Non riesce il colpo grosso

Il filotto mancato di Giorgia Meloni: perde a Brescia e anche la scommessa di prendersi Ancona al primo turno

Politica - di Angela Nocioni - 16 Maggio 2023

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Il filotto mancato di Giorgia Meloni: perde a Brescia e anche la scommessa di prendersi Ancona al primo turno

Niente da fare, a Giorgia Meloni il colpo grosso a Brescia non è riuscito. Per asfaltare Elly Schlein era necessario prendersi Brescia al primo test elettorale. E invece no, il colpaccio della destra non c’è stato. Questo sembrerebbe perlomeno dai risultati delle prime schede scrutinate.

Se l’esito finale del voto delle comunali dovesse confermare le prime percentuali uscite, parrebbe proprio che chiudere la campagna elettorale in pompa magna in città, con Salvini e Tajani amorevolissimi sul palco, non sia bastato alla presidente del Consiglio per strappare la Leonessa d’Italia al centrosinistra. Laura Castelletti, vice del sindaco uscente – presentata da Partito democratico, Terzo Polo e varie liste civiche – a metà scrutinio sfiora il 55%. La destra, con Rolfi, è ferma al 41,6.

E anche il sogno di vincere per la prima volta e subito ad Ancona s’è infranto. La destra di governo non può brindare sulle Marche conquistate. La regione è melonizzata, sì, ma non del tutto. Ancona va al ballottaggio. Nemmeno quella frasaccia fatta rotolare giù dalla presidente del Consiglio in chiusura di campagna («Governo e regione sono una filiera che funziona. Manca solo Ancona…») ha prodotto l’esito sperato. Silvetti, destra, è in vantaggio su Simonelli del centrosinistra di 5 punti. La città va al ballottaggio. Ciao ciao al filotto agognato. L’unica vittoria schiacciante della destra è a Latina, ma non è una sorpresa. La (commissariata) Latina è andata con il 70% al primo turno. In ballo c’è Pisa, lì la destra è in netto vantaggio.

La Meloni non fa filotto, ma alla Schlein poteva anche andare meglio. Sarebbe potuta ieri sera uscire raggiante e dire: ci siamo ripresi la Toscana. Invece si deve mettere a lavorare sodo per il secondo turno. E’ questo il risultato del Pd: va al ballottaggio quasi ovunque. Non s’è ripreso Pisa, Siena e Massa, ma può ancora tentare di vincere tra due settimane. A Pisa, in serata, il centrodestra era in netto vantaggio. A Vicenza, dove Giacomo Possamai è al 46,7% con tre punti di vantaggio sul contendente, al secondo turno la vittoria è facile.

Caso a parte Massa: Giorgia Meloni lì ha puntato, da sola, su Marco Guidi che si è fermato al 20%. Il sindaco uscente Francesco Persiani, non gradito a Fratelli d’Italia, ma sostenuto da Forza Italia e Lega, va al ballottaggio con 3 punti di vantaggio su Ricci del centrosinistra.

A Siena il Pd s’è presentato insieme soltanto a Sinistra italiana candidando Anna Ferretti che va al ballottaggio con più del 40% dei voti a una distanza di 15 punti dalla candidata di destra. Lì i Cinque stelle sono andati per conto loro, Italia Viva da sola e Azione pure: ciascuno per sé. La destra era inizialmente preparata a sostenere un unico candidato, Emanuele Montomoli, il quale però quando ha fatto sapere d’appartenere alla massoneria ha scatenato un fuggi fuggi. Scaricato dai meloniani, a seguire è stato abbandonato anche da Lega e Forza Italia.

Ad Imperia trionfo personale di Claudio Scajola. Ha vinto al primo turno con oltre il 62%, ha doppiato i suoi avversari, dopo aver vinto tempo fa la battaglia vera: convincere la destra di governo a puntare su di lui. Inizialmente il candidato meloniano era Luciano Zarbano, colonnello dei carabinieri, illuso che FdI avrebbe portato a lui anche i voti di Forza Italia e Lega. E invece Scajola, per la prima volta eletto sindaco ad Imperia nel 1982, con la Dc, s’è alzato dal tavolo della candidature portandosi dietro tutta la destra. Zarbano è rimasto da solo con una lista civica, il centrosinistra ha presentato il commissario di polizia Ivan Bracco (che su Scajola ha indagato in sei inchieste giudiziarie in un decennio). E Scajola ha vinto subito.

Impossibile una analisi seria dei risultati definitivi, quando ci saranno, senza avere davanti la mappa delle alleanze. E lì bisogna mettercisi di santa pazienza. Perché se la destra s’è presentata unita quasi ovunque, per ricostruire come s’è presentato il Pd agli elettori bisogna mettere insieme molti pezzi sparsi. Piddini alleati con Sinistra italiana ma senza Europa verde a Siena, con Europa verde e Sinistra italiana a Terni e Massa. Con Europa verde e basta a Treviso. Con i Cinque stelle a Teramo, a Latina (commissariata), e a Brindisi (dove i Cinque stelle hanno puntato tutto). Con Sinistra italiana, Cinque stelle ed Europa verde a Pisa. Con il Terzo Polo insieme a Sinistra italiana, a +Europa e a Europa verde a Brescia. Idem a Vicenza, ma senza +Europa.

16 Maggio 2023

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