La Commissione Antimafia

Pd sull’Aventino per Colosimo: che sbaglio la gogna per quell’episodio con Ciavardini

Giustizia - di Tiziana Maiolo - 24 Maggio 2023 alle 16:46 AGGIORNATO IL 25 Maggio 2023 alle 10:01

Pd sull’Aventino per Colosimo: che sbaglio la gogna per quell’episodio con Ciavardini

Chiara Colosimo è stata eletta alla presidenza della Commissione Bicamerale Antimafia. La premier Giorgia Meloni ha tenuto duro sul nome della candidata, senza lasciarla azzoppare dalla piccola gogna di un piccolo episodio di vicinanza a Luigi Ciavardini, ex terrorista dei Nar pluricondannato e oggi dedito al reinserimento di detenuti. Una prova di forza più di appartenenza politica che non di rivendicazione culturale sul significato e il ruolo della Commissione. Che dovrà essere diversa, in anni in cui è cambiato il mondo intero anche la stessa fisionomia delle mafie e del terrorismo. E ha sbagliato il Pd (e in seguito anche Avs) che con Walter Verini, che sarà capogruppo, si è accodato alla decisione di Giuseppe Conte di far allontanare dall’aula i rappresentanti del suo partito in segno di protesta per il mancato cambiamento della candidata. La quale non sarà misurata nelle proprie scelte sul tasso di antifascismo o antimafiosità, che del resto non avrà difficoltà a dimostrare ogni giorno. Ma da come, per esempio, si rapporterà a uno dei suoi due vice, il deputato Federico Cafiero de Raho, ex presidente nazionale “antimafia”, eletto nel Movimento cinque stelle.

Hic Rhodus, hic salta, abbiamo scritto nei giorno scorsi, nel fare i nostri auguri di buon lavoro a Chiara Colosimo, di cui abbiamo difeso il diritto ad accedere a un ruolo così importante e così delicato. Perché avevamo inteso l’insidia di quella candidatura, proposta da un altro ex procuratore di peso come Giancarlo Caselli, che, se pur da alternativa sia diventata complementare, sarà imponente come una montagna. Considerata importante, prima di tutto, dai 13 deputati e senatori di opposizione che lo hanno votato, abbandonando quell’Aventino un po’ bislacco e rientrando furbescamente nell’aula. Così attirandosi anche l’epiteto di “inciucisti”, dal momento che il Pd ha anche portato a casa un segretario di presidenza (Anthony Barbagallo, affiancato da Antonio Iannone di FdI), da parte di Raffaella Paita di Italia Viva. I cui rappresentanti, insieme ai cugini di Azione, hanno potuto far bella figura votando una propria candidata, Dafne Musolino di “Sud chiama Nord”.

Vien da chiedersi – ma il problema è se Giorgia Meloni, e Chiara Colosimo di conseguenza se lo porranno – se quella candidatura e quell’elezione del vicepresidente di minoranza siano state opportune. Come ci insegnano sempre quelli che la sanno lunga, il problema non è di incompatibilità, ma di inopportunità. Veramente non crea nessun imbarazzo il fatto che colui che nella sua veste di numero uno “dell’antimafia” nazionale ha dato indirizzi alle procure e alle inchieste di tutta Italia, oggi sieda in una commissione parlamentare che ha tra i propri compiti proprio quello di verificare in che modo quegli stessi procuratori applicano le leggi? Un’altra cosa che ci spiegano sempre quelli che la sanno lunga, è che se le toghe negli ultimi trent’anni hanno travalicato il proprio ruolo, che non è come alcuni di loro dicono quello del controllo di legalità ma quello di trovare i responsabili dei reati, la responsabilità è della politica, perché ha “lasciato un vuoto”. Il che è vero solo in parte. Perché solo i malfattori entrano nelle case altrui solo perché la porta non era blindata. Gli altri semmai almeno suonano il campanello. Fuor di metafora, si poteva trovare una soluzione politica, fin dal 1993. Invece di continuare a umiliare la debolezza oggettiva di alcuni partiti, e addirittura di insultare con l’invenzione della “trattativa” con la mafia.

Ecco che siamo arrivati al punto. La storia di questi trent’anni. E il timore per il futuro che quell’occupazione abusiva continui e si estenda allo stesso mondo della politica, il Parlamento. Ci confortano due riflessioni. La prima, con l’ottimismo della volontà, è la speranza che Chiara Colosimo, proprio perché è giovane (anche se sappiamo che ha una lunga esperienza politica) e ieri ha compiuto il suo dovere, nel giorno dell’anniversario della bomba di Capaci, appellandosi al sacrificio di Falcone e anche a quello di Borsellino, abbia la forza di presentarsi come una lavagna ancora pulita, su cui ancora scrivere. Con l’animo sgombro di tutta la retorica che un certo mondo dell’”antimafia” ci ha propinato in questi anni. Prima di avere la tentazione di un’adesione passiva a quel mondo, si ricordi sempre di quel che hanno cercato di farle per un’ innocua foto. Non c’era innocenza, in quella piccola gogna. Ora lei quel mondo lo ha in casa, al proprio fianco, con tutto il peso di un’esperienza che per forza di cose lei non può ancora avere.

La seconda riflessione riguarda la speranza di poter contare, come a volte succede, su qualche singolo deputato o senatore, che sieda in commissione con l’animo sgombro. Altre lavagne pulite. L’altro vicepresidente della commissione, per esempio, Mauro D’Attis, deputato di Forza Italia, il partito che prima e più di ogni altro ha avuto nei diritti, le garanzie e le regole, la stella polare della propria attività politica. Su di lui, che è anche uomo del sud, e sul capogruppo dello stesso partito Pietro Pittalis, un avvocato sardo molto attivo nell’attività riformatrice, forse la presidente potrà contare. Ma anche, lo speriamo, su ogni altro deputato e senatore degli altri partiti, di maggioranza e di opposizione, che sappiano mostrarsi lontani dalla retorica vuota del dire “Paolo e Giovanni” per poi fare il contrario di quel che facevano loro. Se non sarà così, l’Antimafia parlamentare sarà la solita scatola vuota e utile solo a erogare denaro e consulenze ai soliti. Quelli che nel nome dell’”antimafia” erano i veri nemici di Falcone e Borsellino.

24 Maggio 2023

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