La proposta

Un nuovo ordine per una pace giusta

Esteri - di Antonello Falomi - 28 Maggio 2023

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Un nuovo ordine per una pace giusta

La proposta di Achille Occhetto lanciata dalle pagine dell’Unità per tentare di uscire dal vicolo cieco in cui sembra essersi impantanata ogni iniziativa di pace in Ucraina, merita un approfondimento e un forte rilancio. Occhetto propone a tutte le sinistre di mettere da parte, almeno per un anno, le diatribe sull’invio delle armi all’Ucraina per concentrarsi sulla costruzione di una comune visione del nuovo ordine mondiale entro cui assicurare una pace giusta all’Ucraina e garantire a tutti gli attori internazionali la propria sicurezza. Ciò richiede, come giustamente sottolinea Occhetto, una capacità di mettersi nei panni di tutte le parti per rispondere ai bisogni di sicurezza di ciascuno di essi.

La costruzione di un nuovo ordine internazionale, multipolare e cooperativo presuppone che nei rapporti tra gli Stati si radichi un clima di fiducia reciproca, che vengano messe da parte le furbizie tattiche dietro le quali si nascondono le vecchie logiche e che la pace sia affidata alle politiche di disarmo e non all’escalation delle spese militari. Esattamente il contrario di quanto si sta facendo nella crisi ucraina di cui viene data una lettura ultra semplificata e molto spesso propagandistica. Le responsabilità di Putin in questa crisi sono chiare ed evidenti, ma gli USA e l’Europa non sono innocenti. Se non si parte dall’idea che i torti e le ragioni non stanno da una sola parte, è impossibile costruire il clima di fiducia senza il quale non può esistere un nuovo ordine internazionale.

La parte non piccola di responsabilità dell’Occidente a guida americana sta nel non aver voluto cogliere a suo tempo la straordinaria opportunità di cambiamento nelle relazioni internazionali offerta dall’URSS guidata da Gorbaciov. Lo scioglimento del Patto di Varsavia, la drastica autoriduzione del proprio armamento e delle proprie testate nucleari, il Trattato INF che vietava i missili balistici a medio e corto raggio in Europa, gettarono concretamente le basi per un nuovo inizio nelle relazioni internazionali. Si poteva finalmente mettere fine alla logica e alla pratica della guerra fredda. Gli USA, seguiti da una titubante Europa, fecero la scelta opposta. Nella convinzione di essere i soli vincitori della guerra fredda, scelsero di rilanciare, rafforzare ed estendere la Nato, imposero al perdente condizioni politiche ed economiche umilianti, utili soltanto alla logica dell’unipolarismo a stelle e strisce.

Tra Gorbaciov e Yeltsin scelsero di sostenere Yeltsin. Tra la proposta Gorbacioviana di un’economia mista e di un mercato socialmente orientato, il Fondo monetario internazionale e il Tesoro americano spinsero per una privatizzazione selvaggia che gettò le basi per il saccheggio degli oligarchi. Anche sul piano politico-istituzionale la scelta di appoggiare Yeltsin contro Gorbaciov fu devastante. Nonostante il referendum del 17 marzo 1991, in cui l’89% dei votanti si espressero a favore del mantenimento, sia pure in forma rinnovata dell’Unione, l’America spinse a favore delle tesi disgregatrici e separatiste dell’Unione Sovietica. La prudenza iniziale del presidente Bush che alla vigilia del referendum del 1991 in Ucraina per il distacco dall’URSS parlò a Kiev di “nazionalismo suicida” fu violentemente attaccata dal New York Times che derise le osservazioni di Bush come il discorso “Pollo alla Kiev”.

Da lì prese avvio una inversione di rotta che portò ad una aggressiva espansione della Nato a Est, nonostante le promesse fatte al momento della riunificazione della Germania. Fatte le debite proporzioni e mutando ciò che deve essere mutato, le classi dirigenti americane ed europee si sono comportate con la stessa mancanza di lungimiranza dei vincitori della prima guerra mondiale che, con la pace di Versailles, suscitarono nel popolo tedesco quel profondo risentimento su cui fece leva Hitler per conquistare il potere. Evidentemente USA ed Europa non hanno tratto alcuna lezione dalle parole di Franklin Delano Roosevelt che nel 1941, forte degli insegnamenti di John Maynard Keynes, mise in guardia dall’accettazione di un mondo come quello del dopoguerra degli anni Venti in cui i semi dell’hitlerismo furono piantati e fatti crescere.

Putin, che solo una propaganda bellicista può raccontare come un novello Hitler, è in gran parte una creatura del risentimento nazionalista creato dalla scarsa lungimiranza delle classi dirigenti occidentali a trazione americana. L’invasione russa dell’Ucraina è solo l’altra faccia dell’unipolarismo americano che ha caratterizzato il mondo dopo la fine dell’Unione Sovietica. Solo se si è consapevoli di ciò si può andare oltre la vecchia logica del confronto Est-Ovest e oltre la logica attuale dell’unipolarismo americano. Si tratta di logiche che il mondo mostra di non sopportare più. Se si vuole costruire un altro ordine internazionale, la guerra feroce in corso tra Russia e Ucraina non può essere messa tra parentesi, perché dal modo con cui si concluderà dipenderà l’ordine mondiale futuro. Se sarà la soluzione militare a risolvere la guerra, si creeranno soltanto le premesse di nuove guerre. Solo una soluzione politica ispirata ai principi che noi vogliamo mettere alla base di un nuovo ordine internazionale può dare la risposta giusta. Tra questi principi c’è sicuramente quello già sancito da tempo dall’OSCE secondo cui “ la sicurezza di  ogni Stato partecipante è indissolubilmente legata a quella di tutti gli altri…Gli Stati non rafforzano la propria sicurezza a scapito degli altri.”

28 Maggio 2023

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