L'indagine

L’omofobia fondativa della destra al governo

Domani è la giornata internazionale contro l'omo, la bi e la transfobia. Diritti: occasione che Schlein sta cogliendo per il Dna di un nuovo PD

Politica - di Angela Azzaro - 16 Maggio 2023 alle 11:55 AGGIORNATO IL 16 Maggio 2023 alle 14:16

Manifestazione a Milano
Manifestazione a Milano

Un’indagine dell’Istat e dell’ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar) resa nota ieri ci racconta come, su un campione di 1200 persone, il 41,4% ritiene che nel mondo del lavoro essere bisessuale o omosessuale sia uno svantaggio. Il 91% si sente abbastanza o molto discriminato. E 8 su 10 hanno subito micro aggressioni per l’orientamento sessuale. Sono alcuni dei numeri che leggeremo in questi giorni in occasione (il 17 maggio) della giornata internazionale contro l’omo, la bi, la transfobia. Oltre i numeri, ci sono i fatti. E sono fatti che ci portano a dire che per il nostro Paese sono giorni tristi, drammatici, perché con il governo Meloni l’omofobia è istituzionalizzata, è diventata una delle modalità con cui governare.

L’Europa ormai ci considera alla stregua di Polonia e Ungheria: i richiami sono già arrivati e continueranno ad arrivare in particolare sulla trascrizione dei figli delle coppie omogenitoriali. L’omofobia del governo Meloni non è un elemento residuale, è un elemento strutturale, fondativo: è uno dei temi con cui questa nuova destra attinge al suo passato per riscrivere la Costituzione formale e sostanziale. La Repubblica a-fascista e non più antifascista a cui sta lavorando il governo – il vero obiettivo delle cosiddette riforme istituzionali – si regge anche sulla discriminazione della comunità lgbtqia+: sulle persone, sulle loro vite, sui loro figli, sul loro futuro. Si attacca loro per attaccare l’idea stessa di uguaglianza e di libertà, per creare una società fondata sulla discriminazione.

Battersi contro l’omofobia diventa non solo la difesa dei diritti di gay, lesbiche, transgender, ma la difesa della Costituzione antifascista, la difesa di una idea aperta, inclusiva della società. Le culture che i movimenti rappresentano sono portatrici di una radicalità che, se raccolta, può essere l’occasione reale per riscrivere il Dna della sinistra. Non basta giustapporre una storia a un’altra. Il movimento lgbtqia+, insieme ad alcuni femminismi chiede di costruire un nuovo alfabeto della sinistra. Le contraddizioni sono molteplici: quella di classe, quella di genere, quella di orientamento sessuale, quella di provenienza (paese di origine), quella ambientale. Il soggetto è così descritto nella sua complessità: un soggetto che si impone anche per le scelte che compie rispetto al suo corpo e agli affetti. Non c’è una famiglia, ci sono le famiglie, ci sono molteplici relazioni che chiedono gli stessi diritti e chiedono anche una nuova agenda per la sinistra.

Finora non è andata così. Il tema dei diritti civili è sempre stato vissuto come un di più, un’aggiunta. La destra ha provato a dire il contrario, accusando la sinistra di aver prestato attenzione solo alle unioni civili, dimenticando la questione lavoro e i poveri. Semmai ha dimenticato tutti e due, ma non ha dato certo la centralità dovuta alle soggettività e alle culture lgbtqia+. Elly Schlein e la sua segreteria, ad iniziare da Alessandro Zan, hanno impresso da questo punto di vista una svolta: attenzione a quel mondo, ma non solo. L’impressione sempre più forte è quella di una contaminazione vera, di un intreccio che da una parte contrasta l’avanzata reazionaria della destra e dall’altra propone una idea diversa di società. Una strada obbligata anche per fermare la restaurazione perseguita con accanimento da Giorgia Meloni e dalla sua maggioranza di destra-destra.

16 Maggio 2023

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