capitato di vergognarmi in modo così profondo di far parte della categoria. Intendo dire dei giornalisti, ma più in generale potrei dire dei lavoratori intellettuali. Giorgia Meloni si è presentata alla Conferenza stampa di fine anno con qualche giorno di ritardo e ha accettato di sottoporsi al fuoco di fila delle domande dei giornalisti.

Fuoco di fila? Forse è meglio usare la parola: genuflessione. Nessuno – dico nessuno – ha chiesto a Giorgia Meloni di dare spiegazione sul mancato intervento da parte dell’Italia per salvare, la notte del 14 dicembre, la vita di 86 naufraghi caduti in mare da un gommone sgonfio.

Nessuno le ha parlato dei 2300 migranti morti nel Mediterraneo quest’anno.  Una sola giornalista (tg2) ha osato sollevare la questione del massacro che l’esercito israeliano sta compiendo a Gaza, condannato fermamente dall’Onu e da vari governi occidentali ma non dall’Italia.

Giorgia Meloni invece ha ricevuto, prima ancora di iniziare la conferenza stampa, una contestazione, assolutamente grottesca. Le è stata contestata un’iniziativa parlamentare di un membro dell’opposizione – non della maggioranza – che aveva lo scopo di rafforzare (seppure molto leggermente) i diritti degli imputati e la presunzione di innocenza.

Mi riferisco naturalmente al cosiddetto “emendamento-Costa che limita la possibilità di pubblicare per esteso le intercettazioni che i Pm infilano nei mandati di arresto, e che cerca di porre un argine (peraltro molto sottile ) al processo mediatico.

E’ stata la Fnsi (il principale sindacato dei giornalisti) a muovere questa contestazione alla premier e ad annunciarle che per questa ragione era stato deciso il boicottaggio – in realtà, mi pare, fallito – dell’incontro tra giornalisti e premier.

Lei ha fatto notare, come era ovvio, che l’iniziativa legislativa non era né del governo né della maggioranza, e che comunque si limitava a ripristinare la legge in vigore per tanti anni fino al 2017, e che in nessun modo aveva impedito ai giornalisti di dare tutte le notizie che volevano (e di crocifiggere tanti innocenti).

Naturalmente la frase “crocifiggere tanti innocenti” la premier non l’ha mai pronunciata né avrebbe potuto perché gran parte della sua maggioranza (esclusa forse solo Forza Italia) è su posizioni forcaiole non molto diverse a quelle dell’Fnsi.

La Meloni è stata molto lieta di questa domanda. Così come non si è scomposta dinanzi a tutte le altre domande che aveva previsto, dal caso del deputato armato, al caso Verdini, al Mes ai balneari. E ha condotto in porto la conferenza stampa senza scossoni e senza soffrire.
Vedete, ogni tanto nelle polemiche politiche italiane, si usa come una baionetta la parola regime.

E questa parola serve ad accusare chi governa di comportamenti antidemocratici. Ora la questione è la seguente: per regime si intende un sistema di governo che esclude l’opposizione e tiene al guinzaglio la stampa.

Questo di solito avviene attraverso iniziative repressive, che delegittimano il parlamento, o lo escludono, che perseguitano i membri dell’opposizione, che limitano il potere dei giornalisti, che impongono direttori cerberi nei giornali.

Talvolta fanno tutto questo attraverso i colpi di Stato, talvolta adoperando con furbizia e abilità gli strumenti della democrazia allo scopo paradossale di comprimere, ridurre o uccidere la stessa democrazia.

In Italia però, al momento, questo non è ancora successo. E’ successa una cosa diversa. Sia l’opposizione politica sia il giornalismo hanno alzato le mani e hanno rinunciato a contrastare il governo sui grandi temi. Nei regimi si fa così. Si finge di infastidire il potere facendo dolci domande con aria truce. Sapendo già che chi riceve la domanda sa bene come rispondere.

Nella situazione di oggi sicuramente c’erano due grandi questioni sul tappeto. Abbastanza più complesse della misurazione del grado di idiozia del deputato con la pistola o della pasticcioneria del sottosegretario Delmastro.

La guerra, innanzitutto. Poche ora prima della conferenza stampa, due bombe – forse dell’Isis, forse dei servizi segreti israeliani – avevano seminato morte in Iran e auspicato l’apertura di un conflitto diretto tra Iran e Israele.

Tre mesi fa, Hamas, con un attacco terroristico aveva provocato 1200 morti tra la gente di Israele e aveva catturato 250 ostaggi. Nei tre mesi successivi gli israeliani hanno praticamente raso al suolo Gaza, ucciso 20.000 persone delle quali almeno 80000 erano bambini o ragazzi e la stragrande maggioranza era popolazione civile. E hanno fatto tutto ciò commettendo decine e decine di crimini di guerra.

Il Sudafrica ha denunciato il governo Israeliano alla Corte dell’Aja. L’Onu ha denunciato con forza i crimini di guerra. Governi amici, europei, come quello francese e quello spagnolo, hanno parlato di genocidio (anche l’Onu). Avendo vissuto alcuni anni negli Stati Uniti ho provato a immaginare cosa sarebbe successo, a Washington, se Biden si fosse presentato in sala stampa.

L’iradiddio, sarebbe stato letteralmente assaltato dai giornalisti. Qui da noi invece i giornalisti si sono concentrati su Costa, e poi sull’affare Verdini? Dopodiché c’è l’affare migranti. Nei giorni precedenti alla Conferenza stampa, le fonti ufficiali hanno contabilizzato le morti di naufraghi nel Mediterraneo.

Quasi 2500, il 60 per cento più dell’anno scorso. Cioè il 60 per cento in più dal momento nel quale è entrato in vigore il provvedimento del governo Meloni contro le Ong, che proibisce alle Ong di compiere più di un salvataggio alla volta (cioè le obbliga, nel caso, all’omissione di soccorso) e le costringe, dopo un salvataggio, a viaggiare fino a un porto lontanissimo in modo da metterle fuori gioco per molti giorni.

Ovviamente è un provvedimento non solo incostituzionale, ma in netto contrasto col codice penale, oltre che col buonsenso. Ma è legge.
Avete sentito su questi argomenti 10 domande incalzanti? O almeno 5 o 4 o 3? No: nessuna.

E nessuna domanda nemmeno sul caso più recente, quello che ha provocato la morte di almeno 60 persone e la deportazione illegale in Libia di altre 25 per l’atteggiamento sconsiderato dell’Mrcc (cioè del comando centrale delle capitanerie di porto) che ha ignorato per quattro ore l’allarme lanciato da “Alarmphone” e poi ha fatto in modo che i pochi naufraghi recuperati (25) fossero deportati nei lager libici anziché in un porto sicuro.

Sessanta morti, avete capito? Sessanta morti che si potevano evitare. Omissione di soccorso? Omicidio colposo? Preterintenzionale? O forse strage. Non so, comunque silenzio. I giornalisti italiani scioperano se gli levi una velina, ma tacciono compunti di fronte alle evidenti responsabilità dello Stato per una strage.

Capite perché mi sono vergognato di fare il giornalista? Ecco, il giornalismo italiano è questo. C’è un giornalismo di destra che se vede Giorgia Meloni cade in ginocchio e che se ha bisogno di fare una polemica se la prende con Soumahoro, che va sempre bene. E c’è un giornalismo, presunto di opposizione, pronto a opporsi su tutto ma non sulle grandi questioni.

Poi voi mi direte: però esistono migliaia di giornalisti che non sono così. Verissimo. Solo che non contano niente. Il giornalismo vero in Italia esiste, ma è tenuto nascosto. E’ silenziato. Il bavaglio è lì. Ieri alla conferenza stampa era evidentissimo.

Il giornalismo che conta è col potere, e se deve protestare protesta per cose folli, come l’emendamento Costa. E’ un disastro. Siamo in un regime? Beh, forse si.

5 Gennaio 2024

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