Parla l'ex premier

“Probabilmente aveva ragione a ritenersi perseguitato dai giudici”, l’addio di D’Alema a Berlusconi

Politica - di Redazione - 14 Giugno 2023 alle 12:22

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“Probabilmente aveva ragione a ritenersi perseguitato dai giudici”, l’addio di D’Alema a Berlusconi

Un “avversario”, un “combattente” a cui, dopo la sua scomparsa, Massimo D’Alema riconosce una battaglia portata avanti per quasi 30 anni: quella contro la persecuzione della magistratura.

Probabilmente sì”, risponde infatti l’ex presidente del Consiglio e ministro degli Esteri a proposito di Silvio Berlusconi, il leader di Forza Italia scomparso lunedì all’età di 86 anni. Tema controverso, quello della giustizia, su cui D’Alema torna in una intervista al Corriere della Sera che ripercorre la lunga rivalità tra i due, dagli scontri elettorali ai patti saltati sulla Bicamerale del 1997.

Ma è sulla giustizia che D’Alema dà, almeno in parte, ragione alle istanze berlusconiane. Per l’ex leader dei Ds Berlusconi aveva “sollevato un problema reale” ma “declinandolo nel modo sbagliato”. Per l’ex premier infatti Berlusconi lo interpretò “come se ci fosse il complotto dei magistrati di sinistra contro di lui. In realtà quello che si era determinato nel nostro Paese era stato uno squilibrio nei rapporti tra poteri dello Stato, questa è la verità. L’indebolimento del sistema dei partiti ha lasciato campo a una crescita del potere “politico” della magistratura, che si è arrogata il compito di fare qualcosa di più che perseguire i reati, come per esempio vigilare sull’etica pubblica e promuovere il ricambio della classe dirigente. Il tema era il riequilibrio, non il complotto contro Berlusconi. E alla fine quel suo scontro con i giudici ha creato un clima nel quale non è stato possibile fare nessuna riforma”.

Quanto alla scomparsa del quattro volte presidente del Consiglio, D’Alema parla di Berlusconi come “un avversario, certo, ma un uomo capace anche di suscitare ammirazione e persino simpatia dal punto di vista umano”. Per questo evidenzia che il lutto nazionale deciso dal governo di Giorgia Meloninon credo che debba essere materia di polemiche”.

D’Alema torna al primo incontro con Berlusconi, quando Silvio era ancora un ‘semplice’ imprenditore. Era il 1992 e D’Alema era capogruppo alla Camera del Pds, con Montecitorio impegnato a discutere di un provvedimento che “stava molto a cuore” a Berlusconi. È quel punto che “Gianni Letta mi disse che Berlusconi avrebbe voluto incontrarmi. Ci vediamo in un ufficio di Fininvest a Roma, c’era anche Confalonieri. E Berlusconi fu bravissimo: per tutta la durata dell’incontro non fece mai riferimento alla legge che gli interessava”. Un colloquio in cui il Cavaliere disse di essere “colpito dalla “rara capacità” che avevo di spiegare la politica” e per questo gli propose di “fare qualcosa per noi”, ovvero di tenere un programma su Mediaset, circostanza ovviamente impossibile dato il ruolo di deputato di D’Alema.

Passano due anni, Berlusconi fonda Forza Italia e vince tra lo stupore le elezioni del 1994 proprio contro il Pds di Achille Occhetto, la “gioiosa macchina di guerra”. D’Alema racconta di aver capito “abbastanza presto” della sconfitta in arrivo, “anche perché vidi che buona parte dell’elettorato salentino del mio collegio di Gallipoli, tradizionalmente democristiano, stava slittando verso “il candidato di Berlusconi”, un esponente del Movimento sociale che in condizioni normali avrebbe preso il 5%”. Berlusconi, racconta D’Alema, “era riuscito a mobilitare il corpo profondo del moderatismo italiano contro “il pericolo comunista””.

II suo successo fu, secondo l’ex leader dei Ds, quello di “essere riuscito a catalizzare il voto conservatore e a riempire il vuoto lasciato dalla caduta del Caf (Craxi, Andreotti, Forlani, ndr). Nel nome dell’anticomunismo ma anche presentandosi come “il nuovo” contro la vecchia politica dei partiti. Una miscela geniale di tradizione e innovazione”.

L’ultima volta per un faccia a faccia, spiega infine D’Alema, è stato nel 2015 a casa di amici comuni. D’Alema spiega al Corriere che in quel periodo “c’erano le elezioni del presidente della Repubblica. Gli dissi che per noi della minoranza del Pd andavano bene Mattarella e Amato. “Massimo, guardi, io preferisco Amato”, mi rispose. Poi andò da Renzi a dire che Amato andava bene anche a me e fu la fine di quella candidatura”.

di: Redazione - 14 Giugno 2023

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