L'appello dell'Ucpi

Sucidi in cella, l’allarme dei penalisti: “È una strage ma il governo vuole più carcere”

In pochi giorni impiccagioni a Parma, S. Vittore e Verona. Petrelli (Ucpi): “Fallimento delle politiche carcerocentriche”. Gonnella (Antigone) “Serve un modello penitenziario nuovo, aperto”

Giustizia - di Angela Stella - 12 Dicembre 2023

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Sucidi in cella, l’allarme dei penalisti: “È una strage ma il governo vuole più carcere”

Tre suicidi per impiccagione si sono tragicamente susseguiti in questi ultimi giorni nella Casa di reclusione di Parma, nella Casa Circondariale di Milano San Vittore e in quella di Verona-Montorio, portando a sessantasei il numero complessivo delle persone che si sono tolte la vita in carcere in questo ultimo anno.

Lo ricorda in una nota la giunta dell’Unione delle Camere Penali italiane. “La terribile sequenza di suicidi di detenuti che si sono tragicamente verificati in questi ultimi giorni – ci dice il presidente del’Ucpi Francesco Petrellicostituisce non solo un richiamo alla responsabilità delle istituzioni e del Governo, ma anche una denuncia del fallimento delle politiche carcerocentriche. È per questo che occorre chiedere al Governo, al Ministro della Giustizia Nordio, ed alla politica tutta, una radicale inversione delle politiche relative alla fase dell’esecuzione della pena nella luce dei principi costituzionali posti a tutela della integrità e della dignità del detenuto. Dobbiamo tutti denunciare la truffa delle etichette che si cela dietro le politiche populiste, autoritarie e repressive, che caratterizzano anche il pacchetto sicurezza, in quanto, diversamente da come si vuol far credere, la risposta carceraria, che aumenta sovraffollamento, disagio, mancanza di strumenti trattamentali e, dunque, recidiva, non corrisponde affatto ad un incremento della sicurezza dei cittadini”.

Secondo i penalisti italiani “quando è in conto la vita di persone affidate alle cure dello Stato nessuno mai dovrebbe essere lasciato morire, in nessun modo e in nessun caso. E invece questo terribile conteggio si allunga inesorabilmente, travalicando le inutili cesure degli anni, nell’indifferenza dei governi che hanno sempre guardato e guardano al carcere con cinica distanza, spesso utilizzandolo come improbabile emblema della sicurezza collettiva o vantandone comunque la salvifica funzione di discarica sociale”.

Anziché porre rimedio “a tale incivile e perdurante scandalo con urgenti e concrete politiche d’intervento – prosegue la Giunta nel comunicato – si sono al contrario viste elaborare normative che incidono sulla realtà del carcere con strumenti repressivi, autoritari ed intimidativi, introducendo nuove fattispecie di reato ostative alla concessione di misure alternative alla detenzione e criminalizzando ogni manifestazione anche non violenta di disagio proveniente dai detenuti, marchiando così il carcere nel segno della pura afflittività anziché farne il luogo del recupero, favorendo l’espansione degli strumenti trattamentali e la conseguente più ampia e sollecita fruizione di tutte le misure volte alla risocializzazione”.

La Giunta non può pertanto che accogliere l’appello delle Camere Penali di Roma, di Santa Maria Capua Vetere e di Perugia, facendo proprie le istanze di cui alle relative delibere di astensione, impegnandosi a contrastare con iniziative di ambito nazionale ogni normativa che sia volta, in violazione dei principi della nostra Costituzione, alla sostituzione delle finalità rieducative delle pene con strumenti di tipo repressivo.

Sulla stessa linea d’onda di Petrelli, il Presidente di Antigone, Patrizio Gonnella: “Abbiamo superato i 60 mila detenuti. Ci stiamo avvicinando al numero dei suicidi del 2022 quando ci fu il massimo storico. Questo è segno del dissesto del nostro sistema penale penitenziario, perché ovviamente non è così che si costruisce sicurezza. Così si negano i diritti, così si nega quella funzione della pena che è in Costituzione. E allora la risposta non è un pacchetto sicurezza ogni due mesi. Pensiamo poi alle quattordici nuove norme penali e inasprimenti di pene già previste che andranno ulteriormente ad incidere in maniera negativa sulla vita dentro le carceri. Non è ‘chiudere, chiudere, chiudere’ la soluzione ma costruire un modello penitenziario nuovo, aperto. Quindi è assolutamente ragionevole che le Camere Penali pongano il problema nella sua drammaticità. È un tema che ci deve interrogare tutti perché la sicurezza non può essere solo una strategia di consenso elettorale”.

12 Dicembre 2023

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