La Cassazione

Assegno di divorzio: cosa cambia dopo la sentenza della Cassazione, conta anche la convivenza prematrimoniale

Rientra nel conteggio del mantenimento la convivenza prematrimoniale. La sentenza dal ricorso di una donna che per 7 anni non aveva lavorato e aveva avuto il figlio. "Rivoluzione del diritto di famiglia"

Giustizia - di Redazione Web - 20 Dicembre 2023

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FOTO DA PIXABAY (SPLITSHIRE)
FOTO DA PIXABAY (SPLITSHIRE)

Storica decisione della Corte di Cassazione: per la prima volta è stato stabilito che nell’assegno di mantenimento dopo il divorzio debba essere calcolato anche l’eventuale periodo di convivenza prematrimoniale della coppia. I giudici si sono pronunciati sul ricorso di una donna che lamentava il mancato conteggio di sette anni di convivenza prematrimoniale, dal 1996 al 2003, durante i quali era nato anche il figlio della coppia. Lo hanno definito anche gli avvocati: dovrà essere analizzato caso per caso, certo la sentenza della Cassazione come sempre succede potrà essere chiamata in causa e citata come riferimento su altre vicende analoghe.

La sentenza 35385 è stata depositata ieri. Le Sezioni Unite si sono pronunciate e hanno stabilito che per la quantificazione dell’assegno si deve tener conto anche della convivenza quando ha “i connotati di stabilità e continuità, in ragione di un progetto di vita comune”. E così si devono considerare anche sacrifici e rinunce lavorative o professionali compiute nel periodo precedente al matrimonio dal coniuge economicamente più debole.

Il caso della sentenza

La donna che aveva presentato il ricorso lo aveva fatto per includere nel suo assegno anche il periodo prematrimoniale, durante il quale non aveva lavorato e durante il quale era nato il primo figlio della coppia. Da quel ricorso era scaturita la sentenza. Secondo la Corte d’Appello di Bologna però la donna aveva lasciato il lavoro già tempo prima delle nozze e aveva rinunciato a lavorare “per l’agiatezza che proveniva dalla sua famiglia d’origine, non per essersi dedicata interamente alla cura del marito e del figlio”. La scelta non era stata presa in considerazione perché “gli obblighi nascono dal matrimonio” e alla donna era stato ridotto l’assegno stabilito in primo grado, quindi prendendo in considerazione una durata legale del matrimonio, dal novembre 2003 al 2010. Senza i sette anni di convivenza precedente, durante i quali era nato anche un figlio.

La Cassazione ha ribaltato quel pronunciamento: “La convivenza prematrimoniale è un fenomeno di costume che è sempre più radicato nei comportamenti della nostra società cui si affianca un accresciuto riconoscimento – nei dati statistici e nella percezione delle persone – dei legami di fatto intesi come formazioni familiari e sociali di tendenziale pari dignità rispetto a quelle matrimoniali”. Alla luce di questa considerazione, quel periodo per la Suprema Corte non può essere escluso quando si protrae nel tempo e quando abbia “consolidato” una divisione dei ruoli domestici.

“Nella fattispecie in esame la corte d’Appello, ai fini della determinazione dell’assegno divorzile, dovuto dall’ex marito alla ricorrente, non ha effettivamente considerato, nella valutazione del contributo al ménage familiare, dato dalla donna, anche con il ruolo svolto di casalinga e di madre, il periodo continuativo e stabile di convivenza prematrimoniale avendo incentrato il giudizio oltre che sulle disponibilità economiche del soggetto onerato solo sulla ‘durata legale del matrimonio’”.

Il commento dell’Associazione degli Avvocati Matrimonialisti

La sentenza estende le tutele previste dalla legge sul divorzio del 1970. È una “rivoluzione del diritto di famiglia” secondo il presidente dell’Associazione degli avvocati matrimonialisti italiani (AMI), Gian Ettore Gassani. “La convivenza fa parte di un percorso della vita di coppia che non può essere cancellato. Molte coppie convivono per tanti anni prima di sposarsi. Spesso le scelte più importanti vengono condivise durante questa fase prematrimoniale”, ha osservato citato dall’Ansa. “D’ora in poi cambiano completamente i parametri. È una grande rivoluzione di giustizia che, ovviamente, non riguarderà tutte le convivenze ma bisognerà analizzare caso per caso”.

Su La Stampa il commento della legale Anna Maria Bernardini De Pace: “È chiaro che in questa visione ormai ratificata della convivenza uguale al matrimonio, porterà tanti cambiamenti nel diritto di famiglia, ma anche nel diritto penale. Per esempio: il furto tra coniugi non è procedibile, pur essendo un reato, perché il ladro e il derubato sono marito e moglie. Cosa succederà quando il furto avverrà tra conviventi stabili? Si considererà la convivenza, per quanto lunga, uguale al matrimonio oppure no? E che dire della pensione di reversibilità? E, domandona: come si ragionerà sul divorzio degli omoaffettivi? La convivenza precedente, per quanto lunga, sarà considerata uguale all’unione civile?”.

20 Dicembre 2023

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