Le dichiarazioni del ministro

L’ingenuità disarmante di Nordio: vuole mettere la museruola a giudici e politici

Giustizia - di Astolfo Di Amato - 30 Maggio 2023

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L’ingenuità disarmante di Nordio: vuole mettere la museruola a giudici e politici

Il ministro Nordio è intervenuto, venerdì 27 maggio, al Festival dell’Economia di Trento. Tra l’altro, ha affermato: “Non esiste da parte del magistrato né il diritto creativo, ovvero di interpretare le leggi come gli pare sostituendosi al legislatore, né il diritto di criticare il merito delle leggi a meno che non si riconosca al politico il diritto di criticare le sentenze, e questo non andrebbe bene né in un senso né in un altro”. Una dichiarazione del genere è semplicemente disarmante per la ingenua semplicità che la contraddistingue di fronte alla complessità dei fenomeni e rapporti, cui si riferisce.

Sul Giudice che nella realtà non può che essere “creatore” della legge del caso concreto esiste ormai una pubblicistica vastissima. Già il fatto che si sia in presenza di una pluralità delle fonti normative, dalle quali trarre la regola del caso concreto, impedisce di concepire il Giudice come una mera “bocca della legge”. Basta pensare che il Magistrato italiano è chiamato ad applicare le leggi nazionali, quelle regionali, le norme di diritto europeo, le convenzioni internazionali, le convenzioni sui diritti fondamentali. Si tratta di complessi normativi non sempre coerenti tra loro e che anzi, spesso, sono articolati facendo riferimento a valori diversi.

A questo si aggiunge che frequentemente la stessa legislazione nazionale non solo è incoerente, ma giunge ad affidare al Giudice formule vuote, il cui contenuto deve essere riempito proprio in sede giudiziaria: si pensi ai concetti di giusta causa o di giustificato motivo come causa di licenziamento. Di fronte ad una situazione del genere, la conclusione non può che essere del tutto diversa da quella del ministro Nordio. Il Giudice è necessariamente “creatore” della norma del caso concreto. Gli si può solo chiedere di condurre questa opera di “creazione” attraverso un processo ricostruttivo, che sia ragionevole e rispettoso dei principi dell’ordinamento e che non sconfini nell’arbitrio o nella violenta affermazione della propria opinione soggettiva.

La seconda affermazione di Nordio, e che cioè il Magistrato non sarebbe legittimato a criticare il merito delle leggi e che a loro volta i Politici non sarebbero legittimati a criticare le sentenze, è egualmente lontana dalla realtà. Bisogna ricordare, in proposito, che, sia pure nell’ambito di opinioni non perfettamente coincidenti, per cultura si intende il “complesso delle istituzioni sociali, politiche ed economiche, delle attività artistiche e scientifiche, delle manifestazioni spirituali e religiose che caratterizzano la vita di una determinata società in un dato momento storico” (così, ad esempio, nell’Enciclopedia Treccani).

È evidente che si tratta di un corpo vivo nel quale le varie componenti reagiscono l’una sull’altra, determinando quella evoluzione, che finisce con l’essere il cuore della evoluzione dell’umanità. Ed è altrettanto evidente che elementi centrali di quel corpo vivo sono sia la politica e sia il diritto, nella sua dimensione sia astratta quale risulta dalle norme e sia concreta quale risulta dalla applicazione che ne viene fatta nelle aule giudiziarie. Immaginare che in quel processo, anche caotico, di evoluzione della cultura, processo nel quale le varie componenti reagiscono tra di loro in modo continuo, sia opportuno mettere la museruola proprio a due dei protagonisti principali di quel divenire, cioè Magistrati e Politici, significa avere una visione statica del mondo.

Significa, ancora, ignorare i profondi processi di trasformazione in atto, che rendono inevitabile una partecipazione corale ed esplicita dell’intera collettività e, nell’ambito di essa, delle componenti protagoniste di quella trasformazione. A questo si deve aggiungere che il diritto di esprimere liberamente le proprie opinioni è garantito non solo dalla Costituzione repubblicana, ma anche da tutte le Convenzioni internazionali sui diritti fondamentali. Non si comprende, allora, come possa immaginarsi che un diritto fondamentale possa, rispetto ai Magistrati e ai Politici, essere compresso per motivi di opportunità.

Cosa diversa, tuttavia, è quando il Magistrato non si limita ad esprimere la sua opinione, ma, sfruttando la posizione che ha nella società e talvolta avvalendosi anche del potere di decidere le controversie, si fa guida dei movimenti contro il merito di alcune norme, ponendosi in quel caso come vertice politico. Allora sì che si verifica una confusione di ruoli, che rischia di essere esiziale per la democrazia. Egualmente incomprensibile è, poi, anche la pretesa che i Politici si astengano dal criticare le sentenze. Proprio coloro, che dovrebbero avere un ruolo centrale nel guidare i processi evolutivi della società, dovrebbero astenersi dal valutare l’impatto, che può esplicare una componente fondamentale di tale evoluzione, e cioè le sentenze!

Il ministro Nordio è persona di grande cultura e di grande esperienza, che non può non essere pienamente a conoscenza della complessità dei rapporti e dei processi, su cui si è espresso. Probabilmente è stato condizionato, nelle frasi che ha pronunciato, da alcuni eccessi, che hanno visto i Magistrati competere con le forze politiche sul terreno squisitamente politico di guida della collettività, e perciò non di loro competenza. La soluzione, tuttavia, non può essere né il Giudice “bocca della legge”, né la negazione, per i Magistrati e per i Politici, del diritto di esprimere liberamente la propria opinione.

30 Maggio 2023

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