La mani pulite europea

Il flop del Qatargate: la Mani Pulite europea finisce sotto inchiesta

Il 9 dicembre 2022 gli arresti di Panzeri, Giorgi, Kaili e Figà Talamanca. In seguito quelli di Cozzolino e Tarabella. Oggi sono tutti liberi. Il procuratore Claise ha lasciato l’indagine e i giudici dovranno valutare eventuali violazioni, incluso il coinvolgimento dei servizi. Se scandalo c’è stato, ha riguardato la giustizia belga.

Editoriali - di Marco Perduca - 9 Dicembre 2023

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Eva Kaili
Eva Kaili

Il 9 dicembre del 2022 Antonio Panzeri, Francesco Giorgi, Eva Kaili e Niccolò Figà-Talamanca sono stati arrestati nell’operazione divenuta nota mediaticamente col nome di Qatargate a cui la Procura federale di Bruxelles aveva dato il nome di “mani pulite”. L’accusa? Associazione per delinquere con finalità di riciclaggio di denaro e corruzione.

Stando a quanto dichiarato dal Procuratore responsabile dell’indagine, l’associazione era camuffata dal lavoro di due Ong, Fight impunity, fondata nel ‘19 da Panzeri e Non c’è pace senza giustizia, fondata da Marco Pannella e Emma Bonino nel ‘94; il denaro proveniva da Qatar, Marocco e Mauritania mentre la corruzione era volta a influenzare le decisioni del Parlamento europeo anche grazie alla presenza della vice-presidente Kaili e del suo compagno già assistente parlamentare di Panzeri e ora in forze a un altro eurodeputato del PD.

Di lì a qualche mese sarebbero stati arrestati e interrogati Marc Tarabella e Andrea Cozzolino – eurodeputati socialdemocratici. Tutti e sei i coinvolti sono tornati a casa: Figà-Talamanca liberato dopo due mesi senza condizioni, gli altri prima con braccialetto e poi senza, Kaili, Tarabella e Cozzolino partecipano ai lavori del Parlamento.

Secondo Politico.eu le indagini sarebbero iniziate nel 2018 incrociando movimenti di soldi con attività di lobby per attenuare le critiche al Qatar, dove si sarebbero tenuti i mondiali di calcio, non attaccare il Marocco, punto di partenza per migranti verso la Spagna e da anni in conflitto con l’Algeria per via del Sahara occidentale e aiutare la Mauritania a impedire che un militante anti-schiavista vincesse il premio Sakharov.

Malgrado in Belgio le procure non siano loquaci quanto le nostre, la sera del 9 dicembre le Soir, il maggior quotidiano belga, dettagliava le malefatte dei quattro sposando in toto il teorema del Procuratore Michel Claise dando il la a un’infamante campagna stampa che, incurante delle biografie dei coinvolti, li dichiarava già tutti responsabili di quanto accusati. Le poche informazioni che trapelavano facevano sapere che l’indagine sarebbe partita dal lavoro dei servizi segreti di cinque paesi tra cui alcuni extra-europei.

Nell’estate del 2022, Non c’è pace senza giustizia aveva invitato decine di eurodeputati alla presentazione del rapporto “Undue Influence” (Influenza indebita) prodotto dall’organizzazione “Diritto al diritto” che dettagliava nomi e modus operandi di eletti, personalità, funzionari, banche e associazioni che negli ultimi anni avevano messo in moto una campagna di pressione istituzionale per favorire gli Emirati arabi.

Lo stesso lavoro che la Procura di Bruxelles stava facendo sulla la lobby a favore di Qatar, Marocco e Mauritania era stato fatto da una ricercatrice indipendente e presentato pubblicamente in una seduta del Comitato diritti umani del Parlamento europeo (ospite d’onore Rula Jebreal) senza che nessuno se ne fosse interessato.

A metà dicembre, fonti vicine alle indagini lasciarono trapelare la partecipazione dei servizi emiratini all’inchiesta prevedendo presto sarebbero stati coinvolti eletti francesi e tedeschi (cosa mai accaduta).

Nella primavera scorsa, poco dopo la liberazione di Niccolò Figà-Talamanca, il quotidiano Domani, parte del Consorzio di giornalismo investigativo, ha pubblicato stralci di un documento che costruiva una “costellazione” di persone e organizzazioni attive per favorire il Qatar – e vicine alla Fratellanza musulmana -: tra gli italiani il sottoscritto e Figà-Talamanca sui quali l’agenzia di “consulenze” ALP Services aveva redatto un dossier per squalificarci di fronte a banche e istituti di credito internazionali.

Individuare negli Emirati la fonte di quanto poi è accaduto sarebbe agire come la Procura di Bruxelles, è infatti innegabile che a casa di Panzeri e Giorgi siano state trovate valigie piene di soldi (un milione e mezzo in tutto), ma approfondire quanto preparato dai servizi segreti prima di privare della libertà qualcuno, senza fargli neanche di conoscere i capi di imputazione, poteva esser (almeno) preso in considerazione.

Pochi giorni di “interrogatori” trasformarono Panzeri in un “pentito”, Dopo aver fatto qualche nome, l’ex eurodeputato firmò un accordo con Claise dettagliando qualche circostanza. Con una multa di 80.000 euro e l’accordo a passare un anno in carcere chiuse la faccenda per sé e la sua famiglia. A parte quelle confessioni, peraltro inutili, né la procura né i servizi avrebbero più prodotto niente, tant’è vero che Fight Impunity o Non c’è pace senza giustizia non sono state indagate.

Secondo una sorta di prassi belga, prima di un paio di mesi in galera non si è interrogabili, come tutte le prassi che si rispettino, alla vigilia del 60esimo giorno Figà-Talamanca è stato interrogato e immediatamente liberato. Kaili, la più importante dei tre rimasti in carcere e che si era sempre dichiarata estranea alla “associazione”, al quarto mese dopo l’interrogatorio è stata liberata con braccialetto.

Se con il passare del tempo non emergevano elementi che potessero consolidare, o chiarire, i capi di imputazione, l’allargamento dei coinvolti, in particolare il belga Tarabella, ha aperto un fronte di contro-offensiva. Grazie ad alcune ricerche dei legali dell’eurodeputato socialista si è scoperto che i figli del Procuratore Claise e dell’eurodeputata Marie Arena, che a più riprese era stata segnalata dalla stampa come molto vicina a Panzeri, erano partner in affari. Per evitare di danneggiare l’inchiesta con possibili conflitti d’interesse, a metà giugno il giudice Claise ha preferito lasciare le indagini.

Allo stesso tempo il team di avvocati di Kaili ha progressivamente messo in crisi il teorema dell’accusa facendo sì che dall’estate scorsa la “mani pulite” belga è sotto inchiesta per attività non corrispondenti al modo con cui un’indagine dovrebbe essere condotta – ivi compreso il coinvolgimento dei servizi -; starà alla Corte d’Appello di Bruxelles rilevare eventuali violazioni commesse durante la fase istruttoria.

Il 25 ottobre il CSM belga ha nominato il Procuratore federale Raphael Malagnini, responsabile fin dall’inizio delle indagini, revisore dei conti del lavoro a Liegi – non proprio una promozione.

Il 24 ottobre, dopo 10 mesi di indagini, l’Unione europea ha comunicato a Non c’è pace senza giustizia di “aver dimostrato la propria eleggibilità a rimanere nel Registro della Trasparenza” confermando che “non c’era stata alcuna violazione del Codice di Condotta dell’Ue”. Nel frattempo però la polizia belga ha sequestrato l’80% dei fondi a disposizione della Ong ipotecandone il futuro.

Poche ore dopo i quattro arresti, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola si riferì al “Qatargate” definendolo il più grave attacco alla democrazia europea; se uno scandalo c’è stato in buona parte ha riguardato l’amministrazione della giustizia di uno dei fondatori della Comunità europea e il modo in cui l’Europarlamento ha reagito piegandosi al populismo giustizialista. Sarà utile ricordarsene in un anno elettorale.

9 Dicembre 2023

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