La ricorrenza

Giornata mondiale contro l’Omotransfobia, perché si celebra il 17 maggio in tutto il mondo

Curiosità - di Redazione Web - 15 Maggio 2023 alle 13:20

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Giornata mondiale contro l’Omotransfobia, perché si celebra il 17 maggio in tutto il mondo

E pensare l’omosessualità era considerata una malattia perfino dall’Oms, l’Organizzazione Mondiale della Sanità. Dal 17 maggio del 1990 non è più così e dal 2004 il 17 maggio di ogni anno si celebra in tutto il mondo – 130 i Paesi che hanno riconosciuto l’appuntamento – la IDAHOBIT, ovvero l’International Day Against Homophobia, Biphobia, Transphobia. Che in italiano si traduce come la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia. L’omosessualità si trovava nella lista delle malattie mentali nella classificazione internazionale delle malattie.

A far partire l’iniziativa fu lo scrittore e attivista LGBTQI+, Louis-Georges Tin, curatore del Dictionnarie de l’homophobie, per sensibilizzare sul tema delle violenze e delle discriminazioni subite dalla comunità LGBTQI+ in tutto il mondo. La commemorazione è stata istituita nel 2004 dal Comitato Internazionale per la Giornata contro l’Omofobia e la Transfobia per sensibilizzare sul tema delle violenze e delle discriminazioni subite dalla comunità LGBTQI+. La Risoluzione del Parlamento europeo sull’omofobia in Europa è stata adottata invece nel 2007. All’articolo 8 si legge l’invito a “tutti gli Stati membri a proporre leggi che superino le discriminazioni subite da coppie dello stesso sesso e chiede alla Commissione di presentare proposte per garantire che il principio del riconoscimento reciproco sia applicato anche in questo settore al fine di garantire la libertà di circolazione per tutte le persone nell’Unione europea senza discriminazioni”.

La giornata si celebra in Italia dal 2008. Il 17 maggio di quell’anno Marcella Di Folco fu ricevuta dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Folco era stata la prima donna transgender al mondo a ricoprire una carica pubblica – era stata eletta al consiglio comunale di Bologna. Da quel giorno il Capo dello Stato riceve puntualmente rappresentanti di associazioni LGBTQAI+ e tiene un discorso sul tema.

Gay Center aveva diffuso dei dati nel 2022 secondo cui l’anno precedente erano stati registrati 50 casi di discriminazione e violenza al giorno. Dato in aumento nell’ultimo anno di circa il 9%. Secondo la rilevazione Istat-Unar sulle discriminazioni lavorative nei confronti delle persone LGBTQI+ nel biennio 2020-2021 sono soprattutto gli uomini omosessuali a essere vittime di offese e aggressioni fisiche sul posto di lavoro mentre fuori dal mondo professionale sono le donne a subire più episodi di discriminazione. Calunnie, derisioni, offese: il 21,5% delle donne omosessuali e bisessuali ha dichiarato di aver vissuto un clima ostile sul posto di lavoro a fronte del 20,4% degli uomini. Principalmente nelle regioni del Sud Italia, 22,6%. Spesso le aggressioni e le discriminazioni non vengono raccontate o denunciate dalle vittime. Oltre il 68,2% dei partecipanti alla rilevazione ha detto di aver evitato di scambiarsi effusioni con il partner in pubblico per paura di essere aggredito, minacciato o molestato. A temere rimostranze sono più che altro gli uomini (69,7%), ma anche per le donne la percentuale rimane elevata (65,0%).

Il rapporto Ilga World (International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association) diffuso a fine 2020 riportava che ancora 69 Stati membri delle Nazioni Unite continuano a criminalizzare atti sessuali omosessuali consensuali tra adulti. 31 Paesi in Africa e 21 in Asia. In 6 Stati membri delle Nazioni Unite, la pena di morte è la pena legalmente prescritta per atti sessuali omosessuali consensuali: Brunei, Iran, Mauritania, Nigeria (solo 12 Stati del nord), Arabia Saudita e Yemen. Mancano prove certe sulla pena capitale per almeno altri cinque Stati: Afghanistan, Pakistan, Qatar, Somalia ed Emirati Arabi Uniti.

15 Maggio 2023

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