Il rapporto choc

Ragazzi morti per un pugno di euro: la strage del lavoro minorile in Italia

Sono 74 i giovani che hanno perso la vita in incidenti sul lavoro tra il 2017 e il 2021: 67 di loro avevano un’età compresa tra i 15 e i 19 anni, mentre gli altri 7 erano under 14. E i lavoratori minorenni aumentano: +20mila nel 2022

Cronaca - di Umberto De Giovannangeli - 19 Giugno 2023 alle 16:55

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Ragazzi morti per un pugno di euro: la strage del lavoro minorile in Italia

Non sono numeri. Sono vite umane. Vite spezzate. Vite di ragazzi morti sul lavoro. In cinque anni, tra il 2017 e il 2021 sono stati 74 i ragazzi morti in incidenti sul lavoro. La maggior parte di loro, 67, aveva un’età compresa tra 15 e 19 anni, gli altri 7 meno di 14 gli infortuni con esito mortale per i minorenni sotto i 14 anni e 67 per la fascia di età 15-19 anni. Nello stesso arco di tempo le denunce di infortunio di minorenni sotto i 19 anni presentate all’Inail a livello nazionale sono state pari a 352.140.

In occasione della Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, l’Unicef Italia ha presentato il 1° rapporto statistico “Lavoro minorile in Italia: rischi, infortuni e sicurezza sui luoghi di lavoro”: nel 2022 sono 69.601 i lavoratori minorenni 15-17 anni, in aumento rispetto ai 51.845 del 2021 e ai 35.505 del 2020; la posizione di “dipendente” raccoglie la maggiore percentuale di lavoratori, seguita da “operai agricoli” e “voucher”; se invece osserviamo la fascia di età entro i 19 anni nel 2021 i lavoratori erano 310.258, in aumento rispetto ai 243.856 del 2020.

Nel periodo compreso tra il 2017 e il 2021 le denunce di infortunio di minorenni sotto i 19 anni presentate all’Inail a livello nazionale ammontano a 352.140 di cui: 223.262 per i minorenni fino a 14 anni (erano 31.857 nel 2021 e 18.534 nel) e 128.878 nella fascia di età 15-19 anni (erano 18.923 nel 2021 e 11.707 nel). Il rapporto esamina i dati sul lavoro minorile e gli infortuni da lavoro in Italia nel quinquennio 2017-2021, distribuiti per età, regione e genere ed è stato realizzato sulla base di dati elaborati a partire da report e database presenti su portali nazionali dell’Inail e dell’Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale (INPS).

Realizzato nell’ambito delle attività dell’Osservatorio Unicef per la prevenzione dei danni alla salute da lavoro minorile – coordinato dal Prof. Domenico Della Porta – è stato curato dal “Laboratorio di Sanità Pubblica per l’analisi dei bisogni di Salute delle Comunità” del Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria “Scuola Medica Salernitana”- Università degli Studi di Salerno-responsabile Scientifico: Prof. Francesco De Caro; funzionarie psicologhe: Dott.ssa Francesca Malatesta, Dott.ssa Nadia Pecoraro; con il contributo scientifico della Prof.ssa Giuseppina Cersosimo.

Il report è stato presentato nell’ambito delle “Officine Unicef”, durante l’incontro on line “Tutelare i diritti dei minorenni che lavorano”, alla presenza della Presidente dell’Unicef Italia Carmela Pace, del Coordinatore dell’Osservatorio Unicef per la prevenzione dei danni alla salute da lavoro minorile Domenico Della Porta, del Responsabile scientifico del citato Laboratorio Francesco De Caro e della Docente in Sociologia della Salute dell’Università degli Studi di Salerno Giuseppina Cersosimo.

“Proponiamo oggi una riflessione pubblica sui dati, grazie alla collaborazione avviata con l’Università di Salerno nell’ambito dell’Osservatorio Unicef per la prevenzione dei danni alla salute da lavoro minorile”- sottolinea Carmela Pace, Presidente dell’Unicef Italia – al fine di garantire un’attenzione particolare ai minorenni che lavorano, favorendo la diffusione di una cultura della prevenzione, nello scorso mese di febbraio abbiamo firmato un Protocollo con il Ministero del lavoro e delle Politiche sociali per unire le forze nel perseguimento di questo importante obiettivo. Già nel giugno 2022 avevamo dato vita all’Osservatorio Unicef per la prevenzione dei danni alla salute da lavoro minorile, proprio allo scopo di contrastare lo sfruttamento degli adolescenti e tutelare la legalità, a partire dalla realizzazione di studi, analisi e proposte da rivolgere alle Istituzioni competenti”

Altri Dati sul Rapporto

Lavoro Minorile – Le cinque regioni con il maggior numero di ragazzi fino a 19 anni occupati complessivamente nell’arco dei cinque anni presi in esame sono rispettivamente: Lombardia (240.252), Veneto (155.987), Emilia Romagna (134.694), Lazio (119.256) e Puglia (108.867).

Lavoro Minorile e Genere – Dei 310.287 minorenni fino a 19 anni coinvolti nel lavoro nel 2021, 193.138 sono maschi e 117.149 sono femmine – in aumento rispetto ai 154.194 maschi e le 89.674 femmine nel 2020.

Il maggiore impiego di lavoratori di sesso maschile entro i 19 anni rispetto a lavoratrici di sesso femminile, mostra la tendenza delle donne a essere più istruite degli uomini; il 65,3% delle donne ha almeno un diploma (rispetto al 60,1% degli uomini); le laureate arrivano al 23,1% (rispetto al 16,8% degli uomini) (Istat). Si può osservare che il divario di genere nel tasso di occupazione (55,7% contro 75,8%) si riduce al crescere del livello di istruzione (31,7 punti per i titoli bassi, 20,3 per i medi e 7,3 punti per gli alti) (Istat). Inoltre, per le giovani donne che decidono di abbandonare gli studi, ottenendo al più un titolo secondario inferiore, le possibilità di occupazione rispetto ai loro coetanei maschi sono di gran lunga minori (20,8% rispetto a 41,9%) (Istat).

•Denunce di Infortunio – Le regioni con le percentuali più elevate di denunce totali di infortunio nel quinquennio (-2021) dei lavoratori sotto i 19 anni sono: Lombardia (76.942), Emilia Romagna (40.000), Veneto (39.810) e Piemonte (31.997) che da sole ricoprono più del 50% delle denunce di infortunio nazionali.

•Infortuni con esito mortale – Tra il 2017 e il 2021 sono state 7 gli infortuni con esito mortale per i minorenni sotto i 14 anni e 67 per la fascia di età 15-19 anni. Sebbene il numero di denunce di infortunio sia stato maggiore nella fascia di età sotto i 14 anni, gli infortuni con esito mortale sono fortemente sbilanciati verso la fascia di età 15-19 anni. La Regione Veneto rappresenta la prima Regione per infortuni con esito mortale. Abruzzo, Basilicata, Sardegna, la Provincia autonoma di Trento e la Valle d’Aosta non registrano nessun infortunio con esito mortale nel quinquennio preso in esame.

La storia di Giuliano, Lorenzo, Giuseppe, Andrea, Sebastian…

Sedici settembre 2022. Un altro diciottenne, studente in stage lavorativo, si aggiunge alla terribile serie dei giovani morti in fabbrica. La tragedia è avvenuta nel pomeriggio, all’interno della Bc Service, un’azienda specializzata nella piegatura dei metalli che opera in via Volta, a Noventa di Piave (Venezia).

Pare che il ragazzo, Giuliano de Seta, si trovasse da solo nei pressi di un macchinario, quando una pesante lastra di ferro è scivolata da un cavalletto e l’ha preso in pieno agli arti inferiori. I colleghi dello stabilimento sono accorsi subito, capendo che l’infortunio era gravissimo. In pochi minuti è arrivata un’autoambulanza con i medici del Suem. Le fasi del soccorso sono state frenetiche, si è cercato di tutto di stabilizzare il giovane, per trasportarlo all’ospedale. Ma è stato inutile, lo stagista è spirato poco dopo. Una scena straziante, già vista purtroppo con ragazzi altre volte in questo 2022 che è stato un’ecatombe di incidenti mortali sul lavoro.

Il 18enne, residente a Ceggia (Venezia) frequentava la quinta in un istituto tecnico di Portogruaro. Come per tanti suoi coetanei, l’ingresso in azienda con un progetto di alternanza scuola-lavoro era un passaggio chiave per fare esperienze e presentarsi già pronto ad una eventuale assunzione, una volta terminata la scuola. Il fatto è successo verso le ore 17; il ragazzo era alle prese con un macchinario, forse voleva controllarne gli ingranaggi, quando all’improvviso la barra di metallo è caduta dal cavalletto. Un fatto del tutto simile è quello che era costato la vita nel gennaio 2022 a Lorenzo Parelli, 18 anni, al suo ultimo giorno di stage nell’ambito del progetto di alternanza scuola-lavoro, alla Burimec, un’azienda meccanica di Lauzacco, in Friuli.

Anche in quel caso, Lorenzo fu ucciso dal crollo di una putrella, che gli franò addosso. La morte dello stagista, la prima in ordine di tempo, lasciò sgomento il mondo politico e istituzionale italiano. Il presidente Sergio Mattarella inviò un messaggio di vicinanza alla famiglia, e nel corso di un discoro pubblico sottolineò che “non si possono più piangere morti assurde sul lavoro”. A febbraio 2022 nelle Marche, a Fermano, ci fu un altro incidente terribile. Qui morì un ragazzo appena 16enne, Giuseppe Lenoci. Il ragazzo era a bordo del furgone della ditta di termoidraulica in cui stava svolgendo lo stage. Doveva andare con un collega a sostituire una caldaia. Ma il furgone sbandò, usci di strada e Giuseppe Lemoci rimase ucciso all’istante.

Vite spezzate. Come quella di Andrea Soligo, operaio di 25 anni, morto sul lavoro, nel gennaio 2022, per essere caduto da una scala da un’altezza di 4 metri, alla Fen Impianti di Tezze sul Brenta. Lascia moglie e due figli piccoli. Vite spezzate. Come quella di Sebastian Galassi, rider 26enne, licenziato dalla società Glovo poiché che non aveva effettuato una consegna che gli era stata affidata. Un messaggio freddo sull’app, di quelli pre-impostati e automatici, l’ha informato che il rapporto di lavoro era terminato.

Ma il ragazzo quel messaggio non l’ha mai letto, ci hanno pensato i familiari a diffonderlo. Il 26enne è morto in un incidente stradale a Firenze, la sera dell’1 ottobre 2022, proprio mentre effettuava quell’ultima consegna. L’azienda si è scusata, ha detto che quel messaggio è stato un errore. Di certo non è un “errore”, ma uno sfruttamento pianificato quello che regola la gig economy. Così in Italia si continua a morire sul lavoro.

19 Giugno 2023

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